Ansa
Lettere al direttore
Buttarla in caciara rischia di far perdere il Sì al referendum
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Nel video amatoriale di un giovane esponente del Pd di Ancona, diffuso a tradimento nel 2017, mentre l’autore era in lizza per la segreteria provinciale dei giovani dem, ma realizzato tre anni prima, un fantomatico profumo trasformava in gay qualsiasi maschio lo usasse. Pura goliardia, fu l’imbarazzata giustificazione, mentre nel partito e fuori dilagavano grandi proteste e relative richieste di pentimenti, sconfessioni, scuse e abiure. Dalla farsa alla tragedia. I giovani dem di Bergamo che portano in piazza lo slogan “meglio maiale che sionista”, con tanto di disegno degno della rivista nazista antisemita Der Stürmer, hanno di malavoglia eliminato dai loro social quell’immagine dopo la protesta di Emanuele Fiano, ma rivendicano l’idea che c’è dietro: “L’antisionismo non è antisemitismo”, proclamava ancora ieri il loro segretario. Non si tratta di ignoranza, come spera Fiano. Basta consultare un dizionario per sapere che sionista significa sostenitore dell’esistenza di uno stato ebraico. Né ignoranza né deficit cognitivo: i giovani dem di Bergamo sognano la fine dello stato di Israele, sulla scia di Hamas e degli ayatollah.
Nicoletta Tiliacos
Al direttore - L’iconico motto olimpico recita: “Citius, altius, fortius”. Lo coniò nel 1891 Henri Didon, un sacerdote domenicano francese appassionato di sport. Colpito dalla forza delle tre parole, il suo amico Pierre de Coubertin lo fece subito suo. Il loro senso è questo: “Citius” non significa solo correre più velocemente, ma anche con metodo e acume; “altius” non significa solo puntare in alto nei risultati, ma anche elevarsi spiritualmente e mentalmente rispettando i valori di lealtà e correttezza; “fortius”, infine, non significa solo più forte dal punto di vista fisico, ma anche da quello morale (nel 2021, durante il Covid, è stato aggiunto “communiter”, cioè insieme). Caro Cerasa, ci stavo riflettendo. Pensi che miracolo sarebbe se il motto olimpico diventasse d’incanto la bussola degli atleti del No alla riforma Nordio. Ma io ai miracoli non ci credo. Beninteso, anche qualche atleta del Sì talvolta zoppica. Ma in questo caso è lecito confidare in una pronta guarigione. Perché, fuor di metafora, la politicizzazione della campagna referendaria giova unicamente ai suoi manipolatori, ovvero alla caciara antifascista e della svolta autoritaria.
Michele Magno
La politicizzazione di un referendum è inevitabile. Ma il Sì ha tantissime ragioni da far valere. Ragioni fantastiche, di buon senso, lineari. Meno peso alle correnti, più merito per i magistrati, più terzietà per i giudici, più responsabilizzazione dei pubblici ministeri. Legare il Sì a vicende che non c’entrano nulla, da Garlasco a Crans-Montana, dal Ponte sullo Stretto agli scontri di Torino, non è solo un modo per buttarla in caciara: è un modo per non parlare nel merito, per parlare di fuffa e per perdere il referendum.
Al direttore - Ho sognato e scritto (per errore! Non è un complotto del comitato del Sì) che Carofiglio, al referendum, vota Sì. Ovviamente Carofiglio è il baluardo del No. Cari figli e care mamme perdonate questo umile tipografo.
Carmelo Caruso
Al direttore - Giusto segnalare, come ha fatto il Foglio il 6 febbraio, la doppia mossa di Christine Lagarde: il dialogo con la Fed e l’annuncio di una lista di riforme per il Consiglio europeo, a partire dall’unione dei risparmi. Ma in queste occasioni resta in ombra un punto di competenza diretta della Bce. Raggiunto il target del 2 per cento, e scesa l’inflazione anche sotto tale soglia, la Bce dovrebbe chiarire se e come intenda adempiere al mandato previsto dai trattati: sostenere le politiche economiche e l’occupazione una volta garantita la stabilità dei prezzi. L’obiettivo è simmetrico, sopra e sotto il 2 per cento. Bene parlare dei compiti altrui; meglio ancora chiarire i propri.
Angelo De Mattia