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lettere al direttore
“Meglio maiale che sionista”. E queste sarebbero le nuove leve del Pd?
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Le scrivo perché nelle ultime ore mi sono trovato davanti a una frase che pensavo appartenesse a un’altra epoca, e invece circola oggi, in casa mia, nel campo politico a cui ho dedicato la vita: “Meglio maiale che sionista. Questo non è antisemitismo”. La firma è dei Giovani democratici di Bergamo, gli stessi che hanno manifestato contro la mia presenza a un incontro a Bergamo insieme a Luciano Belli Paci e Gabriele Eschenazi. Non le scrivo per chiedere solidarietà personale. Le scrivo perché qui il punto non è un diverbio interno, né una polemica social. Il punto è una domanda semplice, che rivolgo anche al mio partito: queste sarebbero le nuove leve del Pd? Qualcuno le forma, le guida, le corregge? Qualcuno ha spiegato loro che cosa significa “sionismo”, prima di trasformarlo in un insulto da stadio? Io sono sionista. Lo dico senza paura, perché sionista lo era Yitzhak Rabin, che strinse la mano ad Arafat e lavorò alla costruzione di uno stato palestinese; sionista lo era Shimon Peres; sionista lo era David Ben Gurion; sionista lo è Yair Golan, che oggi guida una sinistra israeliana che contesta Netanyahu e chiede due popoli, due stati. Essere sionisti, per me, significa una cosa precisa: riconoscere al popolo ebraico lo stesso diritto all’autodeterminazione che riconosciamo a ogni popolo della terra. Non significa essere “pro Netanyahu”, non significa approvare la guerra, né chiudere gli occhi davanti alle violenze in Cisgiordania o alle sofferenze dei civili palestinesi. Criticare Israele e i suoi governi non è antisemitismo. Negare solo agli ebrei il diritto a uno stato, invece, lo è. E fa impressione doverlo spiegare nel 2026, soprattutto a sinistra. Per questo scrivo a lei: non per alimentare il rumore, ma per chiedere che qualcuno, nel Pd, dica una parola chiara, netta, definitiva. Perché l’ignoranza, quando diventa identità politica, è una china pericolosa.
Emanuele Fiano
Quando un partito accetta di considerare ritornelli come “dal fiume al mare” come nuovi inni di libertà, come nuove “Bella ciao”, e quando un partito accetta di considerare l’antisionismo come un non scandalo, come qualcosa di accettato, gli argini si abbassano, gli anticorpi spariscono, la memoria svanisce e da muro contro gli estremismi si finisce per essere un veicolo. Antisionismo e antisemitismo sono parenti stretti. Si può essere nemici di Netanyahu senza essere antisemiti, ma difficilmente si può essere contro l’antisemitismo senza essere anche contro l’antisionismo. La nostra solidarietà.
Al direttore - Curioso il nuovo metro di purezza adottato in politica da Elly Schlein: chi vota Sì al referendum sulla giustizia sarebbe “malaccompagnato” da CasaPound, mentre sulle compagnie imbarazzanti – di certa sinistra estremista simpatizzante o legata ad Askatasuna – cala sempre un elegante silenzio. Evidentemente, per Elly Schlein, certi imbarazzi valgono solo in una direzione.
Alberto Bianchi
Al direttore - Nell’impeccabile e arguto editoriale sul Sì al referendum sulla giustizia da intendersi come vero voto antifascista, in critica alla strampalata posizione del Pd tale per cui, se CasaPound vota Sì, il No è di riflesso un voto antifascista, il direttore spiega, bene, che la riforma cancella la monoliticità della magistratura che risale al Codice Rocco del 1941, epoca fascista, e porta un esempio veramente inappellabile: si possono considerare neofascisti Barbera, Cassese, Petruccioli e molte altre figure emerite che hanno deciso di pronunciarsi per il Sì? Sussulto sulla sedia: ma ovviamente no! Tuttavia, è partito subito un tarlo mentale. Un attimo: ma allora se gli attivisti di CasaPound votano Sì, sono da considerarsi i neoantifascisti? Mmm, parallelismo ardito.
Vanio Balzo
Al direttore - Farmacap (per intenderci le ex farmacie comunali romane) ha deciso di non rifornirsi più dei prodotti di Teva, una azienda israeliana che produce farmaci generici. La richiesta di boicottaggio (come chiamarlo altrimenti) arriva su impulso di M5s, Avs e giovani dem. Saranno contenti quei cittadini romani che assumono quotidianamente la Metformina prodotta dalla Teva per combattere il diabete: free glicemia dal lago di Bracciano al mar Tirreno. Buon lavoro e auguri per il trentennale.
Valerio Gironi
Al direttore - Nonostante noi giovani siamo ogni anno più lontani dalla classe dirigente di questo paese, personalmente non smetto di seguire la politica. Credo che questa scissione all’interno della Lega sarà un indebolimento per la stessa alle prossime elezioni, ma nel complesso il centrodestra potrà contare ancora sulla vittoria nei collegi uninominali, magari garantendo anche a Futuro nazionale un paio di collegi. La Schlein è totalmente fuori strada: il bacino elettorale da convincere è al centro, un elettorato che può votare sia il centrodestra che il centrosinistra (come anche me stesso). Lei sta andando sempre più a sinistra, lontano dalle esigenze del popolo, e non riesce a cogliere le vere falle dove “attaccare” questo governo, e ce ne sono parecchie! Attenzione a Vannacci: poche parole, facile comprensione!
Gianluca Badini