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lettere al direttore

Al referendum sulla giustizia, meno Bettini e più Picierno

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Ho trovato quasi perfetto l’editoriale del Foglio sul voltafaccia di Goffredo Bettini per il sì al referendum sulla separazione delle carriere. Quasi, perché c’è modo e modo di motivarlo. Nel suo corsivo sull’Unità, Bettini lo motiva così: “Il voto sul referendum è diventato un sì o un no alla premier Giorgia Meloni e gran parte degli argomenti di chi si pronuncia per il sì è fondata su una polemica astiosa, non veritiera, aggressiva e destabilizzante”. Quindi la politicizzazione del confronto, che certo c’è e forse era inevitabile, è attribuita solo a una parte, cioè a quella che già il giorno dopo l’approvazione della riforma costituzionale ha dovuto replicare alle menzogne e fake news dell’Anm, di Schlein e Conte, di Gratteri, Landini, Travaglio & soci. Più che “onestà dell’incoerenza”, insomma, a me quello del garantista Bettini pare il classico salto della quaglia per ragioni di bottega.

Michele Magno

 

Resta una posizione onesta, seppure surreale, perché dimostra che l’unico modo di dire no a questa riforma costituzionale è non entrare nel merito e votare no in modo ideologico, come ammette che farà Bettini. Sul merito, invece, vale la pena mandare un abbraccio a Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, del Pd, che sulla riforma della giustizia ha detto quello che ogni progressista con la testa sulle spalle dovrebbe avere a cuore quando si parla di giustizia. “Bisogna uscire dalla tenaglia ideologica che soffoca il dibattito italiano, quella fra garantismo e giustizialismo. Due parole che spesso diventano etichette tribali… La stagione delle riforme del processo penale non nasce a destra. Tutt’altro, è stata una battaglia culturale e politica della sinistra riformista da sempre. Per questo è fondamentale ribadire una cosa semplice: non dobbiamo lasciare alle destre la bandiera delle garanzie e delle riforme. E’ stato un errore farlo in passato e oggi ne paghiamo le conseguenze, perché senza una giustizia credibile non c’è coesione sociale e non c’è democrazia.… Non si tratta di difendere una categoria né di alimentare uno scontro ideologico permanente. Si tratta di difendere lo stato di diritto e l’equilibrio fra i poteri, cioè la qualità della democrazia. Dentro questo orizzonte riformista si colloca anche il confronto sulla separazione delle carriere, un tema serio discusso da decenni che va affrontato senza demonizzazioni e senza propaganda, con l’obiettivo di rendere più chiari i ruoli nel processo e più forte l’imparzialità del giudice, aumentando la fiducia dei cittadini nella giustizia”. Ragioni per votare no al referendum non esistono. A meno di non voler parlare di tutto tranne che delle ragioni per cui si andrà a votare a marzo.

 

 

Al direttore - Non posso dire di essere in gran sintonia con la linea editoriale del vostro giornale, ma nel rispetto del pluralismo e la “curiosità” di vedere e cercare di comprendere le ragioni di chi il più delle volte non la pensa come me, lo leggo sovente. Premesso ciò devo dirle che trovo del tutto moralistiche e vuote (per non dire strumentali o ipocrite), le domande retoriche quali quelle “ma perché la sinistra non va in piazza per… Non vi ho visti manifestare per, al contrario di quanto…”. Credo sarebbe molto più utile e corretto, invece, controbattere a tali affermazioni: scusate, ma voi che rimproverate di manifestare solo in alcune occasioni, per cosa avete manifestato, se lo avete fatto? Se più persone pensassero un po’ meno per spot, forse potremmo fare dei passi avanti. Grazie dell’attenzione.

Luca Pilotti

 

Lei ha ragione, caro Pilotti, quando si ragiona su temi importanti come questo servono più contenuti e meno slogan. Purtroppo però non è uno slogan sostenere che un pezzo di mondo progressista si eccita quando vi è l’occidente da contestare, mentre quando a essere bersagli di contestazioni sono coloro che minacciano l’occidente quel pezzo di mondo progressista diventa più timido, più silente, più defilato, più imbarazzato. Forse perché criticare l’occidente è semplice, è a costo zero, mentre criticare chi l’occidente lo vuole distruggere costringe a fare i conti con le proprie ipocrisie e costringe a occuparsi di fatti e non solo di fuffa. E magari persino di islamismo. Grazie a lei dell’attenzione.

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