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Lettere al direttore
Quei sindacalisti che si occupano di tutto, tranne dei lavoratori
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Gentile Andrea Marcenaro, assieme al mio amico Travaglio sono cresciuta a pane e giornali imparando che valgono i fatti, come uno li argomenta e il rispetto delle idee. Che lei però ha poco chiare. Indro non ha mai stuprato nessuno. Circa cent’anni fa (100!), sottotenente in Eritrea, sposò una ragazza su suggerimento dello sciumbasci, cioè il capo degli ascari al suo comando. L’età non è mai stata chiara, forse 12 forse 14. Pochi, è vero. A quell’età erano considerate già donne (e purtroppo ancora oggi), si usava così tra gli ascari e per avere il loro rispetto così si faceva. E così Indro fece, senza fucili, ma con l’intermediazione del suo sciumbasci. Per tutta la vita si portò dietro la foto di quella ragazza che anni dopo sposò lo sciumbasci. Ebbe diversi figli e il primo lo chiamò Indro. Altro che stupro! Quanto alla mucca, beh non ho dubbi, avessi spazio le farei un lungo elogio. Mi limito a tre aggettivi: è mite, preziosa e rasserenante. Il suo esatto contrario. Buon lavoro!
Letizia Moizzi
Al direttore - Nell’abituale performance a “Dimartedì”, la Guida suprema degli ayatollah delle procure, Nicola Gratteri, parlando dei finanziamenti della campagna per il Sì ha definito non etici quelli provenienti dalle fondazioni che ricevono contributi dai ministeri (N.B. lo stato non è il governo). L’ineffabile Gratteri non trova nulla da obiettare se una grande organizzazione come la Cgil si avvale dei diritti riconosciuti a un sindacato per la tutela dei lavoratori allo scopo di fare politica insieme alle opposizioni e alla Anm?
Giuliano Cazzola
Più che altro, visto il tempo che la Cgil ha dedicato al referendum sulla separazione delle carriere, a Gaza, al riarmo europeo, ci si chiede quando il più importante sindacato dei lavoratori troverà un attimo di tempo per occuparsi, in piazza, nei talk, sui giornali, negli scioperi di un problema che sembra interessare poco a Landini & Co.: la deindustrializzazione dell’Italia. Quando i sindacalisti sceglieranno di occuparsi un po’ meno dei propri possibili lavori del futuro e un po’ di più del futuro dei lavoratori forse avremo sindacati desiderosi di fare notizia non per ciò che dicono ma per ciò che fanno e per ciò che ottengono.
Al direttore - Il diritto internazionale altro non è che un tentativo di traslare lo stato di diritto, la “rule of law”, nei rapporti internazionali. Nello stato di diritto, nelle Pubbliche amministrazioni, si deve ubbidire agli ordini di chi ha diritto di impartirli e non si devono commettere reati. Ma ci sono eccezioni, come evidenziato dal tribunale di Norimberga o dall’eroicizzazione di personaggi come von Stauffenberg e degli altri che attentarono in precedenza a Hitler e a Mussolini. Considerati invece criminali all’interno dei rispettivi regimi. E sono solo gli episodi più noti. Non si vede perché le stesse scelte di coscienza non dovrebbero essere effettuate a livello internazionale. I tiranni che, all’interno dei loro paesi, al di là di ogni dubbio, uccidono o fanno uccidere loro concittadini per interessi privati – sostanzialmente per mantenere il potere o per sfuggire alla responsabilità di propri reati o altre e paragonabili abiezioni – possono o forse devono essere considerati nemici dell’umanità ed è legittimo eliminarli. Il giudizio nei confronti di chi, a qualsiasi livello, li imprigiona o uccide, evitando per quanto possibile di fare vittime fra civili estranei ai crimini dei capi, deve essere simile a quanto si applica all’interno delle società di diritto.
Harry Salamon