Lettere

Il rispetto del diritto internazionale, con qualche se e qualche ma

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Il suo auspicio di vedere Giorgia Meloni sempre più “punto di riferimento per chi sogna nuove Balene bianche” stimola una riflessione controvento sulla legge elettorale: ora che il bipolarismo ha perduto la sua linea di demarcazione (Silvio Berlusconi) e adempiuto alla sua missione storica (estendere a tutti la legittimazione a governare), sarebbe ora di convincersi che continuare a insistere sulla cura da maggioritario (in gestazione in tal senso c’è il quinto “ellum” in poco più di trent’anni) è operazione che rasenta ormai l’accanimento terapeutico e che si spiega solo con la riluttanza ad ammettere che centrodestra e centrosinistra sono ormai etichette che definiscono più un posizionamento che un contenuto (vedi alla voce Ucraina le maggiori affinità Meloni-Calenda da un lato e Salvini-Conte dall’altro). Forse sarebbe tempo di introdurre un sistema di voto che si lasciasse alle spalle il protagonismo delle alleanze pre-elettorali per favorire il ritorno in campo delle identità dei singoli partiti. Lo consiglierebbe l’esigenza di raffreddare una società sempre più polarizzata e lo imporrebbe la necessità di affidare il governo a coalizioni che scegliessero di diventare tali dopo il voto e non prima al solo scopo di vincere le elezioni. Il sistema politico forse perderebbe molti dei suoi effetti speciali ma guadagnerebbe certamente in autorevolezza. Una sorta di ritorno al futuro. Resto infatti convinto che il lievito della Terza Repubblica sia equamente distribuito tra il sistema elettorale della Prima e la costituzione materiale della Seconda: proporzionale in una democrazia non più bloccata. E per l’unico partito da oltre un anno al 30 per cento sarebbe un gioco da ragazzi diventarne la nuova Balena bianca.


Mario Landolfi

Il proporzionale è la legge dei sogni oggi, lo confessiamo, perché costringe i partiti a fare compromessi, a smussare gli angoli, a trovare punti di equilibrio, anche se neppure i paesi che hanno un sistema proporzionale sono immuni dall’estremismo: chiedere per credere alla proporzionalissima Germania, costretta a fare i conti con la scalata dell’AfD. Ma una legge maggioritaria, anche se imperfetta, non è uno scandalo, anzi. E’ scandaloso, semmai, che chi chiede di non fare “inciuci” con gli avversari poi scelga di non votare per l’unica legge che potrebbe rendere gli accordi tra coalizioni diverse più difficili. Tradotto: se guidi il Pd e sostieni di non voler fare per nessuna ragione accordi con i tuoi avversari e poi ti rifiuti di votare una legge elettorale con premio di maggioranza, stai contribuendo a creare le condizioni per aumentare le possibilità di far governare un domani il tuo partito con gli avversari. Viva il proporzionale, oggi più che mai. Niente drammi per il maggioritario. Con il cuore però rivolto all’unico vero motore di riformismo e stabilità del paese: il trasformismo, bellezza. E se una legge elettorale rende il trasformismo più semplice, che sia benedetta quella legge elettorale. 

 


 

Al direttore - La fuga dal carcere in Venezuela di Alberto Trentini? Colpa di Trump! 


Bortolo Mainardi


Conta più il feticcio del diritto internazionale da tutelare sempre e comunque, senza se e senza ma, o conta invece capire se in alcune circostanze violare il diritto internazionale non sia per caso l’unico modo per ripristinare alcune libertà in un paese che il diritto internazionale lo calpesta ogni giorno, come faceva il Venezuela di Maduro? Chi fa parte della prima squadra dovrebbe essere preoccupato per il fatto che la liberazione di Trentini sia avvenuta in questo quadro di illegalità (ah, i precedenti). Chi fa parte della seconda squadra avrà ottime ragioni per ricordare perché a volte per sanare le violazioni del diritto internazionale l’unico modo è violare il diritto internazionale.

 


 

Al direttore - Ormai tutto è genocidio, secondo il professor Canfora, sul sito del Corriere,  addirittura Caio Giulio Cesare fu un genocida. L’ideologia è una brutta cosa: distorce la realtà in un modo che a volte sfiora il ridicolo.


Lorenzo Pirrotta 

 


 

Al direttore - Clemente Mastella è stato buttato giù dalla poltrona di ministro della Giustizia da un’inchiesta che ha massacrato lui e sua moglie per poi finire in un nulla di fatto. Eppure voterà No al referendum sulla separazione delle carriere. L’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino ha subìto addirittura 42 procedimenti giudiziari, incassando 41 assoluzioni. Ma anche lui è per il No alla riforma Nordio. Ma cos’è, sindrome di Stoccolma? 


Luca Rocca

 


 

Al direttore - Sul Foglio di sabato scorso Pigi Battista squaderna magistralmente una  “mappatura” degli intellettuali di ieri e di oggi.  In un passaggio del pezzo Battista ricorda come Antonio Gramsci  (martire antifascista) detestasse Giacomo Matteotti (martire antifascista) perché  “troppo incline al pragmatismo riformista”. Una plastica rappresentazione che spiega come l’immobilismo di certi progressisti  nostrani non è cosa dei nostri giorni ma viene da molto lontano.


Valerio Gironi
 

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