Lettere al Direttore
Pronti a festeggiare i 30 anni del Foglio, con tante sorprese per voi
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Quando nel lontano 1965 presi servizio alla Fiom di Bologna, nell’estate mi mandarono a un corso di formazione sulla contrattazione aziendale dei sistemi di cottimo e delle qualifiche, della durata di due settimane nella ridente località di Grottaferrata. Ora nei corsi di formazione della Cgil pare che sia dedicato molto impegno all’approfondimento del Diritto internazionale.
Giuliano Cazzola
Dove probabilmente troveranno anche masse informi di sindacalisti dell’Atac.
Al direttore - Vi scrivo d’impulso, in un momento in cui guardo al futuro con tante incertezze ma con una speranza precisa: che la situazione in Venezuela possa essere la chiave di volta per mettere alle corde, anche economicamente, regimi come Russia e Iran. Non so ancora che direzione prenderà il mondo da domani, ma ho una certezza che mi dà serenità: grazie a voi, so esattamente da che parte della storia voglio stare. Volevo ringraziarvi perché siete diventati parte della mia vita quotidiana e, da studente di Giurisprudenza, state avendo un impatto profondo sulla mia formazione. Vi confesso che Ermes Antonucci è diventato per me una lettura imprescindibile: le sue analisi mi stanno aprendo gli occhi su cosa davvero non funziona, mettendo a nudo con coraggio le storture nell’amministrazione della giustizia. Mentre rifletto su questo, devo però ammettere una colpa “dolceamara” nei confronti di Luciano Capone: è forse merito (o colpa!) della sua lucidità se ho capito di aver sbagliato facoltà. Avrei dovuto scegliere Economia, ma vi prometto che una volta laureato cercherò di recuperare e capire meglio come funziona uno stato lato economico proprio grazie ai suoi spunti. Il vostro lavoro è stato fondamentale per orientarmi nel caos globale senza timori. Penso a Nona Mikhelidze, che seguo con passione anche su X (fu Twitter): grazie a lei quel “mostro” sovietico non mi fa più paura, perché la conoscenza è l’antidoto migliore al terrore. Penso alla gratitudine che provo per Giulia Pompili, perché è solo grazie al suo libro “Al cuore dell’Italia” che ho compreso davvero la portata del pericolo cinese, e a Micol Flammini e Paola Peduzzi, che mi hanno preso per mano portandomi dentro le complessità dell’Ucraina e dell’Ungheria (ricordo ancora oggi un bellissimo articolo di Paola sull’Ungheria). E non posso dimenticare Cecilia Sala, che con i suoi racconti ha dato forma a notizie che altrimenti sarebbero rimaste piatte. Un grazie speciale va a te, Claudio. Senza la tua direzione e senza il Foglio non avrei mai incrociato “Gli ebrei del mondo arabo” di Georges Bensoussan: una lettura che ha cambiato radicalmente la mia visione e la mia conoscenza su Israele. E’ la prova di quanto una linea editoriale coraggiosa possa fare la differenza nella formazione di un lettore. Chiudo con un grazie profondo, ricollegandomi proprio a un vostro articolo di circa tre settimane fa (o forse più) sull’importanza di leggere i giornali. Avevate ragione: leggere questo giornale mi ha cambiato. Mi ha dato gli strumenti per capire, per scegliere e per non subire passivamente la storia. Con grandissimo affetto.
Francesco Badalamenti
Grazie Francesco, davvero. Il grazie ulteriore va dato a tutti coloro che rendono ogni giorno possibile il nostro piccolo e ambizioso esercizio quotidiano. A tutti coloro che si vedono, a tutti coloro che non si vedono e alla famiglia fogliante che a fine mese farà trent’anni e sta programmando trenta magnifiche sorprese per voi, e forse qualcuna di più.