Ansa
Lettere al Direttore
I guai del diritto internazionale usato come scudo dagli stati canaglia
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - E’ in circolazione un appello già sottoscritto (dicono) da tremila docenti con il quale viene richiesto (anzi preteso) il ritiro del ddl Delrio sull’antisemitismo, con la seguente motivazione: “La definizione di antisemitismo dell’IHRA” rischia di equiparare la critica allo Stato di Israele e al sionismo al reato di antisemitismo, pertanto, “rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento”. Non so che cosa ne pensa lei, caro Cerasa; a me il pensiero che tante persone a cui è affidata l’educazione dei nostri figli abbiano come principale preoccupazione quella di poter insultare Israele impunemente, fa accapponare la pelle.
Giuliano Cazzola
Da quando l’antisemitismo è stato sdoganato attraverso l’antisionismo, non vi sono più barriere facili da innalzare contro gli antisemiti. E’ tutto molto più facile. E’ sufficiente parlare di Israele senza parlare degli ebrei per poter sentirsi a proprio agio. E’ una scorciatoia morale attraverso la quale ci si può sentire dalla parte giusta mentre si coltiva un estremismo antico con parole nuove.
Al direttore - L’ingaggio del calciatore israeliano Manor Salomon da parte della Fiorentina non è piaciuto a Sinistra italiana che, tramite il segretario federale Jacopo Madau, ha giudicato il giocatore non gradito. Pare che stiano preparando una stella viola da appendere nei luoghi giusti per tenere sempre accesa la fiamma dell’antisemitismo.
Roberto Alatri
Al direttore - Sembra l’occasione giusta per ricordare il celeberrimo editoriale di Asor Rosa che invocava l’uso della “forza che viene dell’alto, magari dai carabinieri e dalla polizia di stato” per sbarazzarsi del Cav. e ripristinare la democrazia in Italia, naturalmente in ossequio al diritto internazionale.
Andrea Minuz
Perfetto e geniale il ricordo di Asor Rosa. Ma perfetto e geniale anche un editoriale pubblicato ieri dal New York Times (dicasi New York Times) a firma di Matthew Kroenig, politologo e grande esperto in materia di sicurezza nazionale statunitense, oltre che vecchio collaboratore del non proprio trumpiano Mitt Romney, che ha notato un aspetto cruciale. E’ vero, dice Kroenig, il raid in Venezuela è in contrasto con i divieti sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite contro l’uso della forza da parte di uno stato contro un altro. Ma pensateci bene. Pensateci solo un istante. Cercare di ottenere l’approvazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per autorizzare l’azione militare avrebbe significato ottenere l’approvazione di dittatori come Vladimir Putin. E quando la difesa astratta del diritto internazionale diventa solo uno scudo usato da alcuni stati canaglia per proteggere altri stati canaglia che esportano violenza, terrore e terrorismo non si può non dire grazie a chi riesce a scardinare questi meccanismi. E per questo, dice Kroenig, da non trumpiano, il raid contro Maduro potrebbe essere una delle vittorie più importanti in politica estera del secondo mandato di Trump.
Al direttore - Da quando esistono le registrazioni video, esistono i pornografi del dolore esibito, i De Sade della morte in differita, da rivedersi a piacimento così come, secoli prima, il filosofo che teorizzava l’annientamento della morale e dell’etica “s’enflammait l’esprit” descrivendo nel dettaglio la morte di ragazzini e fanciulle. Nel 1999, quando ancora le piattaforme social erano agli albori, Joel Schumacher fece di questo piacere perverso un film che turba e incupisce per gli abissi che rivela della natura umana, “8 mm - Delitto a luci rosse”; nessuno, nessuno che vorremmo frequentare diciamo, lo vedrebbe una seconda volta. Però, da giorni le stesse piattaforme che censurano dipinti e sculture che raffigurano corpi nudi come “inappropriati” consentono a migliaia di persone di diffondere gli ultimi istanti di vita di un centinaio di ragazzini, peraltro in gran parte minorenni, e di pubblicare commenti indegni sui loro genitori, sul loro stile di vita, insinuando che dopotutto, visto che si trovavano in una stazione sciistica di lusso e non in una favela, un po’ se la sono cercata, anzi ben gli sta. Mentre le edizioni digitali dei quotidiani, in tutto il mondo, limitano a poche immagini, in buona parte oscurate e anticipate da un avvertimento, un warning sul contenuto potenzialmente scioccante delle immagini, una serie infinita di sconosciuti usa una tragedia immane per vomitare fiele, rabbia, invidia, tranciare giudizi ed esprimere la propria “indignazione” – ma davvero? – per le riprese “incoscienti” girate in buona parte dagli stessi ragazzini, ignari dell’evidenza che a sedici anni, qualunque neurologo lo confermerebbe, non si ha la piena coscienza del pericolo, tanto meno la premonizione della propria morte. Molti di loro avranno pensato che “gli adulti”, sarebbero intervenuti prontamente, magari con gli estintori che quegli stessi adulti non avevano pensato di lasciare a portata di mano. E’ legittimo che nel cuore di un adolescente si annidi il sentimento della salvezza, dell’“ora passa tutto”. Quello che non è legittimo, invece, ed è questo il punto, è l’assenza pressoché totale di pietas di questi adulti incattiviti, guardoni, loro sì pronti a buttare in pasto video che non li riguardano affatto sui propri account sperando di lucrarvi qualche like e sublimando magari così, ammantandosi di un presunto buon senso, la propria rabbia per aver trascorso il Capodanno a casa, invece che sulle nevi svizzere. Questa non è informazione, questo non è nemmeno chiacchiericcio da social. Questo è revenge porn, anzi ne rappresenta un aspetto particolarmente ributtante, assimilabile appunto agli snuff movie. Che sono reato. Così come i legali di Alfonso Signorini hanno chiesto alle piattaforme social di eliminare il contenuto delle immagini, dei video e degli audio che lo riguardano, attualmente oggetti di inchiesta, le autorità svizzere dovrebbero chiedere la rimozione di questi contenuti dalle piattaforme mondiali, chiedere l’eliminazione di ogni contenuto affiancato dall’hashtag “crans” e “le constellation”. Dovrebbero farlo spontaneamente anche questi adulti che insultano la memoria di adolescenti che avrebbero potuto essere i loro figli e i loro nipoti. Ma non lo faranno.
Fabiana Giacomotti
Al direttore - Perché Giuliano Ferrara se la prende tanto con gli storici e i filosofi che sragionano quando (soprattutto dal piccolo schermo) parlano di politica? Ennio Flaiano, come gli capitava spesso, aveva già capito tutto in un’autointervista di cinquantacinque anni fa: “Lei crede che la televisione abbia abbassato il livello culturale del pubblico?”. “No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali”. (“La solitudine del satiro”, Adelphi).
Michele Magno