Foto ANSA
Lettere al direttore
Il vero pacifismo, di fronte a paesi come l'Iran, è quello della deterrenza
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Al direttore - Gli iraniani scendono in piazza per chiedere provvedimenti che frenino l’inflazione e correggano la disastrosa situazione economica; ma non solo, chiedono la caduta del regime degli ayatollah senza paura, affiancati da giovani studenti, come già avevano fatto le donne del movimento “Donna, Vita, Libertà”. Perché nessuno da sinistra organizza cortei, sit-in, manifestazioni di piazza per sostenere questa disperata resistenza e rivolta degli iraniani che vogliono porre fine alla Repubblica islamica? Non c’è solo Gaza, possibile che questa lotta contro un regime crudele e dispotico non interessi a nessuno della cosiddetta sinistra progressista? Un saluto un po’ triste.
Attilia Giuliani
La logica è purtroppo lineare. Se è vero che il nemico (ovvero l’Iran) del mio nemico (ovvero Israele) non è mio nemico, pensiero questo diffuso in un pezzo importante del mondo progressista, allora riconoscere che l’Iran è un regime dispotico, tirannico, liberticida, nemico dei diritti, sponsor del terrorismo globale non può che risultare difficile, perché toccherebbe rivedere le priorità e fare un ragionamento al contrario: se uno dei più grandi nemici della libertà che esiste sulla faccia della terra (l’Iran) è il nemico delle società aperte allora chi lo combatte, chi prova a limitarne il raggio di azione, chi prova a indebolirlo (ovvero Israele) forse non dovrebbe essere trattato come se fosse il nostro nemico giurato. E se, detto tra parentesi, accanto a quel pezzo di popolo iraniano che scende in piazza contro gli ayatollah dovesse esserci l’America di Trump non si potrebbe che esultare dinnanzi a un approccio opposto a quello che scelse Barack Obama nel 2009, quando l’America rimase in silenzio mentre il regime reprimeva i manifestanti per non complicare le trattative per un accordo nucleare con gli ayatollah. Il vero pacifismo, di fronte a paesi come l’Iran, non è quello della bandiera bianca ma è quello della deterrenza. Se Trump usasse anche con la Russia lo stesso approccio usato con l’Iran il mondo avrebbe un po’ meno criminali di guerra e forse un po’ più libertà.
Al direttore - “Con quale desiderio lei entra nell’anno nuovo? - Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere” (Karl Kraus).
Michele Magno
Al direttore - Quello che mi colpisce sempre dei commenti fatti alla situazione politica italiana ed europea, come quelle fatte dal prof. Monti oggi, dove si sottolinea l’atteggiamento da bulli di Trump – commenti in questo caso decisamente condivisibili – e la sostanziale posizione negativa sulla validità della comunità europea, è la mancanza di analisi sul perché siano nati questi movimenti antagonisti. Se l’atteggiamento ideologico che ha sostenuto le tesi di parità, di condivisione, di unificazione dei popoli fosse non proprio condiviso e accettato da tutti? Quindi una cosa questa ideologia ha sottovalutato, la necessità di essere più in grado di scendere a compromessi con chi non la pensa nello stesso modo. Il pensare che ad esempio l’idea woke della realtà fosse quella corretta e che gli altri modi di interpretarla fossero sbagliati, ha creato una reazione che ha dato un punto di convergenza ai pensatori non allineati. Di fondo questo che sta accadendo dovrà essere occasione per riconsiderare certe opinioni e certi modi di essere, sostanzialmente caratterizzanti il mondo della sinistra, nella vita di tutti.
Gualtiero Beltiero
Trump è certamente una conseguenza di un mondo che cambia. Ma il modo in cui Trump sta spingendo, medio oriente a parte, il mondo verso una direzione di aggressione alle società aperte è farina del suo sacco e non solo effetto di un mondo che cambia. E se scegli di combattere il wokismo di sinistra con il wokismo di destra non sei un argine del pensiero illiberale: ne sei complice.