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Lettere al direttore

I numeri sono numeri: la Lega può diventare uno Zaiastan

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Come ha scritto, caro Cerasa, i voti all’unanimità (da ultimo quello della Camera sulla violenza alle donne) sono spesso inquinati da demagogia e populismo. Se consideriamo i casi elencati da lei ci accorgiamo che è un vizio diffuso a Montecitorio. Per fortuna, allora, che il nostro è rimasto un sistema bicamerale paritario e perfetto e che il Senato è ancora in grado di porre rimedio, come ha fatto in tante occasioni.

Giuliano Cazzola

 


 

Al direttore - Secondo il rapporto pubblicato qualche settimana fa dal ministero dell’Interno i femminicidi sono in calo costante: tra il 1° gennaio e il 30 settembre di quest’anno gli omicidi commessi dal partner o da un ex partner scendono a 53 (-4 per cento) rispetto ai 55 dello stesso periodo del 2024, mentre le vittime di genere femminile da 48 passano a 44 (-8 per cento). Nove sono quindi i casi di maschicidi (esiste!). Nonostante non siamo di fronte a un fenomeno sociale, la grande attenzione mediatica li ha trasformati in un’emergenza. E l’unica risposta della politica è il codice penale. Il Parlamento all’unanimità ha approvato la legge “simbolo” che riconosce il femminicidio come reato autonomo. Ben più grave del maschicidio. Tanto da assegnare come pena l’ergastolo. Che anziché venire abolito (poiché contrario al principio della rieducazione della pena e al diritto alla speranza), viene dispensato in base al genere. Altrettanto simbolica voleva essere l’introduzione del “consenso” come condizione attuale ed esplicita, necessaria al maschio per dimostrare la propria innocenza rispetto a una denuncia di violenza. In quanto maschio diventa stupratore fino a prova contraria. Ma solo se a denunciare è una donna. Che, come detto dal presidente del tribunale di Milano, in quanto tale deve essere creduta: “La denuncia è già una prova”. Ci sta quindi che chiunque, persino Salvini, capisca la facilità con cui un uomo può essere rovinato. E la necessità, per lui, di recuperare prove del consenso durante l’atto sessuale. Perdendo libido nel trasformare un rapporto intimo in un contratto, o registri o ti chiudi i pantaloni. Vi è poi tutta la gravità del ribaltamento dell’onere della prova a scardinare secoli di civiltà giuridica, e la presunzione di colpevolezza a violare lo stato di diritto. Male ha fatto la maggioranza ad approvare alla Camera una legge senza averla letta. Ma, sollecitata da elettori e intellettuali, è rinsavita al Senato. Mentre la sinistra, che dovrebbe essere più illuminata che securitaria, più garantista che manettara, si fa dettare la linea da Boldrini anziché dalla ragione. E persino gli intellettuali, o giornali d’area, che nel caso della destra per una volta hanno funzionato da pungolo per indirizzare la linea della maggioranza, a sinistra stanno associando la marcia indietro del governo a uno scontro interno post regionali, anziché aprire dibattito e riflessione su una legge pericolosa per lo stato di diritto e per la persona, che toglierebbe garanzie agli uomini, e il piacere di fare l’amore alle donne.

Annarita Digiorgio

 

Tutto giusto. Ma resta un dubbio. La maggioranza, quando scrive una legge, si interessa della legge prima di scriverla o solo dopo averla approvata? Diceva Filini a Fantozzi nel mitico campo da tennis: “Fantozzi, batti lei?” Diremmo noi oggi con meno autorevolezza al governo: Meloni, legge lei?

 


 

Al direttore - Caro Cerasa, alle elezioni regionali del 2025 la Lega, più le liste civiche collegate, ha preso 824.761 voti. Nel 2020 ne aveva presi 1.557.585. Significa che in cinque anni la Lega – il mondo leghista – ha perso per strada 732.824 voti, con un calo del 47 per cento. Nel 2020, con un’affluenza alle urne intorno al 61 per cento, Zaia candidato governatore ottenne quasi il 77 per cento dei voti. L’altro giorno, ancorché sostenesse di avere dalla sua “il 70 per cento dei veneti” (in Veneto coloro che esagerano oltre misura li chiamiamo anche “cagafàti”) Zaia è stato preferito da un (uno) elettore su dieci. Se per denominatore mettiamo tutto il corpo elettorale veneto, Zaia nel 2025 è stato preferito da un (uno) elettore su venti. Inoltre. Lega, Lista Zaia, Fratelli d’Italia e Forza Italia alle regionali del 2020 raccolsero 1.533.473 voti. Alle regionali dell’altro giorno le stesse forze politiche hanno preso 1.025.434. Cioè mezzo milione in meno. Zaiastan, insomma, non esiste. Esiste invece, eccome, dal mio punto di vista, il fenomeno del crepuscolo Zaia.

Vincenzo Agostini

 

I numeri sono numeri. Ma anche le preferenze sono numeri: un consigliere regionale che prende 200 mila voti è un dato mostruoso. Il Veneto non sarà più come uno Zaiastan, ma la Lega forse lo può diventare.

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