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lettere al direttore

L'ostilità trasversale dei partiti verso banche, capitale, profitto

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - In un film di Woody Allen un illusionista durante i suoi spettacoli ipnotizza delle persone, le quali rimangono in suo potere quando sentono una parola particolare. Questo illusionista si è recato al Nazareno dove sapeva che bastava pronunciare le parole profitti, banche e tasse per impadronirsi della volontà di tutti.
Giuliano Cazzola

Curiosa la trasversalità in Parlamento contro le banche ostentata, a destra e a sinistra, dagli stessi parlamentari e dagli stessi partiti che fino poco più di un anno fa stendevano tappeti rossi per elogiare il banchiere alla guida di Palazzo Chigi. Curioso. Mentre è desolante invece vedere come in Italia, tra i partiti, vi sia una forma di ulteriore trasversalità quando ci si trova di fronte a concetti come “capitale”, “mercato”, “profitto”. E di solito in Italia quando i governi sfidano i mercati, quando scoraggiano gli investitori, quando ingaggiano duelli con i mercati non fanno mai una bella fine. 

    


   

Al direttore - L’Alto Medioevo aveva messo all’indice numerosi mestieri, legati agli ancestrali tabù del sangue, della sporcizia e del denaro: osti, macellai, chirurghi, prostitute, notai, mercanti; ma anche sellai, calzolai, giardinieri, cambiavalute, sarti, mugnai. Lo stesso per i mestieri legati ai sette peccati capitali. Albergatori, tavernieri e giocolieri favorivano la dissolutezza. L’avarizia caratterizzava gli uomini di legge, la gola il cuoco, la superbia il cavaliere, l’accidia il mendicante. Mentre è il Duecento, quando la diffusione dell’economia monetaria minaccia gli antichi valori cristiani, che si interroga sulla distinzione tra profitto lecito e interesse illecito. E’ allora che la figura del banchiere viene accostata a quella dell’usuraio. Entrambi, infatti, vendevano il tempo che intercorre tra il momento in cui prestavano il denaro e il momento in cui venivano rimborsati con l’interesse. Ma il tempo non appartenendo che a Dio, il banchiere-usuraio era un ladro del patrimonio di Dio (Tommaso d’Aquino dixit). Non per caso gli usurai che compaiono nell’Inferno di Dante sono banchieri di primo piano: i Gianfigliazzi, gli Obriachi, gli Scrovegni. Adesso capisco perché il ministro Sangiuliano ha affermato che il Sommo Poeta è il padre della destra italiana.
Michele Magno

E’ la destra sovranista, più di chiunque altro, a guidare oggi la battaglia contro il mondialismo, contro la globalizzazione, contro l’imperialismo, contro le oligarchie, contro il neoliberismo, contro le multinazionali, contro il Wto, contro i Soros, contro le privatizzazioni, contro l’austerità fiscale, contro la liberalizzazione dei movimenti di capitali e a favore del primato nazionale. Ed è la destra sovranista, più di chiunque altro, a declinare le proprie politiche antisistema utilizzando in ogni occasione la chiave del cospirazionismo universale (c’è sempre un grande ordine mondiale che vuole fottere il mondo), trasformando la globalizzazione stessa, come scritto da Marco Fraquelli in “A destra di Porto Alegre”, in “un processo di sovversione mondiale che sotto le mentite spoglie della democrazia e del benessere capitalista mira a omologare volontà, valori e comportamenti in senso antitradizionale”. E’ il populismo, bellezza. 

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