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In attesa del vinci Salvini, assegnato il vinci spread. Viva il partito che non c’è

Le lettere del 16 maggio al direttore Claudio Cerasa

16 Maggio 2019 alle 06:02

Al direttore - Assegnato il Vinci Spread.

Giuseppe De Filippi

    

Questo lo dice lei!


  

Al direttore - Ecco il montepremi in palio nella Lotteria Vinci Salvini. Al settimo classificato sarà donata una copia de “La capanna dello zio Tom”. Al sesto, andrà il cofanetto del bestseller, autografato, “Io Matteo Salvini’’. Al quinto, una foto del Capitano con dedica personalizzata e facoltà di scegliere la divisa. Al quarto, una conversazione telefonica con il leader. Al terzo, la possibilità di assistere, in visione riservata per adulti, al film amatoriale “Io Tarzan, tu Jane” dedicato agli amori di Salvini. Al secondo, una serata conviviale a base di bucatini alla Nutella. Al vincitore del concorso, un’ora di affettuosa e appartata intimità.

Giuliano Cazzola


   

Al direttore - Caro Cerasa, adesso lo spread è addirittura a 290, con tutte le ripercussioni negative in termini di interessi da pagare. Fatto è che all’orizzonte tutto sembra fosco, per non dire nero, con l’Italia politica che deve essere rifondata. Si parla e si scrive di un nuovo partito moderato, ma non mi pare che la classe politica che si oppone a questo governo abbia idee chiare.

Giovanni Attinà

Serve tempo, ma vedrà che arriverà.


   

Al direttore - Come è stato osservato, si è arrivati al punto che anche “verba”, non più (solo) “scripta” manent. Di ciò Salvini non tiene affatto conto; anzi appare così abituato a far leva proprio sul fatto che le parole restano che ne sforna a migliaia di apparentemente impegnative nei suoi due-tre comizi quotidiani e, fra queste, anche quelle sulla doverosità di non osservare i parametri del Patto di stabilità e crescita. Sia chiaro: non un’iniziativa riformatrice, a livello comunitario, per modificare regole vigenti che sarebbe del tutto legittima e, naturalmente, presupporrebbe la ricerca – non affatto facile per Salvini pur sperando in un successo delle forze sovraniste che, però, difficilmente sovvertirà gli equilibri fondati sui partiti oggi maggioritari – di convergenze e alleanze in sede europea, ma una sorta di impegno a violare le regole in questione, naturalmente senza spiegare le conseguenze che ne discenderebbero, magari precedute dal nefasto “me ne frego”. Poi però, ricordando come andò a finire la sequela di moniti, di critiche e anche di indulti alla Commissione Ue in occasione della formazione della legge di Bilancio a dicembre scorso, quando alla fine il governo chinò la testa di fronte alle richieste di Bruxelles, allora bisognerà ridimensionare i timori per un tale avventato comportamento, anche se esso nell’immediato provoca danni, innanzitutto sul finanziamento del Tesoro e sulla credibilità del paese. Ma pur sempre si tratterà di un nuovo episodio di “furia francese, ritirata spagnola”. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

    

Quello che i populisti italiani non capiscono o non vogliono capire ma che capiranno presto è che quale sia il risultato delle prossime europee i sovranisti italiani sono fottuti: se vinceranno i nazionalismi (molto difficile) i nazionalisti faranno di tutto per evitare che i propri cittadini paghino i debiti dell’Italia; se vinceranno gli europeisti (molto possibile) i nazionalisti avranno al potere coloro che potevano essere loro alleati ma che invece in modo scellerato hanno fatto diventare loro nemici. E’ la realtà, bellezza.


   

Al direttore - In merito a quanto pubblicato in data 15/05 dal vostro giornale, nell’articolo dal titolo “La riconquista del Pd” a firma S.M., mi corre l’obbligo di smentire categoricamente quanto attribuitomi. Non ho stilato “una lista di gente che non deve andare in tv: Romano, Malpezzi, Rotta, Morani… i renziani”. Non esistono liste di proscrizione, né esisteranno. Come responsabile della Comunicazione del Pd sono impegnato nel diffondere in questa importantissima campagna elettorale le idee, i programmi e le iniziative del Pd e del suo segretario Nicola Zingaretti a cui non sono “fedele” ma leale, come lo sono stato con i precedenti segretari del Partito. Le voci di corridoio, come noto, non rispondono alla realtà. Dispiace che pure un giornale attento come il Foglio ceda al loro fuorviante richiamo.

Marco Miccoli, responsabile comunicazione del Pd

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