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Abolita la crescita al posto della povertà. La Tav spiegata a Travaglio

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

12 Aprile 2019 alle 06:18

Abolita la crescita al posto della povertà. La Tav spiegata a Travaglio

Marco Travaglio (foto LaPresse)

Al direttore - Wikileaks: abbiamo sbattuto fuori Assange in 30 secondi.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - A supporto delle descrizioni apocalittiche delle condizioni del paese, prima che arrivassero loro ad abolire la povertà con il reddito di cittadinanza, le bande dei populisti non esitano a sottrarre ai residenti stranieri i loro indici di malessere, mettendoli nel conto degli italiani. Sono almeno un terzo del complesso, le famiglie di stranieri considerate in povertà assoluta; gran parte di questi nuclei, con la trappola dei 10 anni di residenza, non hanno accesso al reddito di cittadinanza.

Giuliano Cazzola

 

Giuseppe Conte, due giorni fa, ha detto che la sua famosa espressione “sarà un anno bellissimo” era solo una battuta rivolta a un giornalista che faceva una previsione pessimistica sull’Italia. Due mesi fa, come ha ricordato il nostro Luciano CaCommissione europea per il 2019 – meno 0,2 per cento – Salvini disse che erano solo gufi (“Non parlo di chi non ha mai azzeccato le previsioni”), Di Maio disse che erano solo incompetenti (“Non cederemo al racconto catastrofista”). Il punto, dunque, non è la battuta infelice del presidente Conte. Il punto è che i populisti di governo non si sono ancora resi conto dei danni che stanno provocando al paese. Dovevano abolire la povertà, hanno abolito la crescita. Dovevano ridare dignità al lavoro, hanno dato dignità alla disoccupazione. Dovevano ridare forza al paese, hanno tolto credibilità all’Italia. Dovevano essere i nemici della parola austerità, sono diventati i nemici della parola affidabilità. E’ il cambiamento, bellezza.

 

Al direttore - Caro Cerasa, immagino che anche a Lei non sarà di sicuro sfuggito il crollo dei loro laburisti alle ultime elezioni in Israele il cui partito ha contribuito alla fondazione di quella gloriosa democrazia e, nelle cui file, hanno militato giganti del calibro di Ben Gurion, Golda Meir, Shimon Peres e il compianto Yitzhak Rabin. Cionnonstante, allo stato delle cose, anche questo glorioso partito non è sfuggito alla maledizione che si sta accanendo da un pezzo su quasi tutti i partiti della sinistra delle democrazie parlamentari dell’occidente. Se continua questo trend negativo su scala mondiale, dovremo quindi abituarci a non vedere più sulle schede elettorali gli storici simboli del socialismo democratico mondiale come il sole nascente o la rosa nel pugno? Non pensa che ci sarebbe così un grosso vuoto e soprattutto tanta tristezza?

Vincenzo Covelli

 

La sinistra tornerà a essere competitiva solo quando avrà il coraggio di essere alternativa ai partiti della chiusura, solo quando avrà il coraggio di considerare la sicurezza non un tema di destra ma un tema di buon senso, solo quando troverà le parole giuste per spiegare che la protezione per i cittadini non è il protezionismo di stato ma è la protezione dell’Europa.

 

Al direttore - In relazione all’intervista rilasciata dal dottor Raffaele Cantone lo scorso sei aprile e a sua correzione, si precisa che il procedimento penale nell’ambito del quale Mirko Coratti, ex presidente dell’Assemblea capitolina, ha riportato, in Appello, la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione è ancora in corso. Si è in attesa di discutere il ricorso per Cassazione, già presentato, che ben potrà, alla luce della fondatezza dei motivi di impugnazione, annullare la sentenza di condanna, comminata, peraltro, per l’erogazione a un’associazione di un contributo regolarmente registrato di diecimila euro, senza alcuna contestazione di percepimento di somme illecite, a qualunque titolo.

Avvocato Fabio Viglione, difensore, unitamente all’avvocato Filippo Dinacci, di Mirko Coratti, ex presidente dell’Assemblea capitolina

 

Al direttore - In più occasioni il direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio in varie trasmissioni televisive ha fornito una serie di dati falsi sull’opera infrastrutturale relativa al collegamento ferroviario Torino-Lione.

1. La tratta ferroviaria di competenza italiana è appena di un terzo dell’intero tracciato ma il nostro paese assicura due terzi dei costi relativi alla realizzazione dell’opera.

2. Il costo dell’opera è oggi pari a circa 15 miliardi di euro ma, siccome occorreranno 15-20 anni per il completamento dell’opera, alla fine il costo dell’opera supererà abbondantemente i 20 miliardi di euro.

3. La Francia non ha versato nessuna rata finanziaria per la realizzazione dell’opera e in base all’articolo 16 del Trattato bilaterale Italia-Francia ci sono gli estremi per annullare l’accordo.

4. L’Unione europea non ha versato e non intende versare risorse per tale opera.

5. Non c’è assolutamente domanda di trasporto sulla attuale linea ferroviaria, una linea che può assolvere benissimo in futuro le esigenze della limitata domanda di trasporto.

6. E’ un progetto di trenta anni fa e quindi ormai superato ed è l’unica opera in galleria lunga oltre 70 km.

7. Lo smarino di un’opera così rilevante (milioni e milioni di metri cubi) ricco di amianto e di materiale radioattivo inquinerà in modo irreversibile tutte le valli piemontesi.

8. Le opere finora realizzate sono solo relative ad approfondimenti geognostici e non fanno parte di opere legate alla effettiva funzionalità dell’intero collegamento. Sarebbe opportuno che ogni singola dichiarazione venisse confutata dai diretti responsabili che nel tempo hanno vissuto direttamente il processo progettuale e realizzativo dell’intero intervento. Sarebbe cioè utile che la società per azioni italo-francese Tunnel Euralpin Lyon Turin (Telt) cui compete la progettazione, la realizzazione e la gestione della intera opera, dichiarasse che: (a) il costo dell’opera globale non supera gli 11 miliardi di euro e la previsione di un aumento della stessa di oltre il 40 per cento nell’arco temporale di realizzazione dell’opera è solo impossibile in quanto i bandi di gara dei singoli lotti non consentono il ricorso a perizie o a rivisitazioni tecnico-costruttive. (b) Le enormi quantità di smarino sono oggetto di un capillare Piano utilizzo terre da scavo (Put) approvato dal ministero dell’Ambiente e coerente a precise prescrizioni che annullano ogni possibile forma di inquinamento delle valli e delle falde. (c) Le indagini finora effettuate con tecniche avanzatissime per l’identificazione di vene di amianto o di materiale radioattivo hanno denunciato la presenza di alcune vene di amianto ma non di materiale radioattivo. Per le vene di amianto (vene presenti di solito in tutte le gallerie) sono già state previste e approvate dagli organi competenti tutte le modalità e le procedure per prelevare e mettere in apposite dimore l’amianto.

Per quanto concerne invece le quote partecipative della Francia e dell’Italia è opportuno leggere con attenzione sia l’istruttoria effettuata per oltre due anni (2003-2005) tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e quello dell’Economia italiani e francesi in cui l’Italia ha scelto la soluzione a doppia canna e per questo ha partecipato con una quota superiore solo nella tratta comune. In realtà questo chiarimento potrebbe essere fornito dai dicasteri competenti dei due paesi ed emergerebbe chiaramente che non si è trattato assolutamente di un’imposizione subita dal nostro paese. Sulla copertura finanziaria da parte francese sarebbe opportuno che il governo francese, possibilmente nella persona del presidente Macron, chiarisse quanto è stato già assicurato dalla Francia e quanto sarà versato nei prossimi anni. In tal modo emergerebbe chiaramente che è solo assurdo invocare l’articolo 16 del Trattato bilaterale. Sull’impegno finanziario della Unione europea sarebbe opportuno che il presidente Juncker con un atto formale denunciasse quello che tanti organi di stampa hanno ribadito proprio in questi giorni e cioè che l’Unione europea è pronta a versare 888 milioni di euro. Sulla efficienza della attuale linea ferroviaria sarebbe opportuno che i responsabili delle ferrovie francesi e quelli delle ferrovie italiane denunciassero subito i livelli non solo di non convenienza della attuale tracciato ma gli ormai gravi livelli di sicurezza dello stesso. Un tracciato che non ha senso neppure ammodernare in quanto le caratteristiche dei nuovi container, la composizione dei nuovi treni-blocco non rende in nessun modo conveniente e sicuro l’attuale asse. Sulla validità di un progetto concepito trenta anni fa e sul rischio di obsolescenza di una simile proposta progettuale ritengo opportuno ed utile che si prendessero in esame le varie fasi che hanno portato un’intuizione programmatica e progettuale a diventare intervento compiuto scopriamo che, nel caso del tunnel della Manica, del tunnel del Brennero, del tunnel del San Gottardo, si scopre sempre un arco temporale lungo e scelte così forti trovano proprio nel tempo, nell’approfondimento e nell’ottimizzazione dei processi realizzativi una condizione non di invecchiamento della proposta ma solo di naturale evoluzione progettuale. E’ davvero paradossale che l’approfondimento del progetto e la cura delle soluzioni diventino motivi per ritenere superata e non attuale una scelta che è rimasta viva e condivisa da due stati e dall’Unione europea per oltre trent’anni. Questa considerazione dovrebbe essere addirittura prodotta da una apposita nota del Parlamento europeo. Una nota che ribadisca anche che: la lunghezza del tunnel è di 56 chilometri e non di 70 chilometri; che le opere finora realizzate non sono solo relative ad approfondimenti geognostici ma sono “discenderie” che portano al tunnel di base e servono per portare giù la talpa che scaverà il tunnel e rimarranno nel tempo come opere strettamente funzionali all’intera opera in quanto veri pozzi di aerazione. Tutte queste dichiarazioni, tutte queste conferme oggettive possono essere formulate, come ho tentato di proporre, al massimo livello e, quindi, possono diventare inconfutabili. Sarebbe utile che i più importanti programmi televisivi facessero tesoro di queste verità anche per evitare che qualcuno continui a giocare con l’equivoco: confondere il concetto di libertà nel lancio delle informazioni con quello di venditore di post verità.

Ercole Incalza

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    12 Aprile 2019 - 07:07

    Cari Incalza e Cerasa, solo per ribadire una condivisione persino ovvia e banale. Certo che sarebbe utile, per non dire doveroso, che l’informazione massmediatica, e soprattutto televisiva, la smettesse d’esser megafono, e dunque complice, dei ciarlatani al governo. Ascolto quotidiane interviste su tutte le reti in cui non su programmi e proclami, ma su fatti precisi i governanti raccontano semplicemente frottole, senza che l’intervistatore glielo contesti. Delle due l’una: o l’intervistatore non conosce cio’ di cui si parla, oppure per scelta tace e dunque si rende corresponsabile della diffusione di frottole. Fate voi.

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