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Ci sono errori a cui si può rimediare (il terzo settore), altri a cui non si può

29 Dicembre 2018 alle 06:06

Al direttore - Conte parla di rimpasto. Palazzo Chigi lo smentisce. Appunto.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Quando Luigi Di Maio cerca di giustificare un errore del governo riesce sempre a peggiorare la situazione. Nei giorni scorsi aveva attribuito l’accanimento sul 2,4 per cento del deficit ad un errore di calcolo che li aveva indotti, prima delle manifestazioni d’euforia del balcone, a sovrastimare le risorse necessarie per le loro agognate (contro)riforme. Nelle ultime ore, messo alle strette sul raddoppio delle imposte a carico delle associazioni non profit, il vice premier “giallo’’ ha dichiarato che era intenzione del governo punire solo i “furbetti’’. Poiché un’imposta ha per sua natura carattere generale, si vede che il provvedimento nascondeva un retro pensiero: tutti gli enti di volontariato sono “furbetti’’ (soprattutto se aiutano i migranti). In alternativa, secondo il governo, sarebbe stato sufficiente consentire ai soliti “furbetti’’ di acquistare le assoluzioni, “monetizzando’’, attraverso la cartella delle tasse, le loro irregolarità. E passarsela liscia.

Giuliano Cazzola

 

Ci sono cose che si possono cambiare, come le riforme sbagliate, ma ci sono cose che una volta fatte non si possono più cambiare, come la credibilità e l’affidabilità di un paese, e quando i nostri eroi si accorgeranno di quello che hanno combinato sarà troppo tardi per l’Italia per cambiare strada.

 


 

Al direttore - Strano paese il nostro. Se oltre tre giovani su dieci sono disoccupati, a maghi, santoni, fattucchieri, astrologi, paragnosti e sensitivi il lavoro certo non manca. Al contrario, si espande a macchia d’olio. Così come quello degli esorcisti. Secondo padre Francesco Bamonte, che ne presiede l’Associazione internazionale, le possessioni demoniache sono in aumento per colpa del crescente ricorso a pratiche occultistiche. Confesso di non essere un esperto della materia. Tuttavia, mi chiedo: o la venerazione del maligno – nelle sue molteplici forme – è il sintomo di un disturbo della personalità dai risvolti talvolta criminali, e allora è affare di psichiatri e forze dell’ordine; oppure è il segno di una sempre più attiva intrusione di Satana nelle vicende umane, come recita la prospettiva storiografica già presente nella più antica letteratura apocalittica, e in tal caso c’è poco da stare allegri. Beninteso, me lo chiedo con il massimo rispetto per quel mezzo milione di italiani che, secondo l’Associazione degli psicologi cattolici, ogni anno si rivolge a un esorcista. Se però si rivolgesse a un logico, scoprirebbe che il demonio – che è il mentitore per eccellenza – non dice sempre il falso. Dante l’aveva intuito nel Canto XXVII dell’Inferno. L’episodio è noto. L’anima del frate Guido da Montefeltro viene contesa da san Francesco e da un diavolo. Quest’ultimo ha la meglio perché si avvale del principio di non contraddizione. Guido aveva ucciso un uomo su mandato papale, ricevendo da Bonifacio VIII un’assoluzione preventiva per il suo delitto. Ma, per essere valida, un’assoluzione richiede il pentimento del peccatore, mentre non si può essere sinceramente pentiti di un delitto che si deve ancora commettere. “Forse tu non pensavi ch’io löico fossi”, esclama trionfante il diavolo trascinando con sé l’anima di Guido. Come dargli torto?

Michele Magno

 


 

Al direttore - Gentile direttore: a seguito del suo articolo sul Foglio di ieri a firma Valentini sono a domandarvi di rettificare le seguenti affermazioni che non rispondono a realtà: 1) Nell’articolo si citano come membri del dipartimento economia Lega i nomi di stimatissime persone che però, con l’eccezione di Marco Zanni e Roberto Calletti, non sono e non sono mai state parte del dipartimento federale economia. Non posso escludere che alcuni di essi siano parte di gruppi regionali ma gli unici che hanno fatto parte del dipartimento federale economia sono i due menzionati prima. 2) Il fatto che un gruppo di lavoro abbia una chat whatsapp è un fatto normale ma non si può dire che “altro non sia che una chat whatsapp”. Probabilmente anche la redazione del suo giornale ha una chat ma non è solo quella. 3) E’ totalmente frutto di fantasia che la vecchia chat del dipartimento federale economia si sia “riscoperta quanto mai attiva per imporre uno storytelling carbonaro” (???) tutto ciò nonostante io abbia espressamente dichiarato all’autore che la vecchia chat è ancora aperta solo per suggerimenti e auguri. Spiace ricordare che non è la prima volta che devo intervenire per rettificare errori e falsità in articoli che mi riguardano ospitati sul suo giornale. Io fossi in lei qualche domanda sulla qualità del suo lavoro me la farei. 
Con i migliori saluti.

Claudio Borghi

Risponde Valerio Valentini: “Nell’articolo si citano, come “membri del dipartimento”, proprio i due che lei riconosce essere tali, e in più un altro, tale Tommaso Papini, che però si accredita, lui stesso, come esponente del “Dipartimento Economia Lega per Salvini Premier”. Sono sicuro che gliene chiederete conto. Le altre “stimatissime persone”, invece, sono citate come esponenti di quel milieu filosalviniano e antieuro che segue e supporta le teorie antieuro del duo Borghi-Bagnai. La chat whatsapp a cui Borghi fa qui riferimento, e che è un residuo del vecchio dipartimento economico da lui guidato sin dal 2014 e ormai privo – per stessa ammissione di Borghi – di qualsiasi rilevanza, non ha nulla a che vedere col “dipartimento federale economia”, come lo stesso Borghi – in una chiacchierata peraltro assai cordiale – ci ha confermato ieri alla Camera e come infatti spiegavo nell’articolo di giovedì. Talvolta basta leggere”.

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