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Lettere rubate

Le Sirene non cantano per sedurre Ulisse, ma “l'una all'altra”. L'altro mondo

Annalena Benini

Nel nuovo libro della filosofa Cavarero, che riprende anche le tesi di T.S. Eliot e Kafka, Ulisse non ha capito niente e Omero ha mentito: le Sirene si sono fatte beffe di lui e sono rimaste in silenzio

Forse a voi non sembrerà niente di speciale, ma a me fece davvero grande impressione l’idea che le Sirene non cantassero per Ulisse bensì cantassero per loro stesse: l’una all’altra. Per Giove, tutta la trama del mito allora cambia!

Adriana Cavarero,

Il canto delle sirene
(Castelvecchi, 110 pp.)

 

E se le Sirene non avessero avuto alcun interesse per Ulisse, così come per gli altri viaggiatori? Se fosse stato molto più onesto da parte dell’eroe ammettere: “Non credo che canteranno per me”, come nei versi di Thomas S. Eliot? La tesi della filosofa Adriana Cavarero mi ha immediatamente entusiasmato. Cavarero è andata a cercare, oltre a Eliot (sul quale si è laureata) le varie versioni moderne che riscrivono il racconto di Omero, cercando il significato riservato alle Sirene: Theodor W. Adorno, Franz Kafka, Bertolt Brecht, Maurice Blanchot e altri. Nel tentativo di rovesciare una trama che mette sempre al centro di tutto lui, l’ascoltatore legato all’albero maestro, l’eroe furbissimo che riesce a godersi il canto delle Sirene senza morire. Kafka nel 1917 lo descrive come uomo ridicolo, presuntuoso, patetico nel suo ritenersi incredibilmente ingegnoso, con il trucchetto della cera nelle orecchie, come se nessuno ci avesse mai potuto pensare prima, come se la potenza delle Sirene, che spezzava alberi maestri, si potesse annientare con un po’ di cera.

 

Secondo Kafka, Ulisse non ha capito niente e Omero ha mentito: le Sirene si sono fatte beffe di lui e sono rimaste in silenzio, il suo patetismo ha tolto loro anche la voglia di sedurre e lui, per non mostrare il suo fallimento, ha preferito fingere che cantassero. Brecht addirittura sostiene che le Sirene abbiano taciuto per disprezzo e sdegno nei confronti di “quel maledetto provinciale, incapace di osare” (secondo la visione “sociale, comunista” della riscrittura brechtiana, le Sirene al massimo avrebbero voluto cantare per i naviganti a remi, non per l’uomo solo al comando). Ma per quanto Ulisse sia spesso presuntuoso e ridicolo, continua a essere in queste interpretazioni il destinatario (o il destinatario della beffa) di un canto svrumano, magnifico, terribile. Invece, è l’intuizione di Thomas Eliot che riporta le Sirene a essere protagoniste del loro canto. “Ho sentito cantare le Sirene, l’una all’altra / Non credo che canteranno per me”. Ulisse era solo un marinaio di passaggio che le Sirene non avevano alcun interesse a sedurre o a uccidere. Sono immerse nel piacere della loro esperienza acustica, sonora, sono rivolte l’una all’altra, e i marinai travolti sono solo un effetto secondario. Il canto delle Sirene è di un altro mondo, totalmente disinteressato al mondo maschile, eroico o non eroico che sia.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.