"Hotel by a railroad", Edward Hopper (Wikipedia) 

lettere rubate

Le piccole frasi di Elizabeth Strout che svelano un mondo

Annalena Benini

Lucy Barton è tornata. Nel libro Oh William! c'è la storia del suo ex marito, le figlie cresciute che le vogliono bene e una magnifica scena che riguarda un soprabito blu

Ecco la versione di William che mi stancava, quella del ragazzino petulante nascosto sotto un contegno garbato e cordiale. Ma non importava, non era più mio, William. E riattaccando ho pensato: Grazie a Dio. E mi riferivo al fatto che non era più mio.
Elizabeth Strout, “Oh William!” (Einaudi, 180 pp.)

 

 

Lucy Barton è tornata. Le figlie sono grandi e le vogliono bene, il secondo marito è morto. Paura e gioia di vivere sono ancora legate strette insieme, ma adesso l’aver perso l’uomo che più ha amato (e dal quale più è stata amata) le permette di continuare a mettere in discussione se stessa attraverso gli altri: le permette di guardarsi intorno e dentro e di cambiare di nuovo la storia. Il bene che in fondo le voleva sua madre, ad esempio, chissà se era bene. Una madre brusca, poverissima e violenta che però una mattina si è materializzata al suo capezzale, in ospedale (in “Mi chiamo Lucy Barton”, il primo dei libri con la stessa protagonista) e che quindi negli anni, nel suo desiderio cocente, è diventata una madre buona. La potenza del desiderio, le ha detto un giorno una psichiatra stupenda. Adesso Lucy Barton vuole raccontare di William, il suo ex marito, che è ancora vivo e in salute e al quale stanno succedendo cose terribili e importanti: a settant’anni sta scoprendo chi è davvero, ma senza averlo mai chiesto né desiderato. Sta per scoprire da dove viene. Quali sono le sue origini. Quali sono le bugie che hanno costruito la sua esistenza e anche i suoi fallimenti, come uomo, come marito, a volte come padre. Lucy Barton non ha mai nascosto le sue origini agli uomini che ha amato, loro lo sapevano che “lei viene dal niente”: la sua vergogna e il suo dolore venivano consolati, ma erano soprattutto utili alla consolazione degli altri. Per sentirsi migliori di lei, più fortunati, meglio vestiti, più capaci di affrontare le cose del mondo, anche più meritevoli di gratitudine. C’è una magnifica scena in questo libro, e riguarda un soprabito blu, e vecchie camicie da notte bianche e ricamate, che la suocera passava alla nuora, quando appunto diventavano vecchie. Come un atto di generosità verso la ragazza povera, ma anche come gesto di riconoscimento. Leggete questo libro e capirete perché.

Elizabeth Strout svela a poco a poco, getta indizi sulla sua strada, dichiara di non voler parlare affatto di una certa storia, e poi quella storia prende il sopravvento quasi contro la volontà della sua Lucy Barton, e invece è proprio Lucy Barton che non può fare a meno di ricordare, di andare avanti tornando indietro. Ci sono pensieri che fulminano, ragionamenti che esplodono, ma soprattutto piccole frasi che svelano il mondo, grazie alla bellissima traduzione di Susanna Basso. “Ricordo che quando morì pensai, Se non altro adesso potrò comprarmi i vestiti che voglio, e poco dopo uscii a comprarmi una camicia da notte”. Elizabeth Strout ha la capacità narrativa di far credere che no, non stia succedendo niente di sconvolgente: è tutto mondo interiore, confessione, ma intanto Lucy Barton va a una festa, scopre qualcosa, poi corre in aiuto dell’ex marito, parte per un viaggio, riempie un trolley viola, va incontro a rese dei conti e a rivelazioni vorticose sempre fingendo di essere invisibile, perché lei così si sente. Mentre tutti i personaggi intorno a lei misurano su di lei la loro stessa esistenza.  E’ un gioco di prestigio, costruito su una lingua apparentemente piana, schietta e imbarazzata che invece sprigiona forza e urgenza. Lei si schermisce, noi cadiamo nella trappola e pagina dopo pagina ci lasciamo scappare un sospiro: oh Lucy!

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.