Nadia Fusini indaga la fratellanza inquieta fra uomini e donne, in nome della libertà

Un pamphlet rigoroso e suggestivo, pieno di speranza, riscritto dopo vent’anni

31 Marzo 2018 alle 06:00

Nadia Fusini indaga la fratellanza inquieta fra uomini e donne, in nome della libertà

Foto Pixabay

Sono una donna, ripeto. Una, non tutte, insisto. Non rappresento nessuno, non sono l’esponente di un movimento. Niente volontà di potenza. Piuttosto volontà di creazione. Perché si possa essere tutti, uomini e donne, liberi, e ognuno e ognuna di noi differente; perché si possa, ogni uno e ogni una di noi, farsi artisti della nostra propria esistenza. Sono me stessa, singolare, unica. E tuttavia consapevole della differenza che, in quanto donna, rappresento. Al contrario di tante donne inconsapevoli, non rifiuto le stimmate della differenza sessuale; non faccio il calcolo meschino che perderei le prerogative dell’universalità, se accetto quelle insegne. Assumo la mia parzialità in piena coscienza di intendere e volere.

Nadia Fusini, “Fratellanza inquieta

(Donzelli editore)

 

La fratellanza inquieta è il rapporto fra uomini e donne, per come è cambiato nei secoli, dentro il movimento verso la libertà che hanno fatto le donne, anche neutralizzando il corpo femminile. Diventare libere snaturandoci, spiega Nadia Fusini in questo rigoroso e suggestivo pamphlet pieno di speranza che ha riscritto dopo vent’anni (e anche questo riscrivere, muoversi, non essere mai soddisfatte, sazie, questa continua mancanza è il segno dell’essere donna). Diventare libere dimostrando di essere forti quanto gli uomini: non è povera, scrive Nadia Fusini, insopportabilmente povera l’esistenza femminile quando la sua misura sia quella maschile? Come ha detto la filosofa Luisa Muraro, sarebbe giusto ricordarsi che essere donna è un privilegio, e la sua grandezza un’avventura segreta, che c’è sempre stata, c’era da prima. Ma la libertà implica un tradimento, e per essere libere abbiamo tradito, snaturato, fino ad attaccare “l’idealizzazione della madre”. Ne valeva la pena: bisogna essere disposti a perdere qualcosa per cambiare, ma la verità della relazione umana comincia con la liberazione e con la dipendenza dalla madre. Oggi però possiamo essere madri e mogli con un’esistenza nuova: non abbiamo bisogno di essere guidate, né protette. Anche questo cammino ha generato la fratellanza inquieta, e la degenerazione dell’inquietudine in resa dei conti, ma è una questione di sovranità, scrive Nadia Fusini, non di potere. E di libertà, non di possesso. Le donne sono abituate a vivere al di fuori delle categorie del potere e dell’avere, quindi sarà il caso, finalmente, di fidarci l’uno dell’altro: “Ci incontreremo senza appartenerci, ci avvicineremo senza strangolarci in legami troppo stretti; accetteremo l’uno dall’altro l’ombra di sconosciuto che ci avvolge. Staremo nell’estraneità reciproca ammirando che l’altro possa fare cose diverse da noi, dire cose che non capiamo, e tuttavia ci riguardano”. A volte il futuro è già qui, e la fratellanza si esprime in questo senso, a volte invece non siamo ancora fino in fondo liberi, uomini e donne. Nell’amore, nel lavoro, nella famiglia, nelle strade dell’esistenza. Nadia Fusini sogna di stare fronte a un uomo che perda davanti a lei la sua tracotanza, che riconosca insieme a lei che “non sappiamo nulla”. Non certo per ottenere la sparizione dell’altro, ma per costruire la relazione con l’altro. Una relazione misteriosa, inquieta, in cui ciascuno conserva e afferma la propria singolarità. In cui ciascuno dice: io sono un altro, io sono un’altra.

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