Il rischio della politica industriale sul modello “riprendiamoci la Gioconda”

Al direttore – Salvini: “Centrodestra unito, tutti insieme al Colle”. Di Maio: “A che ora ci vediamo?”.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - Se il primo giro di consultazioni al Quirinale è storicamente inutile, forse converrebbe iniziare direttamente dal secondo.

Michele Magno

 

Al direttore - Ho letto sul Sole 24 Ore che Davide Casaleggio sostiene che “Rousseau è un sistema che ci invidiano in tutto il mondo”. In nessuna parte del mondo – nessun politico, nessun intellettuale, nessun uomo delle istituzioni – mi sembra che ci sia qualcuno che abbia mai sostenuto una tesi simile. Ma come diceva Joseph Goebbels, “ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Joseph Casaleggio, probabilmente, deve essere partito da qui.

Luca Martini

 

“La piattaforma Rousseau è stata realizzata con un sistema che si chiama Cms Movable Type Enterprise Versione 4.31-en. E questa versione è affetta da obsolescenza tecnica”. Significa che “il sistema adottato non consentiva di imporre delle policy efficaci relativamente alla qualità delle password, ammettendo l’uso di password banali, facilmente esposte alla decifrazione e ad attacchi”. Il modello che tutto il mondo ci invidia – come ha segnalato settimane fa il Garante per la privacy – è un modello potenzialmente settato per controllare gli iscritti alla piattaforma. Un modello dove non esiste la privacy è un modello che al massimo può essere invidiato dalle dittature e dalle teocrazie. Chissà che non sia questo il mondo a cui pensava Casaleggio.

 

Al direttore - L’analisi dell’intervento della Cdp in Tim sviluppata dalla Ciliegia sul Foglio del 6 aprile è pienamente condivisibile. L’avventura italiana di Vincent Bolloré, quella complessiva, inizia nei primi anni dello scorso decennio quando appariva ancora come un raider, il quale ebbe bisogno di autorevoli sponsor (in primis, Cesare Geronzi) per intrattenere corrette relazioni istituzionali e finanziarie. Poi vi è la specifica avventura Telecom. L’intervento della Cdp non è una manifestazione di dirigismo, come ben dice la Ciliegia. E’ necessario valutare le finalità e le condizioni. Ma, trattandosi di un intervento pubblico che osserva le regole del mercato, che mira ad avere un ruolo sulla rete e sulla trasformazione della struttura societaria dell’impresa partecipata verso la “public company”, che impedisce una sottovalutazione degli interessi strategici nazionali connaturati a diverse funzioni di Telecom, è impossibile evocare sovranismo e dirigismo. E’ anche chiaro che non si tratta di una scelta di mero appoggio al fondo Elliott e che sui nomi da inserire nell’organo deliberativo la Cdp dovrà avere una sua posizione. Se si volesse mai ritenere inopportuno l’intervento in questione, allora, si ridurrebbero drasticamente le possibilità operative della Cassa. Che di quest’ultima sia necessario fissare meglio la missione, che occorra chiarire la natura di intermediario finanziario che essa riveste dal momento che il suo operare va oltre, è assodato. Ma ciò nulla toglie all’opportunità dell’ingresso della Cdp nell’assetto societario di Telecom.

Angelo De Mattia

 

Il problema dell’ingresso di Cassa depositi e prestiti in Tim non è se sia legittimo o no che lo stato faccia politica industriale (in Francia e Germania le Cdp sono già dentro le Telecom nazionali). Il punto è un altro: se alla guida dello stato arriva qualcuno che usa Cdp sul modello del “riprendiamoci la Gioconda”. Un conto è mettere una Cdp in mano a Macron. Un altro è metterla nelle mani di Casaleggio & Co.

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