Un po' di camomilla per Juncker e una domanda sul pm Woodcock

Al direttore - Juncker, no alle derive operative.

Giuseppe De Filippi

 

Anche a Juncker servirebbe un po’ di camomilla.

 

Al direttore - Sfascisti no grazie. Evviva! Come non aderire?

Francesco Micheli

 

Grazie. La sintesi del manifesto è questa: “A prescindere da chi andrà al governo chiediamo alle forze politiche di impegnarsi nella prossima legislatura a non sostenere alcuna politica protezionista, alcuna politica anti vaccinista, alcuna politica anti europeista; a non avallare alcuna politica finalizzata a indebolire l’euro, a smantellare la riforma del lavoro, a scassare la riforma delle pensioni”. Il resto si trova sul sito del Foglio. Per firmare, e non restare neutrali, si scrive qui: [email protected].

 

Al direttore - Concordo e sottoscrivo il vostro manifesto del buon senso.

Carlo Scarpa

 

Al direttore - Vivo a Trieste e lavoro in Germania; aderisco con forza ed entusiasmo al Manifesto, per un’Italia che non debba mai più essere considerata un paese di serie B dai partner europei.

Marco Cesa

 

Al direttore - Aderisco pienamente al manifesto. Sempre bello trovare del buon senso in giro.

Giulia Grossi

 

Al direttore - C’è l’art. 289 del codice penale che sanziona “l’attentato agli organi costituzionali”. L’articolo prevedeva una pena “non inferiore a dieci anni” ai trasgressori, ma il governo Prodi l’ha modificato (“da uno a 5 anni”). Soprattutto ha inserito la dizione: “Chiunque commette atti violenti diretti ad impedire ecc.”. La modifica è stata imposta dalla magistratura perché chiunque sapesse leggere avrebbe potuto farci entrare a pieno titolo tutta l’operazione Mani pulite e quello che ne è seguito. Adesso c’è questa porcheria di Scafarto. Perché la magistratura e gli inquirenti non intervengono? Perché sono conniventi: “Concorso neanche tanto esterno ad attentato agli organi costituzionali”.

Carlo Schieppati

 

La domanda da fare forse è un’altra. Poniamo che abbia ragione il pm Woodcock quando dice che nulla sapeva di quel che faceva Scafarto. Poniamo che sia possibile che un pm non sia responsabile di quello che fanno le forze dell’ordine che lavorano in una sua inchiesta. Poniamo tutto questo e proviamo a rispondere a una domanda: è un sistema responsabile quello che rende i magistrati non responsabili di ciò che fanno i carabinieri che lavorano per lui? Risposta esatta.

 

Al direttore - Con la nomina a senatore a vita di Liliana Segre, il presidente Sergio Mattarella – colmando un grave ritardo delle istituzioni democratiche – ha voluto mandare un segnale netto contro il risorgente antisemitismo che circola per l’Europa (persino nelle università) magari con il pretesto della solidarietà ai palestinesi. Mi aspetto dal capo dello stato un altro gesto riparatore nei riguardi di una signora, che in un periodo difficile per l’Italia, ha lasciato la sua famiglia e i suoi studenti per ricoprire l’incarico di ministro del Lavoro e, in quel ruolo, si è assunta la responsabilità di riforme (delle pensioni e del mercato del lavoro) che hanno restituito credibilità al nostro paese (il governo Monti, infatti, non sarà certo ricordato per l’infame legge Severino). Questa signora – che “ci ha messo la faccia” in grande solitudine persino all’interno della compagine governativa della quale faceva parte – viene insultata e minacciata da anni. La sua opera meritoria, valorizzata all’estero, è bistrattata, da noi, dai tanti ciarlatani protagonisti di una campagna elettorale plebea in cui sono state le forze populiste a dettare l’agenda. Per farla breve: presidente Mattarella, nomini Elsa Fornero senatore a vita.

Giuliano Cazzola

 

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