Bersani, esci da questo blog! Un altro caso Charlie Gard

16 Dicembre 2017 alle 06:04

Al direttore - Ma riammettono l’Italia ai Mondiali, ridanno l’Ema a Milano. Solo lui è ancora quello dello streaming?

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Bersani: “Con i grillini si può dialogare. Io sono sempre quello dello streaming”. “Amor ch’a nullo amato amor perdona” (Amore non tollera che chi è amato non riami) o sindrome di Stoccolma? Ai contemporanei l’ardua sentenza.

Michele Magno

 

Bersani, esci da questo blog.

 


 

Al direttore - Nell’indifferenza e nel silenzio più totale e proprio negli stessi giorni in cui per una macabra coincidenza in Italia viene approvata una discutibilissima legge sul testamento biologico che ha tutte le premesse per essere l’anticamera dell’eutanasia, si sta consumando sotto i nostri occhi un altro caso Charlie Gard. Teatro del dramma di nuovo l’Inghilterra. Stavolta è il turno del piccolo Alfie Evans, 17 mesi di cui 12 in un ospedale pediatrico di Liverpool. Affetto da una malattia che lo costringe a essere intubato, come per Charlie Gard i medici che lo hanno in cura (si fa per dire) hanno decretato, rivolgendosi al Tribunale con l’obiettivo di sottrarre il piccolo alla tutela dei genitori perché in disaccordo con loro, che “la sua vita è inutile”. E che quindi, nel “miglior interesse del bambino”, bisogna sospendere e rimuovere la ventilazione in modo perché il piccolo “dev’essere lasciato morire in modo pacifico e dignitoso”. E questo con buona pace del fatto, piccolo particolare, che Alfie di morire non ne vuol proprio sapere, e anzi si “accanisce” a vivere. Non solo. Ma contrariamente ai medici che erano sicuri (o forse speravano?) che sarebbe morto un anno fa, Alfie addirittura interagisce, come chiunque può verificare andando a vedere un video postato sul suo profilo Facebook il 7 dicembre. Ora il Tribunale dovrà decidere se affidare Alfie a un tutore. Ma se tanto mi dà tanto la sentenza è già scritta. Non resta che una domanda: fino a quando il mondo resterà inerte di fronte all’orrore di una vita che viene giudicata “inutile”? I am Alfie Evans.

Luca Del Pozzo

 


 

Al direttore - “Il sofà del produttore’’ è un libro scritto da Selwyn Ford (lo pseudonimo scelto da due giornalisti Alan Selwyn e Derek Ford) nel 1990 e pubblicato l’anno dopo in Italia da Mondadori. Se il titolo non fosse sufficiente a segnalare l’argomento del libro, riportiamo qualche passo tratto dal “retrocopertina’’: “Questo libro, piccante e informatissimo, racconta la storia di Hollywood “dal punto di vista del divano’’ dai tempi del muto fino agli anni Settanta, passando per l’età aurea di star come Joan Crawford e Marilyn Monroe. Il “sofà del produttore’’ mette a nudo l’altra faccia del divismo hollywoodiano e rivela i retroscena, a volte sorprendenti, del successo di nomi gloriosi come Charlie Chaplin, Betty Grable, Jean Harlow, Cary Grant, John Wayne, Bette Davis, Rita Hayworth’’. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, anche se i molestatori seriali contemporanei continuano “ad essere crocefissi in sala mensa’’ e addirittura perdono le elezioni in Alabama. Eppure tanto le vittime quanto i carnefici di oggi sembrano dei patiti della “mano morta’’ sugli autobus affollati se messi a confronto con i protagonisti dei tempi d’oro della Mecca del cinema.

Giuliano Cazzola

 


 

Al direttore - Non sarei così drastico – come l’editorialino del Foglio del 15 dicembre – da bocciare in blocco i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, pur essendovi molti aspetti nel suo operare che suscitano giuste critiche. Ma occorre sperare che, almeno nella fase finale delle audizioni e poi in quella della stesura dei documenti conclusivi, si effettuino delle correzioni di impostazione mirando, innanzitutto, alla proposta di riforme normative, oltre alla rappresentazione di carenze e responsabilità che tali revisioni impongano. Non credo, comunque, che la vicenda Montepaschi si sia “sgonfiata” verosimilmente perché, pur non scritto nell’editorialino, è sopravvenuta un’assoluzione da parte della Corte di appello di Firenze dei principali esponenti aziendali dal reato di ostacolo all’attività di Vigilanza. Per dire una parola finale occorrerà attendere che la decisione passi in giudicato, mentre già si preannunciano ricorsi per Cassazione. In effetti, è avvertita l’esigenza anche che siano ben precisati, in sede giurisprudenziale, contenuti e limiti di tale reato. Ma la vicenda del Monte non è affatto solo quella del presunto ostacolo anzidetto. Al di là di altri processi in corso, il caso tipico di intrecci tra politica, economia, organizzazioni sociali e del territorio con le sopravvenute degenerazioni merita ancora un’analisi approfondita, pienamente attuale che parta, per esempio, dalla sciagurata acquisizione di Antonveneta e non si sottragga anche dall’esaminare l’autorizzazione allora all’uopo rilasciata dalla Vigilanza durante il governatorato Draghi, sulla base di una istruttoria che, solo ora per alcuni che aprono gli occhi, comincia a dimostrare carenze e debolezze, che invece da tempo erano evidenti. Insomma, non si dovrebbe affatto trattare di un caso chiuso, a maggior ragione perché il Monte è adesso in fase di rilancio e merita sostegno con una netta cesura rispetto al passato.

Angelo De Mattia

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