Il terrorismo è colpa del liberismo, sì. Per Telemaco: trattasi di satira

Al direttore - Scusaci principessa.
Giuseppe De Filippi

 

Che la forza sia con te.

 

Al direttore - Curioso: nella sua orazione funebre, il vescovo ha detto che Fabrizia Di Lorenzo è partita da Sulmona perché non c’è lavoro, ma non ha detto che non è tornata da Berlino perché c’è il terrorismo islamista.
Michele Magno

 

E’ sempre tutta colpa del liberismo sfrenato, no?

 

Al direttore - “Di tutte le cose è misura l’uomo, di quelle che sono, in quanto sono, di quelle che non sono, in quanto non sono”. Correvano gli anni dal V al IV a C. Niente e nessuno è più attuale del Protagora. Capisco bene che non possiamo esimerci, sottrarci al “vivere” dei tempi di nostra vita terrena. Guai se non fosse così. Però è inconfutabile che tutte le “cose”, sia del braccio, sia della mente dal sapiens sapiens a oggi, esprimono “la misura dell’uomo” attraverso i millenni. Ogni epoca ha avuto le predominanti sue. “Tutto quello che può accadere, accadrà”, recita la legge di Murphy, proprio perché “l’uomo è la misura di tutte le cose”. Anche Facebook e l’attuale modo di somministrare, usare, indirizzare l’informazione e, la “democrazia”. Abbiamo costruito un “sistema” che ha le sue inderogabili regole di sopravvivenza,ok, ma se ridimensionassimo un po’ la pretesa di essere, ciascuno di noi, depositario della verità, della soluzione del tutto, forse, sarebbe meglio. Provarci, impossibile?
Moreno Lupi

 

Al direttore - Certamente il progresso c’è ed è evidente: fino a 30 anni fa (anzi, meno!) la ricerca della verità sui mezzi d’informazione era utopistica, e comunque lasciata alla libera decisione del giornalista: libertà di cui, per fare un esempio, Indro Montanelli e Giorgio Bocca facevano un uso ben diverso tra loro. Avevamo un intero blocco del mondo, ampiamente infiltrato nella cultura e nell’editoria occidentali, che aveva fatto della “disinformazione” una vera e propria ragione di vita, che lo teneva in piedi con le buone o – più spesso – con le cattive. Adesso i comunisti non ci sono più (anzi, forse non ci sono mai stati, no?) e si può parlare non solo di libertà, ma addirittura di verità nell’informazione. Evviva!
Giovanni De Marchi

 

Sarebbe bello, a proposito di verità-tà-tà, se questa improvvisa attenzione dedicata dai giornaloni al fenomeno delle fake news contribuisse ad aprire un dibattito, all’interno degli stessi giornaloni, su un tema che riguarda sempre la post verità. Pensateci: che differenza c’è tra una fake news che arriva da un sito sconosciuto e alimenta la propaganda, chessò, trumpiana e una fake news che arriva da una procura e alimenta la propaganda di un movimento politico? Meglio ancora: quand’è che si capirà con chiarezza che le bufale non sono soltanto le notizie false ma sono anche le patacche che vengono spacciate per Verità, con la V maiuscola, pur essendo soltanto delle verità parziali, spesso poi smentite dai fatti? Che differenza c’è tra un papello che non esiste e una notizia che non esiste?  C’è tutta questa differenza tra una notizia di reato palesemente infondata e una notizia palesemente falsa? E se non c’è, perché allora non applicare ai divulgatori seriali di bufale giudiziarie – notizie che non lo erano, direbbe il nostro amico Luca Sofri – gli stessi criteri applicati ai divulgatori di notizie false? Vogliamo parlare di fake news? Bene. Allora smettiamo di parlare della propaganda russa e iniziamo a parlare di chi alimenta in Italia la post verità, da ben prima che arrivasse Facebook. Quando il fango ha cominciato a essere infilato nei ventilatori, Zuckerberg forse non era neppure nato. Vogliamo parlarne?

 

Al direttore - “Un padre che ieri si diceva vecchio stampo, oggi si definisce omofobo”. Questo l’attacco di un pezzo uscito ieri sull’ambiente famigliare (e non solo) di George Michael (taccio la testata siccome siamo a Natale e devo essere più buono). Con tutto il rispetto per l’icona pop passata a miglior vita (si spera, ci mancherebbe, che come diceva santa Faustina Kowalska la misericordia è la penultima parola di Dio, l’ultima è il giudizio), per i di lui fans urbi er orbi tristi e sconsolati, per il mondo della musica pop che come il titano Crono s’è mangiato un altro dei suoi figli, ma se la neolingua politically correct arriva a bollare col marchio d’infamia di “omofobo” (parola di cui continua a sfuggirmi il significato letterale) un povero padre perché “vecchio stampo” – ovvero bigotto retrogrado cavernicolo ottuso e via tollerando – beh, allora voglio dire al padre di George Michael che siamo (almeno) in due. Je suis omofobo.
Luca Del Pozzo

 

Al direttore - Nel profondo sud, la chiesa è molto solidale con le vittime dei poteri illegali. E i vescovi, mentre le istituzioni tacevano, hanno, spesso, fatto sentire la loro voce contro la protervia delle mafie. Ma lo stato, il governo, gli enti locali non possono delegare ai parroci la lotta contro i boss (defunti). Il potere dei capi delle cosche (vivi e che opprimono i cittadini onesti) devono limitarlo gli amministratori e i politici, con la trasparenza e la correttezza. C’è un punto, che dovrebbe emergere, con maggiore convinzione e forza: l’obbligo di chi governa, sia sindaco, assessore, deputato, regionale o nazionale, di fare, in prima persona, il proprio dovere, di non scaricare sempre su altri le responsabilità nel contribuire a diffondere nel sud – o in quella parte del sud, dove ancora non c’è – un’esemplare cultura delle istituzioni, nei doveri diretti, e non trasferibili ad altri, degli obblighi di comportamenti rigorosi, di cui l’attività amministrativa, nel mezzogiorno, ha estremo bisogno.
Cordiali saluti.
Pietro Mancini

Il dr. Massimo Recalcati ci ha chiesto la pubblicazione del seguente testo:

Al direttore - Diversamente da quanto riportato nell’articolo “Tana libera tutti” pubblicato il 10 dicembre 2016, Massimo Recalcati non ha mai fatto mancare a Matteo Renzi il proprio sostegno, tanto meno a seguito o per effetto della “sconfitta referendaria”.

 

Grazie. Da ora in poi ogni rubrica di satira che verrà pubblicata sul Foglio in cui comparirà il nome di Massimo Recalcati verrà seguita da una parentesi siffatta: (per Telemaco: trattasi di satira). Cordialità.

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