LA SITUA - PAROLA AGLI STUDENTI UNIVERSITARI
Il martire della polarizzazione: Charlie Kirk e la fine della Religione civile
La fede negli Stati Uniti è diventata un ordigno pronto a esplodere, tra promesse messianiche e rivendicazioni nazionaliste
Kirk è morto per una visione del mondo che non prevede più l’accettazione del diverso. Il proiettile che lo ha ucciso è stato il culmine di una spirale di odio che dura ormai da anni. Non si riesce a capire l’ascesa di Kirk senza vedere l’evoluzione del movimento conservatore Tea Party – nato nel 2009 in opposizione a Obama – nel movimento Maga
Pubblichiamo un articolo realizzato da un gruppo di studenti dell'Università di Padova-Dipartimento di Studi politici, giuridici e internazionali, realizzato nell'ambito del laboratorio "Giornalismo politico internazionale", curato in collaborazione con il Foglio tra febbraio e marzo.
Padova. Da “In God we trust” a “Make America Great Again”. Era il primo pomeriggio del 10 settembre scorso quando Charlie Kirk veniva assassinato da un proiettile sparato dal giovane Tyler Robinson. Non si trattava solo di cronaca nera o violenza politica, ma di un punto di non ritorno. La religione negli Stati Uniti ha smesso di essere il sale della democrazia ed è diventata un ordigno pronto a esplodere. Un tempo, a fondamento della Nazione americana c’era il motto “In God we trust”, ripreso a metà del Novecento dal presidente Dwight Eisenhower. Come scriveva Robert Bellah nelle sue opere, la religione civile costituiva un collante simbolico che “teneva uniti il Maine e la California”. Oggi, ciò che era un tempo un’architettura solida, è definitivamente crollato e dalle sue rovine è stato estratto il corpo di Kirk, trasformato da attivista e influencer a martire. Il suo funerale, tra bandiere con la croce cristiana e cappellini Maga, ha dato risalto a una nuova fede, il nazionalismo cristiano: non si vota più il programma di un partito politico, ma si aderisce a un destino messianico.
Questa divisione è in realtà una frattura identitaria. Kirk è morto per una visione del mondo che non prevede più l’accettazione del diverso. Il proiettile che lo ha ucciso è stato il culmine di una spirale di odio che dura ormai da anni. Non si riesce a capire l’ascesa di Kirk senza vedere l’evoluzione del movimento conservatore Tea Party – nato nel 2009 in opposizione a Obama – nel movimento Maga. Mentre la vecchia destra repubblicana di Bush usava un linguaggio istituzionale, quello di Kirk era più diretto e da trincea. L’attivista non voleva un compromesso politico, ma voleva instaurare una sorta di egemonia culturale, a partire dalle sue visite ai campus, ovvero il cuore del “territorio nemico”. Per lui l’America era omologata dal progressismo radicale e voleva rendere il conservatorismo una sottocultura della ribellione.
La religione ha perennemente influenzato la società e la politica americana, ma negli ultimi decenni si è trasformata da collante universale a strumento di forte polarizzazione interna. In questo contesto, si inserisce il paradosso del “business della fede”. La polarizzazione non è un incidente di percorso ma un modello di business: più si demonizza il nemico, più la comunità dei fedeli si stringe attorno al suo spirito guida. Tuttavia, è quando muore qualcuno che questa architettura di mercato si trasforma in una “tragedia greca". L’omicidio di Orem ha rivelato la fragilità della democrazia in America. Da quando la politica non si occupa più di gestire la cosa pubblica, ma diventa una guerra spirituale (termine usato spesso nei discorsi di Kirk), l’avversario non è più solo un competitor, ma un’entità da annientare.
Nell’ambito della violenza politica, il proiettile di Robinson è il risultato di un sistema di comunicazione in cui le parole vengono caricate come un fucile. Il funerale di Kirk si è tenuto in un’atmosfera tra la mobilitazione delle masse e un rito funebre, e ciò ha dato una nuova immagine dell’America. L’insieme di slogan elettorali e simboli religiosi è diventato inquietante. Le persone non piangevano solo per la sua morte, ma anche per lo stato che lui voleva “salvare”. Il motto “In God We Trust" non era più un gesto di umiltà verso Dio, ma un grido di battaglia. La religione, nel suo significato più alto di re-ligare (collegare) ha chiaramente fallito. Non serve più a unire gli americani dietro una morale condivisa, ma li rende gli uni nemici degli altri. Di conseguenza, li convince che la loro salvezza sia strettamente legata all’eliminazione dell’altro. La fede considerata non è più quella dei Padri Pellegrini ma, in un quadro postmoderno, viene costruita sui social ed è nutrita dall’odio verso il prossimo.
Il caso Kirk fa capire che quando la religione entra nell’ambito pubblico, rimane solo un’opposizione tra martiri e carnefici. L’assassinio dell'attivista verrà ricordato nella Storia americana non solo come un episodio di violenza spropositata, ma anche il punto di non ritorno di un esperimento che ha mischiato religione e politica. Kirk ha venduto ai giovani statunitensi non solo delle promesse elettorali ma un’appartenenza. Più gli scontri si inasprivano e Kirk veniva contestato, più la sua crociata si rafforzava. Ma è dopo la sua morte che è venuta a galla la natura più inquietante del fenomeno, quella di un’icona generata dall’algoritmo. Poco dopo l’omicidio di Orem, sui social si è assistito all’esaltazione di questo simbolo. Alle fotografie di Kirk, in cui spesso viene rappresentato con gli occhi verso il cielo e luci quasi caravaggesche, sono stati aggiunti versi della Bibbia e promesse di vendetta. Nel contesto dei social, la morte non è più la fine di un uomo, ma la creazione di un mito intoccabile. Ciò dimostra come la polarizzazione sia sfociata nel sangue. Charlie Kirk è stato elevato a un santo ucciso dall’“Anticristo progressista”. Questo passaggio dall’ambito della politica alla devozione mistica segna la fine della razionalità nella sfera pubblica. Non vengono più messe in discussione le sue idee, in quanto è considerato martire. Vi è un chiaro cambiamento dalla demagogia alla venerazione, con la trasformazione di ogni sforzo di analisi critica in un’eresia.
Bianca Colli, Gianluca Sica, Gabriele Cavalli
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