La Situa - Parola agli studenti universitari

Dagli Epstein file a Bruxelles, la costruzione della rete sovranista in Europa

I documenti legati al finanziere morto suicida nel 2019 mostrano le tessere di un mosaico che si riprometteva di dare un colpo mortale all'Ue, puntando tutto sulle elezioni nei vari paesi. Il pericolo non è ancora sventato

Il 2026 si presenta come un anno decisivo per misurare quanto sia ancora attivo lo slancio dell’estrema destra in Europa con il voto parlamentare in Slovenia, le consultazioni in Ungheria e Svezia, e le elezioni locali in Spagna, Germania, Francia e Italia

Pubblichiamo un articolo realizzato da un gruppo di studenti dell'Università di Padova-Dipartimento di Studi politici, giuridici e internazionali, realizzato nell'ambito del laboratorio "Giornalismo politico internazionale",  curato in collaborazione con il Foglio tra febbraio e marzo.

 

Padova. Non solo scandali sessuali. Gli Epstein files rivelano un’idea di Europa come laboratorio politico per i sovranismi. A inizio 2026, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilasciato milioni di materiali legati al caso Epstein, dal nome del finanziere morto suicida in carcere nel 2019.  Da Marine Le Pen a Matteo Salvini, sono numerosi i nomi dei vari politici europei a cui si fa riferimento nei documenti. Appaiono rilevanti alcune email tra il finanziere e Steve Bannon, ex stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ed esponente di spicco del movimento “Make America Great Again”, da cui emerge un chiaro progetto per influenzare la politica europea.La declassificazione di questo immenso archivio di atti giudiziari e testimonianze, emerso dopo l'arresto di Epstein per traffico sessuale di minori e la sua morte, ha messo in luce una mappa del potere fino a quel momento ignota: una rete di relazioni che intreccia finanza, politica e mondo accademico, svelando legami inconfessabili.

 

Le email tra Bannon ed Epstein svelano una fitta rete di consulenze e analisi politiche volte, in ultima istanza, a sostenere attivamente i sovranismi europei. Il disegno del grande stratega trumpiano si era parzialmente manifestato con la creazione di "The Movement", piattaforma con sede a Bruxelles, pensata per unire le destre europee in vista delle elezioni del 2019. In particolare, Bannon mostra di avere un forte interesse nei confronti del capo della Lega e allora ministro degli interni italiano Matteo Salvini, tanto che il suo nome appare 89 volte nei file, sebbene non ci sia alcuna prova che il viceministro abbia mai avuto rapporti personali con Epstein. Ciò che è evidente, però, è l’interesse di Bannon nella politica italiana ed europea. In una mail afferma: “Alle prossime elezioni del Parlamento europeo possiamo passare da 92 a 200 seggi, fermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque cosa vogliamo” e a dicembre 2018, “La prossima primavera vinciamo il 60 per cento del Parlamento europeo, Salvini convoca le elezioni la settimana dopo, possiamo gestire noi le cose da qui”

 

Ma non è solo l’Italia a essere centrale nei piani portati alla luce, perché l’interesse del consigliere politico si allarga anche alla Francia. A inizio 2019 le conversazioni tra Epstein e Bannon si concentrano su una raccolta fondi per permettere a Lega e Rassemblement National di presentare delle liste complete alle imminenti elezioni europee. Non si parla quindi di finanziamenti diretti, ma di piani strategici. E come dice lo stesso Bannon in uno scambio con l’ex finanziere, la sua azione si allargava alla Germania con l’AfD, alla Svizzera con lo Swiss People’s Party e all’Ungheria con Orbán. Appare quindi una logica fredda e strategica. In un messaggio, Epstein commenta così l’andamento dei leader europei a pochi giorni dalle elezioni: “Macron giù? Boris su. Merkel giù. Ottimo”.  

 

La rete di Bannon ed Epstein sembra allargarsi a vista d’occhio. Non solo i nomi già citati, ma anche l’ex ministro degli affari esteri norvegese Børge Brende e l’ex primo ministro Thorbjørn Jagland,il promotore della Brexit Nigel Farage ed esponenti delle istituzioni europee, come Benjamin Harnwell, ex membro dello staff del Parlamento europeo, e Peter Mandelson, ex commissario europeo al Commercio sospettato di aver trasferito informazioni sensibili al finanziere. Risulta così evidente la permeabilità della politica europea a influenze esterne nonché la mancata capacità delle nostre democrazie di proteggersi da un ecosistema di potere opaco in cui interessi politici, economici e personali si intrecciano.

 

Con le elezioni in arrivo in tutto il continente, questa prospettiva solleva molte preoccupazioni. Il 2026 si presenta come un anno decisivo per misurare quanto sia ancora attivo lo slancio dell’estrema destra in Europa con il voto parlamentare in Slovenia, le consultazioni in Ungheria e Svezia, e le elezioni locali in Spagna, Germania, Francia e Italia. Finora il fronte sovranista avanza nei comuni francesi, dove l’ascesa del Rassemblement National è prepotente nonostante la condanna della leader Le Pen che la rende al momento incandidabile, e nel Baden-Württemberg, una delle regioni più ricche e industrializzate della Germania, nella quale l’AfD è al 18 per cento. Invece, è dato per sfavorito in Ungheria, dove i sondaggi in vista delle elezioni del prossimo aprile vedono in testa il partito del leader dell’opposizione Péter Magyar contro quello nazional-conservatore di Orbán. Anche in Italia le elezioni amministrative (e il Referendum sulla giustizia appena svolto) di quest’anno sono un test per verificare il sostegno al governo Meloni, sebbene lo stesso Bannon, a leggere le sue più recenti interviste, ormai la collochi ai margini dell’orbita populista richiamandola a una scelta essenziale: l’Europa o il sovranismo internazionale.

 

La vera preoccupazione riguarda la forza della democrazia europea. Le elezioni saranno un banco di prova per la tenuta democratica dell’Unione. Il caso della Romania sembra dare speranza in tal senso. Alla fine del 2024, la Corte costituzionale ha annullato le elezioni presidenziali vinte dall’estrema destra di Calin Georgescu a causa di ampie intromissioni russe nella tornata elettorale. Decisione criticata sia da Putin sia da Trump con un inquietante, ma non certo sorprendente, allineamento dei sovranismi. Anche Svezia e Ungheria denunciano forti influenze russe a favore delle componenti nazional-sovraniste in vista delle vicine elezioni e avvertono sulla minaccia incombente che pende sull’Unione europea. Sembra dunque sempre più dispiegarsi il disegno di un’Europa che cade per lasciare il posto, citando Epstein, a “tribalismi, opposizione alla globalizzazione, nuove alleanze”.

 

Sofia Cecconi, Giorgia Ragana, Desy Girò