La situa - dibattiti universitari

A proposito della fuga dei cervelli

Abbiamo chiesto agli studenti universitari di dirci cosa non sta facendo il governo e cosa dovrebbe fare per trattenere i neolaureati in Italia? Qui le migliori risposte.

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Cosa dovrebbe fare il governo per trattenere i neolaureati in Italia?
Nel film La meglio gioventù un docente universitario suggerisce, a chi può permetterselo, di lasciare il Paese: qui tutto sembra immobile, bloccato nelle mani di “dinosauri”. Una battuta amara che, a distanza di anni, suona ancora attuale.
Molti giovani laureati, entrando nel mercato del lavoro, si scontrano con stipendi bassi, contratti precari e carriere poco trasparenti. I “dinosauri” non sono solo persone, ma meccanismi: concorsi lenti e farraginosi, burocrazia che frena le imprese, scarsa valorizzazione del merito. In questo contesto partire diventa spesso una necessità più che una scelta.
Per affrontare il problema occorre considerare due fattori: settori non saturi e demografia. Gli investimenti dovrebbero concentrarsi su ambiti ad alta domanda – innovazione tecnologica, ricerca, sanità – rafforzando il legame tra università e imprese. Ma pesa anche la struttura della popolazione: l’Italia ha un’età media elevata e una natalità tra le più basse d’Europa. L’invecchiamento ha reso necessario alzare l’età pensionabile per sostenere il sistema previdenziale, ma ha anche rallentato il ricambio generazionale. Se chi è occupato resta più a lungo al lavoro, gli spazi per i giovani si restringono e l’accesso a posizioni stabili diventa più difficile.
Il governo, oltre a incentivare l’assunzione stabile dei giovani qualificati, dovrebbe favorire un reale equilibrio tra generazioni, rendendo il mercato più dinamico e meritocratico. Sono riforme complesse e senza immediato tornaconto politico. Si sa, i politici guardano alle prossime elezioni invece che alle prossime generazioni. Servirebbe uno statista, peccato che non se ne siano mai visti.

Paolo Romoli
Storia, Università di Bologna


La “fuga dei cervelli” è oggi un tema cruciale che richiede l’attenzione dei decisori politici, poiché dovrebbe spingerli ad adottare politiche pubbliche a favore dei giovani laureati che desiderano costruire un futuro brillante nel proprio Paese d’origine, senza essere costretti a diventare “expats” per necessità.
Gli elementi fondamentali per convincere i giovani a restare sono principalmente due. Innanzitutto, è necessario dimostrare che anche in Italia le competenze acquisite con impegno e sacrificio possono essere realmente valorizzate nel mondo del lavoro, secondo il principio del merito. In secondo luogo, occorre offrire prospettive di carriera solide e di lungo periodo, capaci di garantire e coniugare stabilità economica e serenità personale.
In sostanza, è giustissimo, anzi direi auspicabile, partecipare ad esperienze di studio e di lavoro all’estero. Tuttavia, questa non dovrebbe essere una scelta obbligata, dettata dalle carenze strutturali del sistema italiano, ma una decisione libera e ricercata.
Non basta affidarsi ai cosiddetti “incentivi al rientro” per trattenere i talenti: occorre un piano di investimenti nelle nuove generazioni che rimetta al centro la fiducia nei giovani e nelle loro capacità.

Giulia Giusti 
Scienze politiche e delle relazioni internazionali, Università di Pisa