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La situa - dibattiti universitari
A proposito delle mire Trump sulla Groenlandia
Abbiamo chiesto agli studenti universitari questo: cosa può imparare l'Europa dal caso Groenlandia, su come rispondere a Trump?
Abbiamo chiesto agli studenti universitari di ragionare su un tema cruciale: cosa può imparare l'Europa dal caso Groenlandia, su come rispondere a Trump? Qui le migliori risposte.
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L’Unione Europea sta attraversando il periodo più difficile della propria storia ed è chiamata a dare risposte concrete e forti a problemi che non immaginava di dover affrontare nel breve periodo.
Possiamo prendercela con Trump, con la Cina, con chiunque, ma la verità è che l’Europa deve diventare grande e deve farlo con le proprie gambe se vuole tornare a sedere al tavolo dei forti in virtù di rapporti paritari. La situazione geopolitica attuale non ha fatto altro che porre l’accento su problematiche che comunque avremmo dovuto affrontare, impedendoci di procrastinare ulteriormente decisioni che, pur essendo difficili, ad oggi sono necessarie.
L’UE ha diversi problemi, ma quasi tutti hanno una matrice comune che è la frammentazione politica: fin quando ci saranno 27 realtà distinte e sovrane che cureranno il proprio orticello cullandosi sulle glorie passate non ci saranno i presupposti per immaginare un futuro roseo; è evidente che le singole realtà non torneranno grandi da sole e che l’unica via è costruire una strada congiuntamente percorsa non più da tedeschi, francesi o italiani ma da europei.
La soluzione inevitabile quindi, è l’evoluzione dell’Unione in uno Stato Federale capace di prendere decisioni rapidamente guardando al bene del continente e non a quello delle singole realtà nazionali che non andrebbero rinnegate ma certamente ridimensionate. Questa non è più una semplice opzione.
Nonostante il pessimismo diffuso, sono convinto che ce la faremo: l’Europa sa essere più unita di quanto si immagini quando è necessario, lo stiamo dimostrando con la situazione della Groenlandia che sembra rientrata grazie alla linea decisa dell’Unione, lo abbiamo dimostrato concludendo l’accordo con il Mercosur per diversificare i nostri traffici commerciali e saremo chiamati a farlo in misura sempre maggiore su aspetti come la difesa, l’indipendenza energetica e il progresso tecnologico tra gli altri.
Non siamo vittime ma autori del nostro destino. Non c’è tempo da perdere.
Gerardo Petretti
Economia e Commercio, Università degli Studi di Salerno
Per difendersi dalle minacce del tycoon di Mar-a-Lago, l’Europa deve darsi una bella svegliata. Ma certo, ecco Nostradamus. Che banalità. Eppure facciamo il punto.
Il diritto internazionale è stato ridotto a carta straccia; l’ONU fallisce come la Società delle Nazioni; la Corte dell’Aia emette condanne in una camera anecoica. Gli Stati Uniti fanno ciò che vogliono; Putin lo stesso; Xi Jinping osserva, annota e presenta il conto domani, non più via fax, ma via microchip (occhio Taiwan).
E l’Unione Europea? Abbiamo un’Unione politicamente debole, guidata da leader incapaci di imporsi. L’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas passa più tempo a insultare Putin o a lodare Trump che a difendere l’istituzione che rappresenta, persino quando viene minacciata. La presidente della Commissione Von der Leyen non incute timore. I leader europei si dividono tra antieuropeisti e finti europeisti, come Emmanuel Macron: europeista solo quando conviene, nazionalista appena sente la puzza di crisantemi.
Poi arrivo io: studente di Scienze Politiche a Padova, che critica questo sistema mentre scrive su strumenti tecnologici statunitensi. E mi chiedo: da cittadino italiano ed europeo, cosa faccio davvero per cambiarlo?
Mi tornano in mente le parole di Max Pezzali: “Non ti chiedi che cosa fai tu per far ritornare sereno”.
Ed è lì che capisco il punto: non è solo l’Europa ad essere in difficoltà, siamo noi europei ad aver smesso di agire.
Non è l’Europa che deve rispondere a Trump. Siamo noi cittadini che dobbiamo farlo: lavorando, investendo in innovazione e ricerca nei settori strategici, costruendo nuove partnership e portando avanti un vero progetto comune.
Solo con la forza di volontà, il coraggio dei nostri cuori e le nostre schiene spezzate per la fatica, potremo tornare a contare. La risposta deve partire da noi e da noi soltanto. Basta sputarsi addosso accuse. È tempo di agire per l’Europa. Carica!
Andrea Bertone
Scienze politiche Relazioni internazionali e Diritti umani, Università degli studi di Padova
Il dibattito sulla questione groenlandese è stato utile sia in ottica europea che atlantica, ma ha avuto riflessi positivi soprattutto sulla comprensione generale da parte degli Stati di un nuovo ordine globale, basato sulla potenza, la superiorità tecnologica e, quando serve, sulla forza. Potrebbe apparire da fuori un luogo per nulla accogliente, eppure gli attori globali, l’Europa fra tutti, hanno la possibilità di plasmare questa realtà, garantendo il rispetto del diritto internazionale e mantenendo una posizione di deterrenza verso le plurime minacce. Nel discorso sostenuto dal Cancelliere tedesco Merz stamane, riprendendo le parole del suo omologo canadese Carney, egli ha sottolineato che «non dobbiamo più fare affidamento solo sul potere dei nostri valori. Dobbiamo anche riconoscere il valore del nostro potere». È necessario, dunque, affrontare la realtà e precisare la propria rotta in politica estera nella maniera più intransigente possibile, guardando alle sfide future attraverso una lente fredda, cinica e precisa. Inoltre, risulta doveroso sottolineare il ruolo della diplomazia, la quale se costruttiva e leale da entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico, consente alla comunità occidentale di non venir meno né alle sue responsabilità né alle sue priorità. La difesa dell’Ucraina, la sicurezza dell’Europa e la salvaguardia dello stato di diritto devono essere i vettori principali nella prospettiva estera dell’UE e dell’Italia. Non c’è pace senza deterrenza, non c’è libertà senza giustizia. Come far sì che tutto ciò accada? Seguendo le parole del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale, con profondo spirito europeista, ha esortato l’Europa ad agire, senza indugiare o essere pavida per le proprie ambizioni. Dall’Artico all’Ucraina, dall’Iran all’Accordo UE-MERCOSUR. Altrimenti, il vecchio continente morirà, decadrà e finirà in mani ostili.
Francesco Trevisan
Relazioni Internazionali e Studi Europei (RISE), Università degli Studi di Firenze
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