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La Situa - dibattiti universitari

Ritornare o non ritornare in Italia? Ci scrivono gli studenti universitari

Ne La Situa, la newsletter del direttore Claudio Cerasa, c'è uno spazio di dialogo e confronto con i nostri lettori iscritti all'università. Qui si dibatte della possibilità di ritornare nel nostro paese e di come funziona l'istruzione in Italia

Ne La Situa, la newsletter del direttore Claudio Cerasa (vi potete iscrivere qui), c'è uno spazio dedicato agli studenti universitari. Uno spazio di dialogo, di confronto, di dibattito, di visioni sul futuro. 

Abbiamo chiesto agli studenti che lavorano fuori dall'Italia di dirci quello che pensano rispetto alla possibilità che ritornino nel nostro paese e rispetto al mondo in cui funziona l’istruzione in Italia.

Abbiamo scelto questa risposta. Se volete rispondere a questa domanda o avete altri spunti di riflessione scrivete a [email protected].

   


  
Alcuni licei italiani hanno abolito i voti. Gli studenti sono accompagnati nel percorso di apprendimento, piuttosto che essere giudicati da un punteggio numerico finale. Un nuovo approccio all’istruzione che tenta di superare il tradizionale modello orientato alla misurazione delle conoscenze, per riportare al centro del progetto educativo il valore intrinseco dello studio.

La valutazione numerica è così radicata nella nostra idea di scuola che sembra impossibile immaginarne una senza. Eppure a oggi sono stress, ansia e soprattutto disinteresse a guidare i ragazzi nello studio, orientati esclusivamente all’ottenimento di un numero che possa permettere loro di rimanere a galla.
L’esperienza di una scuola senza voti è un segnale nella direzione opposta. In classe, tutti gli sforzi si dirigono verso lo sviluppo delle abilità del singolo attraverso indicazioni su aree di miglioramento e punti di forza. Di più, è la classe intera a beneficiarne: una spontanea collaborazione di gruppo subentra alla comune competizione tra pari.

Il voto infatti è un catalizzatore di attenzione. È uno strumento che ha perso la sua funzione comunicativa. Così lo studente lavora unicamente per massimizzare i propri risultati e il professore per fare in modo che li massimizzi. Educare soltanto per trasmettere conoscenze è come tentare di travasare il mare col secchiello: un’impresa persa prima di cominciare, ma divenuta prassi.

Se il nostro sistema educativo vuole aspirare alla formazione della persona, ha bisogno di rieducarsi al piacere di una conoscenza senza secondi fini. La valutazione ha smesso di essere un mezzo ed è divenuto un fine in sé; le classi hanno smesso di essere un luogo di crescita e confronto, e sono diventate centri di giudizio e competizione. Forse è arrivato il momento di mettere fine all’impresa del secchiello per concentrarsi su quello che il mare ha da offrirci. Educare al piacere della conoscenza significa saper navigare anche in tempesta.

Nicola Rotolo, Lse, Londra

 


     

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