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Non ci posso credere: quello è Luiz Adriano!

Mi si era appesantita la palpebra, vedere calcio a mezzogiorno, e poi che calcio, è come vedere un film alle otto di mattina, roba da critici festivalieri, i peggiori. Un’amica inopinatamente e con largo anticipo presentatasi a pranzo si siede vicino a me, è quello il giocatore sulla fascia? indica

14 Marzo 2016 alle 16:17

Non ci posso credere: quello è Luiz Adriano!

Luiz Adriano (foto LaPresse)

Mi si era appesantita la palpebra, vedere calcio a mezzogiorno, e poi che calcio, è come vedere un film alle otto di mattina, roba da critici festivalieri, i peggiori. Un’amica inopinatamente e con largo anticipo presentatasi a pranzo si siede vicino a me, è quello il giocatore sulla fascia? indica l’eroico impavido Castellacci del Chievo che ha un taglio sulla fronte con fasciatura e retina protettiva. Penso che scherzi invece insiste, ce n’è uno solo, non dovrebbero essere almeno quattro? Inveisco fra me e me, mi maledico, possiamo mai vincere se per cortesia o per pigrizia tollero che una snob sprovveduta partecipi al rito?

 

Torno in me, almeno io. Loro ci metteranno un’ora abbondante. D’un tratto vedo sgambettare e corricchiare a bordo campo un uomo di colore che non conosco. E chi sarà? L’autista di Niang? Il cugino non scemo di Balotelli, un mostruoso canterano, il nuovo Aubameyang che venderemo per un piatto di ceci? L’arma segreta che il callido Galliani ha comprato al mercatino delle pulci per poi nasconderlo nel cioccolato e tirarcelo fuori a Pasqua? Non ci posso credere: è Luiz Adriano, rapato a zero è irriconoscibile. L’avevamo venduto non so più se in Cina o in Siberia, non se ne è fatto nulla, quelli avevano meno soldi di mister Bee. Così ce lo siamo tenuto, dicono che può tornare utile perché davanti siamo corti.  Appena entra in campo si vede che è lui, che è sempre isso, vagola con lo sguardo smarrito, non sa da che parte giocare e non tocca palla. A uno che ha fatto gol (pochi) per lo più di testa ed è alto una mezza quaresima può mai venirgli in mente di tagliarsi quei quindici centimetri di zazzera con cui quando non la prendi piena puoi almeno sperare di spizzarla? Mi sa che c’è di mezzo lo zampino (rinforzato) del presidente, non sopporta capelloni e barbuti, teme che abbiano qualcosa da nascondere. In generale look e posture non si devono cambiare, rappresentano un equilibrio delicato tra corpo e psiche: ci definiscono come il giubbotto di pelle di serpente di David Linch. Potato il cespuglio, abbiamo detto addio all’Europa. Dei ricchi e dei poveri. Morremo sesti. Meno male.

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