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Teoria e pratica del liberismo

Non bisogna essere ostili alla democrazia liberale, scrive Angelo Panebianco

12 Dicembre 2017 alle 06:16

Teoria e pratica del liberismo

Non bisogna essere programmaticamente ostili alla democrazia liberale, scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. E va bene, ha ragione, nessuno si osi di cedere alle lusinghe del populismo ma un fatto, giusto uno, resta: mai incontrato nella vita vera un qualunque acceso sostenitore del liberismo, delle privatizzazioni e del libero mercato che non sia comunque, per fatti propri, già tutelato da un contratto a tempo indeterminato, da una bella pensione, dalle prebende di regime o da un sacrosanto vitalizio. La teoria è teoria, si sa, ma poi è la pratica quando si mette in pratica – programmaticamente ostile ai diritti e alle garanzie sociali – a togliere il pane ai padri di famiglia.

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  • perturbabile

    12 Dicembre 2017 - 22:10

    (continua). Statalismo nazista, fascista, gaullista, socialista, comunista. Il nostro è lo statalismo socialdemocratico (domani 'grillino'). Non c'è da stupirsi se l'articolista e i commentatori esprimono i propri prevedibili luoghi comuni contro il capitalismo di mercato: gli Italiani, nonostante non conoscano il liberalismo, non vi credono; e amano la giustizia, più che la libertà. C'è poi il fatto che un uomo che si arricchisce col lavoro (il lavoro è la fonte di arricchimento nel sistema liberale) suscita maggiore invidia di un uomo che si arricchisce col pubblico denaro (ne passa molto di più nelle mani di chi amministra un sistema statalista). Indignazione si, ma l'invidia dello statalista si rivolge soprattutto al talento di chi costruisce da solo la propria agiatezza.

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  • perturbabile

    12 Dicembre 2017 - 21:09

    Tutti grandemente trascurando, vedo, i vantaggi, su base storica, dell'economia liberale, dei prezzi liberi, del libero commercio internazionale, della responsabilità individuale. Non si tratta di crederci, come nel caso di Dio, ma di guardare indietro a ieri e nel presente a Paesi come la Svizzera, l'Irlanda, l'Australia, la Cina (per quanto riguarda.la politica economica). Lo sviluppo italiano prima del centro-sinistra, lo sviluppo britannico durante i periodi Thatcher e Blair. Davanti agli occhi di tutti sono evidenti i guasti dello statalismo dispendioso, caro ai potenti, con le sue sovvenzioni, le sue tasse, la sua dispersione di risorse, il suo debito pubblico, la tendenza (reazionaria) di voler esercitare un'eterodirezione dei comportamenti umani, la creazione di privilegi indebiti di singoli gruppi organizzati comodamente fruitori dell'assente o insufficiente concorrenza. Tutte cose sotto I nostri occhi e non imputabili al capitalismo.

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  • branzanti

    12 Dicembre 2017 - 12:12

    Purtroppo il liberismo ha finito per caratterizzarsi in senso ideologico come i suoi detrattori statalisti e per perdere di vista la vita reale delle persone..

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  • fabriziocelliforli

    12 Dicembre 2017 - 10:10

    Fra credere in Dio e credere nelle capacità autoregolamentatorie del libero mercato ho sempre dichiarato che preferisco credere in Dio.

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    • fabriziocelliforli

      12 Dicembre 2017 - 14:02

      Mi affretto a precisare che non per il fatto di essere stato uno delle migliaia di studenti anche suoi ma per l'OGGETTIVA valenza del Suo corso, non mi sentirò mai di contraddirlo; anche perché NON ha fatto mai influenza, apostolato ecc. Egli , quando è a lezione, è uno Scienziato. E, aggiungo, uno dei tre-quattro liberali autentici nel senso più ALTO del termine esistenti in Italia; al punto che quando sento uno definirsi liberale penso a Panebianco e giungo sempre alla stessa conclusione: no, non lo è.

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    • marco.ullasci@gmail.com

      marco.ullasci

      12 Dicembre 2017 - 12:12

      Fra credere nell'onniscienza di Dio e credere nell'onniscienza dello Stato preferisco nettamente credere in quella di Dio. Su Dio direi che siamo allineati, su stato iperregolamentatore contro agenti di mercato incontrollati credo si possa e debba trovare un giusto mezzo

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      • fabriziocelliforli

        12 Dicembre 2017 - 14:02

        Pollice su, ullasci. La chiami, se vuole, potenza della mente collettiva.

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