C'è un giovane a Budapest con un piano per deorbanizzare l'Ungheria

Micol Flammini

    Roma. Battere Viktor Orbán, che governa l'Ungheria da tre mandati consecutivi e che alle elezioni europee di maggio ha ottenuto il 52 per cento dei voti, è una sfida che in pochi hanno accettato. Eppure qualcuno crede possa essere più facile del previsto. Non ovunque, non nelle periferie, non nelle province o nei paesini, ma a Budapest, nella capitale che lo scorso anno protestava contro la “legge schiavitù”, la riforma approvata dal Parlamento per lasciare liberi i datori di lavoro di imporre più ore di straordinari ai dipendenti, una coalizione di partiti e partitini di opposizione ci sta provando. Non sarà un'impresa facile ma l'arrivo di Gergely Karácsony a capo della fazione anti Orbán ha ridato un po' di speranza a chi crede che la stagione di Fidesz, il partito nazionalista che governa l'Ungheria dal 2010, potrebbe non durare per sempre. Karácsony ha quarantaquattro anni, è un esperto di social media e si è presentato ai suoi elettori suonando la chitarra. A lui vanno diversi primati, il primo è quello di aver convinto i partiti di opposizione a unirsi, a trovare i pochi ma importanti punti in comune e presentare agli elettori un'alternativa all'orbanismo. La battaglia a Budapest va giocata con astuzia e secondo Karácsony non deve essere incentrata su Orbán e sui suoi princìpi, è importante che il voto per eleggere il futuro sindaco della capitale non si tramuti in un referendum su Fidesz. Meglio badare agli argomenti più concreti, inutile in questo momento parlare troppo di Unione europea e di valori democratici in campagna elettorale, meglio parlare di numeri, di dati, di denaro. E' a Budapest che Orbán ha tolto di più, soprattutto in investimenti, per poterlo destinare alle aree periferiche e il leader dell'opposizione, fino al voto del 13 ottobre, ha intenzione di parlare soltanto di questo. Viktor Orbán di fronte alla determinazione dell'opposizione non è rimasto indifferente, anzi, a fine agosto ha annunciato che distribuirà dei bonus dal valore di novemila fiorini (27 euro circa) a tutti i pensionati entro la fine di settembre.

    La filosofa ungherese Ágnes Heller, che durante la sua vita si è sempre opposta a ogni tipo di regime, e negli ultimi anni è stata una forte contestatrice di Viktor Orbán, in una delle ultime interviste da lei rilasciate ci aveva detto che uno dei grandi difetti degli ungheresi era proprio questo, non essere in grado di formare delle coalizioni, di sentire che l'unità e le alleanze erano il rimedio più naturale per sconfiggere la democrazia illiberale di Fidesz. Ágnes Heller aveva novant'anni, è morta questa estate a luglio mentre nuotava nel lago Balaton e non ha fatto in tempo a conoscere l'impresa di Gergely Karácsony, o quantomeno il suo tentativo. Per eleggere il leader dell'opposizione, per la prima volta in Ungheria ci sono state delle primarie e gli abitanti di Budapest hanno potuto scegliere fra tre candidati di tre partiti: liberali, socialisti e Verdi. Karácsony è un liberale e ora oltre ad avere l'appoggio delle altre due formazioni ha ottenuto anche il sostegno di Jobbik che si è limitato a non schierare nessuno dei suoi uomini contro di lui. D'altronde Jobbik, nato come partito di estrema destra, più a destra di Fidesz, ha poi tentato di riposizionarsi al centro nel momento in cui Orbán ha conquistato anche l'elettorato più estremista. E' ancora spaesato e, mentre decide da che parte stare, si è tirato fuori dalla corsa elettorale.

    Orbán a Budapest non è molto popolare, un vantaggio per l'opposizione che però potrebbe essere punita dalla scarsa affluenza. C'è ancora un altro ostacolo: la paura. I cittadini della capitale potrebbero essere spaventati dalla possibilità che se Fidesz verrà sconfitto ci saranno ritorsioni economiche da parte del governo nazionale. Orbán a Budapest ha schierato di nuovo István Tarlós, sindaco della città dal 2010 che da nove anni vince le elezioni ripetendo che votando lui i cittadini avranno delle garanzie dal primo ministro.

    Karácsony viene descritto come un grande ottimista, così si è definito lui stesso in un'intervista alla giornalista di Politico Lili Bayer, e a lui va il primato di aver unificato per la prima volta gran parte dell'opposizione, ma non è riuscito a trasferire a tutti il suo ottimismo. Tarlós accusa il giovane quarantenne di voler destabilizzare la capitale e Karácsony accusa Fidesz di essere un partito anti Budapest. La sua campagna per il momento si concentra soprattutto sulla città, anche se ha detto di stimare molto Ekrem Imamoglu, il sindaco che è riuscito a sconfiggere il candidato di Erdogan a Istanbul. Dice che l'Ungheria e la Turchia sono molto simili e se ci è riuscita la Davide-Istanbul, perché non dovrebbe riuscirci anche Budapest a liberarsi del suo Golia?

    Micol Flammini