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un foglio internazionale
Una fatwa è l'arma più pericolosa dell'Iran
Trentasette anni fa Khomeini condannava Salman Rushdie a morte, ma oggi, scrive Honathan Rosen sulla Free Press., sono poche frasi lette alla radio a restare la più potente arma della teocrazia iraniana. Un respiro che aleggia sull’occidente come una luna di sangue piena di presagi
"Trentasette anni fa, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, Guida suprema e fondatore della Repubblica islamica dell’Iran, condannò a morte Salman Rushdie il giorno di San Valentino per aver scritto un romanzo”, scrive Honathan Rosen sulla Free Press. “E’ difficile scrivere questa frase senza pensare che sia una parodia dell’incipit del ‘Processo’ di Franz Kafka: ‘Qualcuno deve aver calunniato Josef K., perché una mattina, senza aver fatto nulla di veramente sbagliato, fu arrestato’. Eppure, è proprio quello che accadde. E come disse Rushdie a Ezra Klein nella primavera del 2024, ‘viviamo nel mondo di Kafka’. Ricordo di aver letto della fatwa – una parola che improvvisamente tutti conoscevano – su un giornale. Avevo da poco abbandonato gli studi universitari e stavo cercando di diventare uno scrittore anch’io, e mi sembrava assurdo che un romanziere di successo nato in India, residente a Londra e famoso in tutto il mondo potesse essere assassinato perché il sovrano ottuagenario di una teocrazia islamista a migliaia di chilometri di distanza ne aveva chiesto la morte, come la Regina Rossa che grida ‘tagliategli la testa!’ in ‘Alice nel paese delle meraviglie’. L’ayatollah morì quattro mesi dopo, ma presto divenne chiaro che il romanzo di Rushdie del 1988 non era all’altezza di poche frasi lette alla radio che invitavano ‘tutti i valorosi musulmani, ovunque si trovino’, a uccidere l’autore dei ‘Versi satanici’ e chiunque altro avesse contribuito a diffondere il suo libro blasfemo. Da allora, la fatwa ha aleggiato sull’occidente che avrebbe dovuto distruggere, crescendo e calando come una luna.
A volte è una pallida falce di luna, appena percettibile; a volte, come ora, una rotonda luna di sangue piena di presagi. Ma presagi di cosa? Sono poche frasi lette ad alta voce su Radio Teheran – un semplice respiro – che rimarranno l’arma più pericolosa della Repubblica islamica. La questione rimane urgente anche dopo che gli attacchi congiunti americani e israeliani delle prime ore del mattino del 28 febbraio hanno segnato una nuova fase nella lunga guerra condotta dalla Repubblica islamica dell’Iran, che è venuta al mondo gridando ‘Morte all’America’ e ‘Morte a Israele’. Ho pensato molto alla fatwa ora che il regime omicida fondato dall’ayatollah nel 1979 è sull’orlo del baratro. Perché potrebbe ancora essere che di tutti i delegati nutriti nel corso degli anni dalla Repubblica islamica per il suo scontro apocalittico con lo stato ebraico e l’occidente, e dopo tutti i miliardi spesi in milizie islamiste, missili balistici e terrorismo globale – più mezzo trilione di dollari nel suo programma di armi nucleari nel perseguimento del suo obiettivo ripetuto all’infinito di ‘cancellare Israele dalla mappa’ – siano poche frasi lette ad alta voce su Radio Teheran, un semplice respiro, a rimanere il suo metodo più efficace per esportare la rivoluzione islamista, anche dopo la caduta del regime omicida che ha creato”.
(Traduzione di Giulio Meotti)
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