un foglio internazionale

“Che ingenui a pensare che l'Onu ci avrebbe aiutato sugli stupri atroci  di Hamas”


La battaglia di una docente israeliana di Diritto internazionale che denuncia al mondo questa violenza di genere come arma di guerra, scrive il Telegraph

Quando la notizia è apparsa sulla televisione israeliana il 7 ottobre, la dottoressa Cochav Elkayam-Levy era all’ospedale, al capezzale  di suo padre, 69 anni, che stava peggiorando a causa dell’Alzeimher” racconta il Telegraph. All’Università Ebraica di Gerusalemme, Elkayam-Levy insegna Diritto internazionale, genere e tutela dei diritti umani. “All’inizio non riuscivamo a capire cosa stesse succedendo”, ricorda Elkayam-Levy. “Ho vissuto con tanta paura. Ho detto a mio marito ‘ho bisogno di procurarmi un’arma’. Come studiosa femminista, questo è contro tutto ciò in cui credo. E’ contro non solo tutto ciò in cui credo, ma tutto ciò che insegno, tutto ciò che so. Entro otto giorni dal 7 ottobre, è stata lanciata sulla scena globale in risposta a quello che lei – e altri 160 colleghi, tutti specialisti in politiche di genere e parte di un gruppo WhatsApp creato in risposta all’attacco – vedeva come silenzio da parte delle Nazioni Unite e altre agenzie internazionali che, nonostante le prove video della violenza di genere come arma di guerra, hanno posto domande del tipo ‘qual è la tua prova?’, ritardando la loro condanna di Hamas. ‘Ero così ingenua’, dice Elkayam-Levy. 


Negli ultimi tre mesi a partire dal 7 ottobre, è stata alla Casa Bianca, ha parlato alle Nazioni Unite insieme a Sheryl Sandberg e Hillary Clinton. Ha ricevuto minacce di morte da individui e organizzazioni filo-palestinesi. Ci sono state minacce alla vita dei suoi figli. ‘Vivo nella paura’. Il lavoro della sua commissione si basa su resoconti orali, video e scritti; analizzando le prove, ogni video, ogni live streaming di Hamas, ogni dettaglio delle torture denunciate, le testimonianze oculari, le informazioni di seconda mano, i ricordi dei primi soccorritori, degli operatori dell’obitorio e dei patologi forensi che maneggiano i corpi. Alcuni riferiscono di ossa pelviche schiacciate a causa di molteplici stupri, genitali mutilati con chiodi e proiettili, seni tagliati, gambe rotte, arti carbonizzati. Stabilire il quadro completo sarà un processo lento; ‘mesi, anni’, dice. 


Tutti i sopravvissuti all’attacco sono profondamente traumatizzati. Ci sono resoconti di testimoni oculari di persone nascoste tra i cespugli mentre ragazze e donne venivano violentate e colpite alla testa. Ci sono prove di una donna morta alla festa con rigor mortis, spogliata dalla vita in giù, con le gambe divaricate, il corpo parzialmente bruciato. C’è stata la testimonianza di una nonna in lacrime, sopravvissuta all’Olocausto, che ha visto sua nipote maltrattata e uccisa; testimonianze di coloro che recuperano vittime con la testa mozzata, adolescenti trovati in pozzanghere di sangue, sperma sulla schiena con ferite da arma da fuoco alla nuca. Una coppia legata insieme, vestiti abbassati, la donna chiaramente vittima di stupro. ‘Il filmato che ho visto... è qualcosa che non potrò mai dimenticare’, afferma Elkayam-Levy. ‘Qualsiasi essere umano che abbia visto queste immagini si sveglierà con loro la mattina e andrà a dormire con loro la notte. Alcuni video in diretta di Hamas sono stati inviati alle famiglie delle vittime utilizzando i telefoni delle vittime’. Come può essere vero? aveva pensato Elkayam-Levy. ‘E poi abbiamo avuto una testimonianza dei primi soccorritori che hanno affermato di aver trovato una donna incinta massacrata’”.