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Un foglio internazionale

La tragica storia di Volodymyr Vakulenko, poeta e martire dell'invasione russa 

Autore di fiabe per bambini, padre single di un bambino autistico, è stato sequestrato dai militari di Putin e assassinato. Scrive il Monde (6/1)

Siamo sinceri: non c’erano molte persone nella chiesa, in questo mercoledì di dicembre, per i funerali di Volodymyr Vakulenko. I turiboli danzavano, i ceri ardevano, ma la chiesa greco-cattolica di San Dimitri, nel cuore di Kharkiv, la seconda città più popolosa dell’Ucraina, era mezza vuota. A causa delle sirene che rimbombavano? Del freddo pungente, del ghiaccio? Dalla terrazza, una modesta corale faceva il suo meglio per conferire un po’ di solennità all’addio a questo scrittore e martire di 49 anni, come annunciato dalla stampa. Attorno al feretro di “Volodia”, soprannome del defunto, suo padre e sua madre (divorziati), e, accanto a loro, il nipote, ormai orfano: Vitaly, un ragazzo autistico di 14 anni che era sempre incollato al papà. In chiesa, Vitaly, tutto infagottato, si morde le unghie, senza capire veramente ciò che accade attorno alla bara di legno ricoperta dalla bandiera blu e gialla, né comprendere le parole pronunciate da uno dei preti. “Volodymyr è morto, perché era ucraino e patriota. Che Dio ci dia la forza di resistere dinanzi all’invasore” (…). 

 

In una guerra non ci sono soltanto gli scontri di artiglieria. Nelle retrovie, c’è un altro fronte, meno visibile, quello delle vendette meschine, dei tradimenti dei vicini. Il 24 febbraio 2022, l’Ucraina si è ribellata in blocco contro il nemico e, da allora, glorifica i suoi eroi. E’ più difficile puntare il dito contro questi anonimi che si sono comportati male. Ma senza alcune malelingue del villaggio, Volodymyr Vakulenko, scrittore locale che non pensava ad altro che al giardinaggio e alla poesia, forse non sarebbe morto oggi (…). “Amava leggere, ha ereditato questa passione da me”, dice la madre del defunto, Olena Ignatenko, 71 anni. Ci riceve il giorno dopo il funerale in un piccolo immobile molto “sovietico” di Kapytolivka (…).

 

I primi poemi di Volodymyr Vakulenko sono stati pubblicati nel 2003 in un magazine regionale, La ligne de mire, con lo pseudonimo di Volodymyr Vakulenko-K. “Volodia si era messo a scrivere per suo figlio – spiega la madre – che purtroppo, però, non riesce ancora a comprendere le storie”. Il giovane scrittore si dedica anche ad alcune opere sul patrimonio della sua regione, pubblica un almanacco di poeti locali così come un album in braille per i bambini ciechi. L’autismo di suo figlio ha cambiato le sue priorità. Lui che ha fatto soltanto un breve servizio militare si impegna a suo modo, diventando volontario per le persone con disabilità (…). 
Nel frattempo, a Kyiv ribolle una rivoluzione. Nell’inverno del 2013, l’alleanza stretta da Mosca con il presidente Viktor Janukovyč indigna una parte del paese e spinge migliaia di ucraini  europeisti a unirsi alle manifestazioni a Maidan per denunciare un potere giudicato poco democratico e corrotto. Da Lviv, Volodymyr si reca nel febbraio 2014 a piazza dell’Indipendenza, a Kyiv, per costringere il presidente ad abbandonare il paese. Viene ferito. “Era stato picchiato da alcuni titushki”, dei manifestanti pro russi, dettaglia la madre (…). 

La colonna dei blindati nemici il 7 marzo  sbarca a Kapytolivka.  

Volodymyr si dedica alla scrittura di un diario dell’occupazione russa. Racconta la vita giorno per giorno: l’umiliazione di dover aprire gli zaini (anche vuoti) ai checkpoints installati ogni 100 metri, di elemosinare l’aiuto alimentare russo per migliorare la minestra. Volodymyr, inquieto, osserva anche l’impatto di questa occupazione sulla “psiche” di suo figlio (…). Il 24 marzo, due militari russi si presentano per la terza volta a casa dei Vakulenko. Uno fa la guardia nel cortile, l’altro penetra nella casa. “Mio figlio ha soltanto me”, supplica senza successo Volodymyr quando lo portano via nel veicolo militare. La famiglia attende il suo ritorno per tutta la sera. “Mi sono vestita e sono andata a cercarlo nell’accampamento”, una casa di mattoni rossi che i russi usano come “ufficio”, racconta la madre. “Mi hanno risposto molto educatamente: ‘Non siamo dei nazisti’, lo lasceremo partire al massimo entro domani”. Ma il giorno dopo, ancora nulla. I giorni scorrono e Volodia resta introvabile (…). Secondo il certificato redatto il 28 settembre 2022 dall’obitorio di Kharkiv (che il Monde ha potuto consultare), Volodymyr Vakulenko è stato sicuramente assassinato.

(Traduzione di Mauro Zanon)

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