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Il caso Kavanaugh è un nuovo “1984”

"Il romanzo distopico di George Orwell rivive nella Corte suprema americana". Il commento di Victor Davis Hanson sulla National Review

1 Ottobre 2018 alle 09:46

Il caso Kavanaugh è un nuovo “1984”

Foto LaPresse

“Il romanzo distopico ‘1984’ di George Orwell non è più una finzione. Lo stiamo vivendo proprio ora”. Questo il commento di Victor Davis Hanson sul caso del candidato alla Corte suprema americana Brett Kavanaugh, accusato di molestie sessuali. “Nel mondo di Orwell dell’Oceania del 1984, non c’è più il senso del giusto processo, della libera inchiesta, delle regole della prova e del controinterrogatorio, tanto meno una presunzione di innocenza fino a prova contraria. Invece, l’ideologia irreggimentata distorce ogni cosa, dall’uso del linguaggio alla vita privata. La senatrice Diane Feinstein e gli altri democratici del comitato giudiziario del Senato avevano a lungo cercato di distruggere la nomina di Brett Kavanaugh. Rifiutare Kavanaugh si è rivelato un compito arduo, dato che il giudice aveva dalla sua una lunga storia di opinioni e sentenze giudiziarie. La sua vita personale era impeccabile, la sua famiglia ammirevole.

  

Quindi Kavanaugh sarebbe stato confermato, a meno che una rivelazione bomba non avesse fatto deragliare il voto. E così abbiamo avuto la bomba. Alcune settimane prima, la senatrice Diane Feinstein aveva ricevuto un’accusa scritta contro Kavanaugh da un accusatore che desiderava rimanere anonimo. Feinstein ci ha dormito sopra per quasi due mesi, probabilmente perché pensava che le accuse fossero o spurie o irricevibili. In extremis, Feinstein alla fine ha riferito l’accusa, sperando di mantenerla anonima, ma, allo stesso tempo, di accennare alla sua natura seria e quindi di forzare un ritardo nella conferma. Ha pensato a qualcosa di maccartesco, come ‘ho qui nella mia mano il nome…’. In termini orwelliani, Brett Kavanaugh era ora in balia della situazione. Un incidente di 36 anni fa è apparentemente fresco oggi come quando Kavanaugh aveva 17 anni. Nell’America orwelliana, l’imputato deve prima presentare la sua difesa, anche se non sa esattamente di cosa è accusato. ‘Tutte le donne devono essere credute’ è il principio, e gli individui si inchinano al collettivo. Tranne che, come nella ‘Fattoria degli animali’ di Orwell, esistono eccezioni ideologiche – ben rappresentate da Bill Clinton, Keith Ellison, Sherrod Brown, Joe Biden. Nel nostro mondo simile al 1984 dello scrittore britannico, l’accusato è considerato colpevole se solo accusato, e l’accusatore è una vittima chi può rovinare una vita, ma non deve in alcun caso essere messo a disagio nel provare le sue accuse. Secondo alcuni sondaggi, circa la metà del paese crede che Brett Kavanaugh sia ora colpevole di un crimine commesso 36 anni fa, quando lui era poco più che un adolescente. E quella realtà – conclude amaramente Victor Davis Hanson sulla National Review – ci ricorda che non siamo più in America. Stiamo già vivendo bene nell’inferno totalitario socialista sul quale Orwell ci ha messo in guardia molto tempo fa”.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    01 Ottobre 2018 - 15:03

    Premesso che della vicenda non se ne può più e che apprezzo Hanson come storico, mi pare che anche lui resti prigioniero dell'ideologia (grave per un conservatore), adottando un classico schema muro contro muro (noi buonissimi loro cattivissimi) e facendo affermazioni decisamente sopra le righe sul socialismo. Parlare di inferno totalitario socialista in America, un paese dove vige l'individualismo più estremo, dove il potere economico finaziario determina le politiche e dove non esiste alcuna forma di aiuto pubblico per le persone in difficoltà è un'affermazione paradossale, che farebbe dire a Totò "ma mi faccia il piacere". E senza fare il saccente consiglierei ad Hanson di rileggere, dato che certamente lo conosce, "Perché in America non c'è il socialismo" di Werner Sombart.

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  • Skybolt

    01 Ottobre 2018 - 11:11

    Che è il paradiso del "mutterrecht"....

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