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Si stava meglio quando si stava peggio?

Il filosofo francese Alain Finkielkraut su perché sì, prima molte cose andavano meglio. Ne scrive sul Figaro

3 Settembre 2018 alle 08:27

Si stava meglio quando si stava peggio?

La colazione dei canottieri (Le déjeuner des canotiers) è un dipinto olio su tela (129,5x172,5 cm) di Pierre-Auguste Renoir, databile al 1880-1882 e conservato alla Phillips Collection di Washington

“Si stava meglio prima’: si tratta di una formula che ha il dono di irritare l’ottimista”, scrive il filosofo francese Alain Finkielkraut. “Saremmo mostri di ingratitudine a non riconoscere i benefici del tempo presente: noi europei abbiamo smesso di fare la guerra, curiamo malattie che prima erano incurabili, la durata media della vita è in costante aumento, le donne non soffrono più, siamo meno vincolati, meno ingannati, più liberi, le start-up ci offrono servizi a cui non avremmo pensato, ci muoviamo facilmente… Ma:

I caffè, i ristoranti, i club, erano meglio prima del boom della musica da atmosfera.

La strada era migliore prima dell’invasione dei telefoni cellulari.

La cultura era migliore prima che fosse tutto-culturale.

Il passato era migliore prima che fosse sistematicamente aggiornato.

La cosa reale era meglio prima dello schermo totale.

L’elitarismo per tutti era meglio dell’anti-elitismo.

Il kitsch era meglio della sua consacrazione operata dall’arte contemporanea.

Vivere insieme era meglio quando l’espressione non esisteva.

La repubblica era meglio prima dei territori persi.

Il secolarismo era meglio quando veniva dimenticato in quanto era evidente.

Il dibattito era meglio prima delle liste nere redatte a intervalli regolari da parte degli organi di vigilanza.

L’umorismo era meglio prima delle continue risate degli intrattenitori.

L’antirazzismo era meglio prima dei processi alle streghe.

La privacy era meglio prima di Facebook e Instagram.

L’uguaglianza era meglio prima della scrittura inclusiva.

Gli occhi vedevano meglio quando c’erano i poeti.

Il silenzio era meglio prima che venisse scacciato ovunque.

La nostalgia era meglio prima che fosse estirpata a tutti i costi dal cuore degli uomini”.

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Commenti all'articolo

  • DBartalesi

    03 Settembre 2018 - 11:11

    Ci vorrebbe un nuovo Siegmund Freud per scrivere, aggiornandolo agli attuali travagliati, quel "Disagio della civiltà" che chediede alle stampe tra il 1929/30, proprio alle soglie della seconda guerra mondiale . Quando la componente legata all'Es, agli istinti, di molti popoli decise di seguire ciecamente crudeli tiranni incarnanti un Super Io primitivo ma denso di fascino. Cosa che provocò assieme ad altre cause un disastro epocale. Bene quindi anche questo filosofo francese e i suoi spunti interessanti se ci aiutano a capire meglio dove origina il successo dei populisiti. L'attrazione verso nuove forme di autoritarismo. Possibile ancora da un disagio sociale che la ragione del linguaggio tecnico/scientifico fatica a spiegare,da un campo di provenienza che sta al di la di quello razionale.

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  • gesmat@tiscali.it

    gesmat

    03 Settembre 2018 - 10:10

    Pienamente d'accordo! E qui a fianco Giuliano Ferrara rischia di farsi venire un coccolone nell'inutile sforzo di spronare gli italiani alla guerra! Possibile che sia tanto terrorizzato dal pessimismo? Ha dimenticato l'assioma del compianto Benito Mussolini:"Governare gli italiani non è difficile, è inutile!"?

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