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Ecco gli utili idioti dell'islam francese

Bruckner contro il “progressismo halal” degli intellettuali 

16 Ottobre 2017 alle 14:03

Ecco gli utili idioti dell'islam francese

Foto LaPresse

Quello che gli agenti di influenza dell’islamismo non tollerano più per i preti o i pastori, lo accettano per i mullah o gli imam”, scrive il filosofo e scrittore Pascal Bruckner a margine di una inchiesta del Figaro sugli attivisti, i giornalisti e gli intellettuali che in Francia portano acqua all’islam. “Alcuni vengono dall’anti-capitalismo, altri dal Terzo mondo, altri dall’odio per la Francia, alcuni non amano Israele o gli ebrei: sono tanti gli incentivi della struttura chiamata ‘islamosphère’. Che non ha nulla a che fare con la ‘fascinazione dell’islam’ di cui parlava l’orientalista Maxime Rodinson e che ha colpito le grandi figure della nostra cultura, Montesquieu, Voltaire, Napoleone o Michelet, che ammiravano Maometto o rimasero abbagliati dallo splendore dell’Impero Ottomano. In questa famiglia bisogna distinguere tra gli spiriti forti e gli utili idioti che vanno ripetendo che l’islamizzazione è un falso problema. E’ la posizione da sempre di un Olivier Roy, che accusò il filosofo Robert Redeker, minacciato di morte nel 2006 dopo un articolo sul Figaro, di aver ‘solleticato la fatwa’. Infine, ci sono i veri complici, agenti di influenza agli ordini della Fratellanza musulmana o dei wahabiti, come Edwy Plenel, Vincent Geisser, François Burgat e altri. L’islamosfera intende controllare qualsiasi discorso sulla religione del Profeta per liberarlo dalle sue responsabilità nei crimini jihadisti e per scaricare le colpe solo sulle nazioni occidentali.

 

L’estrema sinistra che ha perso tutto, l’Unione sovietica, il Terzo mondo, la classe operaia, vede l’islam radicale come un proletariato surrogato per mobilitarsi contro le forze di mercato. Quello che non tollera più nei pastori o preti, si deve accettare per i mullah e gli imam, incarnazione di una religione ‘oppressa’. Quindi questo ‘progressismo halal’ non esita a calpestare i propri valori, a cadere nell’idolatria impeccabile per il velo islamico, in amore per tutto l’abbigliamento barbuto come abbiamo parlato molto bene nel XIX secolo degli harem. Denunciare lo stupro, se commesso da immigrati, è un atto razzista, come spiega Caroline de Haas. Soprattutto perché questi attacchi, confermati dal sociologo Eric Fassin, sono atti politici diretti contro le donne bianche dominanti. Quale spettacolo comico! A noi la libertà, l’uguaglianza tra i sessi, il diritto di desistere dalle verità accettate. A te la sottomissione agli uomini, la religione, la sanzione per la bestemmia, il crimine di apostasia.

 

Ex comunisti, trotzkisti, maoisti competono nella loro fedeltà al bigottismo purché attuato dai seguaci del Corano. Odiano la Francia, non perché opprimerebbe i musulmani, ma perché li libera. Pertanto, il nemico ai loro occhi diventa il secolarismo e i dissidenti dell’Islam che rivendicano il diritto di credere o non credere, di vivere come sentono meglio. Questi recalcitranti devono essere puniti, inchiodati alla gogna, come Alain Gresh ha chiamato l’imam Chalghoumi, ‘l’imam degli ebrei’. Nella nostra bellissima Repubblica, i collabos amano adornarsi con la maschera dei ribelli”.

 

Articolo pubblicato da Le Figaro (9/10)

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