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Il relativismo morale è un lusso per ricchi

Cosa pensa un cubano affamato dei palestinesi col microonde, scrive Israel Hayom 

27 Marzo 2017 alle 18:34

Il relativismo morale è un lusso per ricchi

Foto Pexels

"Oreste era un insegnante in una scuola privata, quando ancora ne esistevano. Ora lavora presso l’Hotel Nacional, a L’Avana, offrendo ai turisti come me acqua, caffè e occasionalmente qualche prezioso consiglio”. Inizia così il racconto di Annika Hernroth-Rothstein sul maggiore quotidiano israeliano. “Durante una di queste chiacchierate, vede la Stella di David che porto al collo e mi chiede se vengo da Israele. Alla mia prudente risposta ‘sì, in un certo senso’, estrae un tovagliolino di carta e inizia a disegnare qualcosa, invitandomi a guardare: ‘Questa è Gaza, giusto? E questo è Israele’. Oreste indica il tovagliolino e io non dico niente, sapendo per esperienza che questo genere di conversazioni possono finire in molti modi. Così si china in avanti e aggiunge con entusiasmo, rimarcando ogni parola: ‘Guarda, lo so che, a causa della politica, il mio governo dice che Israele è il male e la Palestina è il bene, ma io ero un insegnante e ho letto molto. So tutto di Fatah e Hamas, e so esattamente quanto Gaza sia vicina a Israele. E so che se sei un civile e vivi qui, e Hamas lancia razzi su di voi, il vostro paese deve difendersi’. Rido con autentica sorpresa e gli chiedo come sia riuscito a resistere alla linea imposta dal suo governo.

 

E lui mi racconta che una volta ha visto alla tv governativa cubana un filmato di soldati israeliani che entravano nella casa di una famiglia palestinese, e quello che ha visto lo ha profondamente colpito, ma non nel senso che i programmatori avrebbero voluto. ‘Quella famiglia, quei palestinesi – mi spiega – avevano una bella casa, avevano bei mobili, un forno a microonde, un televisore e, fuori, era parcheggiata un’auto nuova. Ha idea di cosa darei, io, per possedere un forno a microonde o un televisore? Forse è più facile spacciare queste bugie a voi che siete ricchi e non sapete cosa significa realmente essere poveri e non avere davvero nulla. Voi pensate che quella sia la povertà, e vi sentite in colpa per le cose che avete. Io so cos’è l’oppressione e so cosa vuol dire essere poveri, quindi è molto meno facile imbrogliarmi’.

 
“Sono rimasta molto colpita dalle parole di Oreste, mi hanno insegnato qualcosa sul privilegio e su come esso influenzi il nostro modo di vedere i conflitti. Non il privilegio dei bianchi o dei maschi, ma il vecchio privilegio, quello che ha a che fare con il ceto sociale e la democrazia. Per noi che siamo della parte del mondo beneficiata da lussi come la libertà e la pancia piena, è facile essere imbrigliati con i sensi di colpa e confondere la verità coi nostri sentimenti. Per Oreste, è tutto più semplice: non avere nulla rende molto più chiaro tutto ciò che vedi attorno”.

 
Il relativismo morale, conclude Annika Hernroth-Rothstein, “è un lusso, qualcosa con cui ci si può trastullare la mente quando sono soddisfatti tutti i bisogni e i desideri. Quando invece il male e la sofferenza sono dentro casa tua, hai poca pazienza per questi giochini auto-indulgenti”.

 

Annika Hernroth-Rothstein, Israel Hayom (20/3/2017)

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