Ritratto: Fotografia di Iacopo Pasqui

fauna d'arte

L'ironia come meccanismo di difesa, secondo Vaste Programme

Francesco Stocchi e Gabriele Sassone

"Lavorando in due, il nostro processo creativo passa inevitabilmente attraverso il dialogo. Prima ancora che artisti, siamo in ogni caso appassionati fruitori, e l’arte è una cosa che ci piace vedere, e non solo fare". Intervista a Leonardo Magrelli e Giulia Vigna

Nome e cognome: Leonardo Magrelli, Giulia Vigna - Vaste Programme

Luogo e anno di nascita: Roma 22/03/1989, Latina 04/01/1992, Roma 16/12/2016

Gallerie di riferimento e contatti social: instagram @vasteprogramme sito www.vasteprogramme.com

 

L'intervista

Qual è la funzione dell’arte oggi?

 

Ieri sera Giulia ha letto un “simpaticissimo” libricino di Babak Ganjei, preso alla fiera di editoria della Tate, che si chiama Art Is The Thing Nobody Asked You To Do, e questa potrebbe essere già una risposta.

 

Ad ogni modo, lavorando in due, il nostro processo creativo passa inevitabilmente attraverso il dialogo. Trascorriamo molto tempo parlando delle cose che abbiamo in testa, alcune delle quali finiscono poi per tradursi in progetti artistici. Non avendo già abbastanza problemi, spesso ci interroghiamo sul motivo che ci spinge a farlo, e quindi sulla funzione dell’arte in generale.

 

Ultimamente poi, ci capita di discutere del tema dell’arte politica, o meglio della legittimità di affrontare temi politici attraverso l’arte, e ci chiediamo: ha senso? Il mondo dell’arte è il contesto giusto in cui farlo? Può davvero creare un dibattito o cambiare le cose? E soprattutto, visto che si parla di funzione, funziona? Ad oggi non abbiamo ancora trovato il nostro punto di vista. Spesso la nostra risposta è no. Eppure, ci rendiamo conto che i nostri lavori hanno un connotato politico molto evidente. Ci limitiamo a constatare questa contraddizione.

 

Prima ancora che artisti, siamo in ogni caso appassionati fruitori, e l’arte è una cosa che ci piace vedere, e non solo fare. A tale proposito, e per provare a spiegarne il motivo, Leonardo vorrebbe concludere con una citazione di Proust: “Delle ali, un altro apparato respiratorio che ci permettessero di attraversare l’immensità, non ci servirebbero a nulla, perché se andassimo su Marte e su Venere conservando gli stessi sensi, questi rivestirebbero con l’aspetto medesimo delle cose della Terra ciò che ci fosse dato vedere. L’unico vero viaggio, il solo bagno di Giovinezza, non consisterebbe nell’andare verso nuovi paesaggi, ma nell’avere altri occhi, nel vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, nel vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è; e questo è possibile con un Elstir, con un Vinteuil, con i quali – e con i loro pari – noi voliamo veramente di stella in stella”.

                                

            

Che cos’è per voi lo studio d’artista?

 

Dopo diversi tentativi in varie zone di Roma, e in seguito a una serie di fortunati eventi, abbiamo trovato lo studio ideale. Non tanto per il fatto che finalmente abbiamo molto spazio a disposizione, quanto perché, nella stessa strada e a poca distanza, si trovano altri spazi condivisi da artisti con i quali abbiamo un rapporto costante, sia di amicizia che di confronto. Arrivare a studio significa, con la stessa naturalezza, prendersi un caffè insieme, confrontarsi sulle difficoltà della produzione di un’opera, pranzare con altre otto persone, organizzare studio visit condivise, discutere delle vicende di Britney Spears, o dei prezzi dei propri lavori. Il fatto che questo avvenga in maniera non competitiva, informale e spontanea è ciò che, più di tutto, dà valore a questo luogo. Nel tempo, lo studio è passato dall’essere un posto in cui ci trovavamo solo per lavorare, a un posto dove ci interessa passare anche parte del nostro tempo libero insieme agli altri. Dove, semplicemente, venire per stare.

 

 

Qual è il ruolo dell’ironia nei vostri lavori?

 

[La leggenda narra che, durante un comizio di Charles De Gaulle, un contestatore abbia urlato dalla folla «Mort aux cons!», ovvero, all'incirca, «Morte ai coglioni!». Al ché il Generale avrebbe risposto, imperturbabile, «Vaste programme!». Da allora 'Vasto programma' è utilizzato per ridicolizzare progetti velleitari o irrealizzabili.]

 

Ci siamo resi conto che nella nostra pratica artistica individuale, cioè in quella di Leonardo e in quella di Giulia quando lavorano singolarmente, l’elemento dell’ironia non è presente come nei lavori che produciamo insieme. Riflettendo sulla cosa, ci viene da pensare che l’ironia ha senso quando è parte di uno scambio, e che ha un elemento necessariamente relazionale. Forse è per questo che emerge solo nel lavoro del duo, anche perché è spesso la modalità con cui ci relazioniamo l’un l’altra.

Altri spunti che ci sono venuti in mente: pensiamo sia importante fare le cose seriamente, ma senza prendersi troppo sul serio. E poi, l’ironia è un meccanismo di difesa?

 

 

In che modo avete iniziato a fare arte?

 

Leonardo, 1989 - 2016: Ho iniziato a lavorare come grafico editoriale abbastanza presto. È un mestiere che continuo a fare e che mi piace, ma che all’inizio mi causava molte frustrazioni, dovute alle scelte finali dei committenti, quasi mai aperti a sperimentare. Al tempo lavoravo anche come grafico di una casa editrice di fotografia, e piano piano mi sono avvicinato al medium fotografico, che ho iniziato ad esplorare anche banalmente per avere un ambito in cui fossi in controllo di tutto il processo creativo e decisionale. Intorno al 2016 ho capito che era quello che mi interessava fare, e ho iniziato a lavorare ai miei primi lavori strutturati e ragionati, con la volontà di sperimentare anche in altre direzioni.

 

Giulia, 1992 - 2016: ho sempre cercato di incanalare la voglia di fare qualcosa, senza però essere certa della direzione che volevo prendere, e in parte non sentendomi in grado di riuscire a farlo da sola. In cerca di una carriera “creativa”, ho studiato design della moda e, per qualche anno, ho lavorato nel settore, dal quale mi sono poi allontanata a gambe levate! Mi sono dedicata alla grafica, un lavoro che ancora svolgo freelance. Ma questa sensazione di voler fare qualcos’altro è comunque rimasta. Nel 2016, dopo qualche anno a Londra, sono rientrata a Roma, e in un momento di stasi generale, ho visto online un progetto fotografico di Leonardo che mi ha colpito. Quindi ho deciso di scrivergli:

 

Giulia a Leonardo > 21/12/2016 ore 19.09: Ciao! Adoro tantissimo le tue foto! mi sono appena trasferita a Roma, dopo qualche anno fuori, e sto cercando qualcuno con cui collaborare ad un progetto fotografico. Ti piacerebbe? :) Grazie! e scusa per il messaggio super random ahah

 

Vaste Programme, 2017 - Ongoing: Nel gennaio 2017 ci siamo incontrati, abbiamo bevuto molte birre e abbiamo deciso di provare a collaborare. Quasi subito si è aggiunto Alessandro Tini, un amico che ha collaborato con noi fino al 2019, per poi trasferirsi a Berlino. Il nostro primo progetto è stato un processo lunghissimo, un lavoro estremamente cervellotico e faticoso, che però ci ha fatto innamorare del dibattito. Vaste Programme inizia così, litigando.

 

 

Quali sono i vostri riferimenti visivi e teorici?

 

È difficile fare una cernita, scegliere se parlare solo dei saggi e degli artisti che ci hanno influenzato di più, o se allargare il discorso alla narrativa, al cinema, alla musica, che consideriamo riferimenti altrettanto importanti.

Forse quindi ha più senso continuare sulla stregua di quanto dicevamo prima, e ribadire l’importanza degli incontri che abbiamo fatto in questi anni con artisti e curatori nostri coetanei. Sarebbe bello poterli citare tutti, sparsi come sono per l’Italia, cosa che rende ogni viaggio di lavoro un’occasione per incontrarsi di nuovo. Per semplicità e coerenza riguardo il discorso sul nostro studio, ci limitiamo a citare le persone che ogni giorno influenzano il nostro lavoro, e con le quali siamo appena stati a pranzo prima di tornare a studio e ricominciare a scrivere. Giorgio di Noto, Carlotta Valente, Francesca Cornacchini, Federica di Pietrantonio, Sveva Angeletti, Francesco Andreozzi e Giulio Bensasson.

 

 

Quando lavorate con immagini o materiali già esistenti, cosa vi interessa davvero trasformare?

 

Sicuramente lavorare con immagini e testi già esistenti è innanzitutto una modalità operativa, nella quale ci ritroviamo. Forse è anche un modo per osservare le cose che già esistono da un altro punto di vista, piuttosto che produrne di nuove. Quindi, non è tanto questione di trasformazione. Anzi, ci sembra che le cose che esistono non abbiano un solo senso, un significato privilegiato rispetto a un altro, ma che il senso dipenda dal contesto, da chi le guarda, da chi le consuma, da chi le trasmette. Questo aspetto di ambiguità ci interessa molto.

 

 

A che cosa state lavorando?

 

In questo momento abbiamo lo studio invaso da enormi strutture di legno che stiamo dipingendo con l’aiuto di Francesco Andreozzi, e che verranno esposte a fine Aprile durante Fotografia Europea, in una collettiva curata da Arianna Catania a Palazzo Da Mosto. A fine Marzo saremo al TAM di Matera, al quale abbiamo donato l’opera realizzata lo scorso anno per una Boccata d’Arte con la curatela di Roberta Mansueto. Saverio Verini ci ha gentilmente invitati a tenere un workshop a Palazzo Collicola a ridosso dell’estate. Il Landskrona Foto Festival ci ha contattato per portare il progetto Calentamiento, curato da Irene Angenica, in Svezia a Settembre. Alla fine dello stesso mese, realizzeremo un intervento site-specific a Salerno per Fondazione Menna, a cura di Gianpaolo Cacciottolo. Nel frattempo Giulia è in partenza per la residenza Creative Landscapes organizzata da Parsec e Misko Uostas, e Leonardo sta completando un nuovo progetto personale che porta avanti da diversi anni.

 

 

Quanto vi interessa rivelare i meccanismi della tecnologia e quanto invece usarli contro sé stessi?

 

Più che la tecnologia in sé, ci interessa la maniera in cui subiamo le forme che la tecnologia assume nel sistema tardo-capitalista in cui viviamo. Il rapporto di potere tra chi la tecnologia la produce e chi vi è sottoposto. Ci interessa la percezione collettiva, piuttosto che la percezione specializzata di chi comprende i meccanismi interni, per quanto riteniamo fondamentale approfondire questi argomenti. Che si tratti di tecnologia, di iconosfera e immagini di massa, o di politica, i nostri lavori riguardano quasi sempre il modo in cui subiamo queste dinamiche.

 

 

Com’è organizzata la vostra giornata?

 

Giulia: Ultimamente ho scoperto che mi piace andare a correre, o meglio, mi piace come mi sento dopo, cosa che non avrei mai creduto possibile, quindi, quando posso, cerco di far iniziare la mia giornata così. Odio fare la moka perciò caffè sempre al bar. Poi vengo a studio dove lavoro alle mie cose, oppure lavoro insieme a Leonardo. Solitamente resto a studio fino a ora di cena e la sera cerco di leggere o comunque di evitare il brain rot.

 

Leonardo: Se possibile, cerco di concentrare durante la mattinata tutto quello che concerne il lavoro come grafico, la burocrazia e l’attività sportiva, che poi è il lavoro e la burocrazia del corpo. In questo modo, provo a dedicare quasi tutti i pomeriggi al lavoro artistico, personale o del duo. Verso sera, se ci sono mostre che inaugurano vado volentieri a vederle, altrimenti cerco di stare con gli amici, con mia moglie Marta e con i nostri cani.

 

Vaste Programme: Nonostante l’età che avanza, continua a piacerci molto andare a ballare insieme. Per farci perdonare dai lettori più severi dell’assenza di riferimenti teorici dettagliati, ci sentiamo quindi perlomeno di consigliare l’ascolto di Inspector Norse di Todd Terje.

 

 

Le opere

 

Calentamiento • Installation view • viaraffineria • Catania • 2022

Un baretto semi-carbonizzato da cui offriamo cocktails. Macchine del fumo, luci arancioni e una canzone reggaeton che risuona nell’aria insieme al rumore delle fiamme

           

Link

 

Calentamiento • Installation view • viaraffineria • Catania • 2022

  
Se si guarda bene però, il ghiaccio dei cocktail contiene immagini di incendi, e se si ascolta bene, il testo della canzone sembra composto con le frasi del trattato sul clima di Glasgow…

                    

Ongoing • travertino e prato in rotoli • 75 x 45 x 20 cm • 2023

Neanche da morti potremo riposarci un po’?

 

Gänzlich Unerreichbar • stills da video • 2021

   

«Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto»

                        

MMMMMMM KM • Installation view • Una Boccata d'Arte • Miglionico • 2025 • Foto: Michele Battilomo

  

A 7.000 km dalla Basilicata ci sono panorami sorprendenti

                 

Tutto intorno a te • legno, acrilico e stampa blueback • 220 x 180 x 6 cm • 2023

  

Ricerca immagine: futuro, speranza, famiglia, natura, crescita, sviluppo, felicità, affetto, bontà, fiducia

                   

Le nostre radici • stampa UV su profumatore d’auto • 12 x 8 cm (ognuno) • 2021-Ongoing

  

Ogni anno, a causa del cambiamento climatico e dell’incuria, aumenta la quantità di alberi che finiscono per ribellarsi contro le macchine, cadendoci sopra

   

Le nostre radici • Installation View • Cascasse il cielo • 1/9unosunove • Roma • 2023

  

Ogni anno, la nostra cartella di immagini “macchine_nuove_jpegs” si riempie un po’ di più

                         

How To Make Jam. Come si fa la marmellata • More su Carta, Antotipia • 23 x 27.5 cm (13x18 cm stampa) • 2023

 

Ci siamo ritrovati in una villa antica, bellissima ma invasa dai rovi. Abbiamo deciso di raccogliere le more, farci la marmellata, scattare fotografie della villa e dei rovi e stamparle usando solo la marmellata

                                        

The Long Way Home Of Ivan Putnik, Truck Driver • still da video • 2021

Il progetto che ci ha aperto un sacco di strade e fatto conoscere un sacco di persone straordinarie. Ci siamo ancora molto affezionati, alle persone, e al progetto

                                          

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