Alice Ronchi (Marco Donazzan, photo courtesy Alice Ronchi, Flash Art)
fauna d'arte
Il percorso sensibile di Alice Ronchi, un'arte che “non compiace, ma attraversa”
Dal primo gesto performativo al lavoro pubblico, una ricerca che mette al centro emozioni e comunità. Nessun errore, solo trasformazioni: lavori che nascono dal sentire e cercano risonanze intime e collettive. L’arte “fiorisce nell’incontro” e diventa racconto condiviso, tra simboli primitivi, volo e dialogo con qualcosa di più alto
Nome e cognome: Alice Ronchi
Luogo e anno di nascita: Ponte dell’Olio (PC) 1989
Gallerie di riferimento e contatti social: IG, sito
L'intervista
Intervista realizzata in collaborazione con Anna Setola
Che cos’è per te lo studio d’artista?
Un luogo di accoglienza, sperimentazione e osservazione. Vorrei avere aneddoti o storie interessanti legate al mio studio da raccontare, ma la verità è che l’officina più importante è la mia casa. È lì, nel dialogo intimo e silenzioso con i pensieri, i libri, i taccuini, le piante e la notte, che il lavoro prende forma.
Quali sono i tuoi riferimenti visivi e teorici?
Sono talmente tanti e così diversi tra loro che non saprei da dove cominciare a elencarli; potrà suonare banale, ma è sincero. La mia curiosità e la mia ricerca sono insaziabili: tutto ciò che mi emoziona profondamente diventa per me un riferimento, un esempio da perseguire e un compagno di viaggio. La gerarchia implicita nel citare alcuni riferimenti anziché altri mi provoca un senso di dispiacere: un tradimento necessario nei confronti di chi, pur non nominato, ha avuto su di me un’influenza altrettanto profonda.
Quanto spazio lasci all’errore nel momento in cui una forma diventa tridimensionale?
Per me non esiste la definizione di errore quando si parla di creare un’opera d’arte; esiste piuttosto un divenire. L’unico strumento per plasmare questo divenire è il sentire che, come uno strumento musicale, necessita talvolta di essere accordato. Quando ciò non avviene, il suono produce disarmonia. Se questa disarmonia non è intenzionale, ci si avvicina non tanto a un errore quanto a un mancato raggiungimento di un obiettivo che, tuttavia, può diventare esso stesso un risultato interessante e degno d’amore, al pari di quello inizialmente ricercato.
Com’è organizzata la tua giornata?
Cambia ogni giorno, lavoro moltissimo. Non seguo una routine, forse dovrei.
Qual è la funzione dell’arte oggi?
Credo fortemente che non esista una risposta univoca; tuttavia, per me, è emozionare e dialogare con l’intimità, divenire ponte. Io penso che l’arte non esista per compiacere le persone, ma per attraversarle: fiorisce nell’incontro. Potenzialmente entra in risonanza con qualcosa di intangibile che, in forme diverse, abita ognuno di noi e lo intrattiene con tenere carezze e forme di luce, talvolta lo fa sorridere, talvolta lo fa piangere. Mai lascia indifferenti.
Nelle tue opere pubbliche, dove finisce il tuo intervento e dove comincia quello della comunità?
A volte i confini si fondono, a volte si osservano, ma sono sempre concepite e realizzate per instaurare un dialogo e attivare un racconto.
A che cosa stai lavorando?
Sto lavorando a progetti come “Born To Be Loved”, “The Fly Project” e “Temple of Light”, parlano di spiritualità, simboli primitivi, luce e volo. L’uomo e il suo intreccio di emozioni restano sempre al centro della mia ricerca, collocato qui in un dialogo con qualcosa di più alto. Temi a me cari, che porto avanti da molti anni ma che condivido raramente, perché sono ancora tutti in divenire. Tra i nuovi progetti espositivi in programma ci sono interventi pubblici e una mostra personale in una fondazione di cui, purtroppo, non posso ancora parlare.
In che modo hai iniziato a fare l’artista?
In quinta liceo, per un progetto scolastico, ci chiesero di realizzare un lavoro sul paesaggio.
Il giorno dopo arrivai in aula con trenta barattoli di lacche per capelli e bombolette spray, tutti con quei tappi che si stappano e non si avvitano. Ne consegnai uno a ogni compagno e chiesi loro di aprire e richiudere quei barattoli, ripetutamente. Un’azione senza fine, una follia collettiva. Eppure, in pochi istanti, sui loro volti scettici comparve un sorriso: il rumore dei barattoli che si aprivano e richiudevano all’unisono si era trasformato nel suono della pioggia. Da quel momento si impresse nella mia mente che le cose possono trasformarsi. Ma, ancora più importante, si impresse il motivo per cui vale la pena trasformarle: quel sorriso. Lo desideravo da anni, ma fu solo in quell’istante preciso che decisi consapevolmente di diventare un’artista. Considero la mia performance Pioggia, il mio primo lavoro: è da lì che tutto è partito.
Le opere
“Sole”, 2021
Brass, 540 x 366 x 163 cm
Courtesy of the artist
Photo credit: Andrea Rossetti
Volevo si sentissero accolti.
“Majestic Solitude” 2018
Onyx, basalt, Rosa Portugal Marble,
black Marquina marble, aluminium, wood
900 x 71,5 x h.164 cm
Installation view at Francesca Minini gallery, Milan
Courtesy of the artist
Photo credit: Agostino Osio
Trovo che ci sia una profonda bellezza nella solitudine, anche se talvolta mi spaventa. C’è un silenzio profondo e, in quel silenzio, risuona l’eco di un dolore incomprensibile. È strano dedicare un inno alla solitudine, ma al suo interno c’è tutto. Ognuno di noi ha conosciuto un dolore, qui identificato con la parola buio; eppure, in esso, c’è spesso anche il desiderio di pace, di luce, e non può che esserci una certa grandiosità in tutto questo.
“Saetta”, 2021
Aluminium casting, 60 x 21 x 9 cm
Sculpture study of the Formula 1 trophy, Pirelli Gran Premio del Made In Italy Emilia Romagna 2021. Commissioned by Pirelli and realized in collaboration with Pirelli HangarBicocca, Milan.
Courtesy of the artist
Photo credit: Marco Donazzan
Un simbolo che viene dal cielo e porta con sé numerosi significati. La saetta per me è un potente scrigno.
“The Greetings Project” 2016
Sculpture, Video Installation, Performance
Sign light bulbs, Room with wooden sculptures, Postcards,
Video Color 16:9 HD 2 m loop, Wall painting, Performance
Courtesy of the artist
Photo credit: Andrea Rossetti
Passeggiando lungo la strada, vidi un uomo all’interno di un negozio pulire la vetrina.
I suoi gesti erano così eleganti: con il braccio disteso verso l’alto afferrava un panno colorato
che sventolava, oscillando il corpo da destra a sinistra e poi di nuovo verso destra.
Disegnava tante linee immaginarie, tutte curve, come se stesse pulendo un arcobaleno.
Rimasi lì a guardare e poi gli sorrisi, ricambiando quello che per un istante credetti essere un saluto.
Sorrise anche lui.
“True Care” Detail, 2022
Enamel on sheets of polycarbonate, plexiglass, 150 × 130 x 8 cm
Courtesy of the artist
Photo Courtesy: Andrea Rossetti
Quando tutto questo sarà finito ti ritroverò nel cielo. Attraverso il sogno ti guardo. L’infanzia è una bambina che balla con un fiore in mano. Ed io ne avrò cura. Per tutta la vita.
“Temple of Light (Sun)” 2025
SuperMirror stainless steel , 48 x 106 x23 cm
Courtesy of the artist
Photo credit: Paride De Marchi
Un dialogo con qualcosa di più alto. Un corpo che è al tempo stesso umano e sacro, attraversato dalla luce e sormontato da corpi celesti. La vita è un tempio.
“Important Data” Video still, 2024
Video installation, video color HD 16/9, 11 m loop on multiple monitors
Courtesy of the artist
Quanti anni avevi la prima volta che ti hanno tradito? Quante volte tua madre ti chiama in una settimana? Qual era il numero della tua maglia sportiva?… Una serie di interviste e di ritratti ai dipendenti di una società di analisi e di gestione dati, una narrazione numerica della loro intimità.
“Saetta (Totem)” 2021
Iron, Enamel, 96 x 54,5 x 180 cm
Courtesy of the artist
Photo credit: Marco Donazzan
In antropologia un totem è un’entità naturale o soprannaturale che ha un significato simbolico particolare per una persona e al quale ci si sente legati per tutta la vita.
“Love Keepers” 2022-2023
Expanded polystyrene - Eps, 420 x 180 x 270 cm
Courtesy of the artist
Photo Courtesy: Lorenzo Mariotti
Una rappresentazione archetipica di un luogo felice e sicuro, ora legato alla memoria. Un nucleo architettonico emotivo e rassicurante, volto a rendere abitabile quell’iconica tenerezza.
“Inner Spirit” 2020
Iron 48 x 23 x 70 cm
Courtesy of the artist
Photo Courtesy: Andrea Rossetti
Una fragilità raggiante divenuta forza interiore.