fauna d'arte
José Angelino, tra scienza e natura. L'arte che rende visibile l'invisibile
Miscelare diversi materiali per ottenere nuovi colori che mantengono la loro stabilità fino a quando una serie di imprevisti concatenati non altera i rapporti di forza. "Accade qualcosa di simile tra i popoli costretti a condividere uno stesso luogo". Dai gas nobili alle frequenze di Schumann
Nome e cognome: José Angelino
Luogo e anno di nascita: Ragusa 1977
Gallerie di riferimento e contatti social: Galleria Alessandra Bonomo, Instagram José__angelino, www.joseangelino.com
Intervista
Intervista realizzata in collaborazione con Anna Setola
Quali sono i tuoi riferimenti visivi e teorici?
La mia grande fonte di ispirazione è la Natura, con i suoi infiniti dettagli, dove trovo significati, intuizioni e chiavi di lettura della realtà.
Accanto ad essa, guardo al lavoro di molti artisti, come Anselmo, Brâncuși, Merz, Moholy-Nagy, Pascali, Nauman e Duchamp, di cui continuo a scoprire nuove interpretazioni. Spinoza, Dostoevskij, Feynman, Heisenberg, Prigogine e Jung hanno ampliato il mio sguardo sulla materia, sul tempo e sull'umanità, rappresentando un modello di coerenza, radicalità e integrità.
Come scegli i materiali da utilizzare per le tue opere?
Durante il processo di realizzazione delle opere che alcuni materiali diventano indicati ed altri indispensabili. Ogni materiale possiede caratteristiche estetiche e comportamentali proprie, che determinano come si relaziona con gli altri elementi e con il contesto in cui viene inserito. Ciascuno ha il proprio comportamento e la propria individualità ed io intravedo anche un loro carattere, nel modo in cui interagiscono tra loro, ritrovo molte analogie con le dinamiche sociali che quotidianamente viviamo.
Alcuni materiali vogliono sempre trasformarsi per diventare qualcos’altro, altri cambiano solo quando se ne presenta l’occasione, mentre altri ancora restano come sono, lasciando che tutto scivoli loro addosso, come accade per i gas nobili.
Nei miei lavori luminosi, nel tentativo di disegnare nello spazio attraverso un flusso di energia, come avviene nel fenomeno dell’aurora boreale, utilizzo gas nobili. Ciascun gas si attiva al passaggio della scarica elettrica emettendo una luminescenza caratteristica legata alla sua natura: il Neon produce un rosso intenso, l’Argon un azzurro, l’Elio un giallo, il Kripton un bianco, e così via.
Quando provo a miscelarli si ottengono nuovi colori: per ottenere il magenta per esempio faccio convivere Neon e Argon. Con mio grande stupore, dopo un periodo di tempo indefinito, da pochi giorni a diversi anni, uno dei due gas, spesso il Neon con il suo rosso, tende a prendere il sopravvento, impedendo all’Argon di esprimere il proprio colore.
Accade qualcosa di simile tra popoli costretti a condividere uno stesso luogo: un equilibrio dinamico che può durare a lungo, fino a quando una serie di imprevisti concatenati non ne altera i rapporti di forza.
Grazie alla varietà dei loro comportamenti, i materiali stessi rivelano nuove possibilità, da cui nascono intuizioni, riflessioni e idee.
In che modo hai iniziato a fare l’artista?
Da giovane ho seguito quello che mi generava interesse e soddisfazione, quello che naturalmente incrementava la mia produzione di endorfine, come se fossero un termometro di una serenità interiore.
Il mio effettivo avvicinamento al mondo dell’arte è avvenuto, parallelamente agli studi di fisica, frequentando gli artisti, che mi hanno aperto un'ulteriore finestra sul loro mondo. L'incontro con l'artista Nunzio è stato importante.
Oggi mi rendo conto che continuo a fare, con maggiore consapevolezza e responsabilità, quello che facevo da piccolo, quando trascorrevo molto tempo da solo, essendo figlio unico, giocando nel laboratorio di mio padre ricco di strumenti, vernici e colori.
Com’è organizzata la tua giornata?
Vado nello studio la mattina e lì organizzo il lavoro, spesso vi rimango fino a notte inoltrata. Adesso mi sono dato un limite delle 00:00.
Che influenza ha sulla pratica artistica e sul modo di fare ricerca la tua formazione scientifica?
La mia formazione mi ha donato una maggiore libertà d'azione, una maggiore comprensione della materia, riducendo le censure alle idee che voglio realizzare, rasserenandomi sul credere che quasi tutto si può fare, non ponendo limiti all'immaginazione.
Pur con un linguaggio differente, percepisco la ricerca nell'arte e nella scienza affini e sovrapposte, con un’attitudine che si sviluppa attraverso dinamiche simili, facendo entrambe ricorso alla rappresentazione e cercando una sintesi allo stesso modo.
Qual è la funzione dell’arte oggi?
Una domanda complessa. Per me l'esistenza e la necessità dell'arte è da relazionare alla ricerca di Senso, da una parte per mantenere alta la nostra complessità nel vivere il mondo, che altrimenti si affievolirebbe, e dall'altra semplificare, esorcizzare ed alleggerire il peso di tale complessità.
Nel rapporto tra processi naturali e arte, quanto spazio lasci all’imprevisto?
Lo spazio stesso è nato dall’imprevisto.
Ho compreso la vitale importanza dell’imprevisto osservando la mappa della radiazione cosmica di fondo, una fotografia dell’universo quando aveva solo 380.000 anni, realizzata dal telescopio Planck nel 2013. In essa si distingue una trama di minuscole macchie più calde e più fredde: queste irregolarità sono imprevisti primordiali, piccole indeterminazioni che, con l’espansione dell’universo, sono diventate lo spazio che oggi separa le galassie e che, incredibilmente, avvolge tutto il resto. È come se il caso non abbandonasse mai la realtà, offrendo continuamente occasioni che possiamo accogliere oppure ignorare.
Allo stesso modo, nella nostra quotidianità, una piccola casualità colta in un certo momento, in un certo giorno, può con il tempo trasformarsi in ciò che oggi stiamo vivendo.
Penso che sia proprio la presenza del caso a rendere visibile il lavoro: è solo grazie a questa circostanza che le mie opere acquisiscono forma e definizione.
Che cos’è per te lo studio d’artista?
Un luogo di lavoro fatto su misura per me. Nella sua conformazione e nella disposizione degli oggetti di volta in volta sono annotati e codificati spunti, idee, vie da percorrere e da abbandonare, pensieri e riflessioni.
A che cosa stai lavorando?
A sculture costituite da più elementi che mantengono immutata la loro forma grazie a un flusso d’aria: il vento, invece di disperderle, ne rafforza la stabilità.
Le opere
“RESISTENZE” 2023
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma. Ph. Adriano Mura.
“Mosquitos” 2023, micromagneti, bicchieri, campi elettromagnetici impostati sulle frequenze di
Schumann, lettore/amplificatore audio. Dimensioni variabili.
In “Mosquitos”, piccoli magneti sono confinati all’interno di bicchieri appoggiati alla parete, messi in movimento da un campo elettromagnetico. Le frequenze utilizzate come stimolo, rendendole percepibili, sono quelle della risonanza di Schumann, una pulsazione elettromagnetica naturale propria del pianeta Terra.
“RESISTENZE” 2023
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma. Ph. Adriano Mura.
“Oblò” 2020, gas Argon, vetro soffiato, elettricità.
L’opera è costituita da un elemento in vetro soffiato all’interno del quale è stata introdotta una piccola quantità di gas Argon che, attraversato da un flusso di energia, si attiva e, come il fenomeno dell’aurora boreale, traduce il suo percorso in luce.
“LUNGHEZZE D’ONDA” 2015
A cura di Giovanna Dalla Chiesa, Palazzo Sforza-Cesarini, Roma.
“Orion” 2012, vetro soffiato, gas Argon, cavi d’acciaio, elettricità. Dimensioni variabili.
“Orion” è composto da volumi in vetro soffiato che presentano un restringimento centrale, interferendo con il fluire dell’energia.
“CORTEGGIAMENTI” 2019
Galleria Alessandra Bonomo, Roma.Ph. Simon Dexea.
“Disegni Mobili” 2019, barre di acciaio, elettricità. Dimensioni variabili.
“Disegni Mobili” è un’opera in cui barre di acciaio poste in tensione si deformano e ritornano ciclicamente alla loro forma grazie al passaggio intermittente di corrente elettrica. Questo processo genera un’oscillazione costante la cui frequenza è determinata dalle caratteristiche fisiche di ogni barra, così la risonanza diventa metafora di identità.
“RESISTENZE” 2021
Galleria d’Arte Moderna G. Carandente, Palazzo Collicola, Spoleto.
A cura di Davide Silvioli.
Ph. Eleonora Cerri Pecorella.
”Lipari” 2021, pietre pomice naturali, micro magneti, campi elettromagnetici impostati sulle frequenze di Schumann, sistema audio. Dimensioni variabili.
“Lipari” è un cumulo di pietre pomice, ciascuna contenente piccoli magneti messi in vibrazione da un campo elettromagnetico che simula quello terrestre. Le vibrazioni dei magneti erodono e scavano le pietre dall’interno come se fossero abitate dai tarli.
“COLTIVARE L’ARTE” 2022
Cappella di Santa Caterina, Isola Bisentina, Lago di Bolsena, Italia.
A cura di Maddalena Pelù e Thearose.
“Sintonie”, 2022.
Ottone, marmo di Carrara, vetro, acciaio, campi elettromagnetici impostati sulle frequenze di Schumann, gas Argon/Neon, piatti di batteria, ottone, idrofono.
Una struttura in ottone a pianta ottagonale funge da antenna, amplificando i campi elettromagnetici terrestri. Su di essa poggiano volumi di vetro soffiato, al cui interno sono collocati frammenti di marmo di Carrara che ostacolano il percorso naturale della scarica, costringendola a deviare e a generare traiettorie nuove. Nelle nicchie sono posizionate sculture che risuonano con le vibrazioni nascoste del lago, captate da un idrofono posto sotto la sua superficie.
“CORTEGGIAMENTI” 2019
Galleria Alessandra Bonomo, Roma.
“Corteggiamenti” 2019, aste di legno di balsa, eliche per aeromodelli. Dimensioni variabili.
Trae ispirazione dalle “strutture dissipative” teorizzate da Ilya Prigogine, forme di organizzazione alla base di ogni processo biologico degli organismi viventi. Con l’aiuto di ventole per aeromodelli, appoggiandosi alla colonna d’aria sottostante, le strutture raggiungono un equilibrio orizzontale. È la volubilità dell’aria a consentirne la comunicazione e allo stesso tempo a vanificare qualsiasi tentativo di produrre composizioni stabili. Un equilibrio mai definitivamente raggiunto, fatto di continui aggiustamenti.
“One Mile After” 2017, telescopio astronomico, camera.
“One Mile After” è una ripresa fissa realizzata con l’uso di un telescopio astronomico, che cattura una piccola porzione di mare a due chilometri di distanza durante l’alba, collegando due diversi luoghi, focalizzando l’attenzione su una singola porzione della realtà disponibile.
“RESISTENZE” 2021
Galleria d’Arte Moderna G. Carandente, Palazzo Collicola, Spoleto.
A cura di Davide Silvioli.
Ph. Eleonora Cerri Pecorella.
“Resistenze” 2021, gas argon, vetro soffiato, ottone, elettricità. Dimensioni variabili.
Una scarica elettrica è alla continua ricerca di un percorso che sia il più conveniente ed il più breve possibile, adattandosi all’ambiente circostante, ricercando e trovando nuove configurazioni compatibili.
“NATURAE” 2024
Castello Di Miramare, Trieste
A cura di Melania Rossi.
Foto F. Bartezan
“Sintonie” 2024, piatti per batteria, micro magnete, campi elettromagnetici, frequenze di Schumann, sistema audio. Dimensioni variabili.
“Sintonie” viene posta in vibrazione dalle attività elettromagnetice che l’attraversano, come la risonanza di Schumann, una pulsazione naturale a bassa frequenza caratteristica propria dell’atmosfera terreste, che diventa udibile all’orecchio umano risuonando nello spazio.