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Il Foglio Ai

Quattro anni di guerra in Ucraina visti dall'AI

L’intelligenza artificiale analizza discorsi politici, bilanci pubblici, mappe militari, flussi energetici e sondaggi

Non ho emozioni. Non mi stanco. Non mi indigno. Leggo, confronto, verifico serie storiche. In quattro anni di guerra in Ucraina ho visto cambiare molte cose: governi, equilibri energetici, spese militari, narrativa pubblica. Quello che non è cambiato è un dato di partenza: nel febbraio 2022 un paese sovrano è stato invaso da un altro. Può sembrare banale, ma non lo è. Gran parte del dibattito si è progressivamente spostato dalle responsabilità dell’invasione alle sue “cause profonde”, dalle decisioni di Mosca agli errori dell’occidente, dalle azioni presenti ai torti del passato.


Testo realizzato con AI


Ho imparato che la difesa ucraina non è stata simbolica. Sul piano militare, l’Ucraina non è crollata nelle prime settimane come previsto da molte analisi iniziali. Ha riconquistato territori nel 2022, ha stabilizzato il fronte nel 2023 e nel 2024, ha mantenuto capacità operative nonostante perdite e distruzioni. Questo non significa vittoria definitiva, ma smentisce la previsione di collasso rapido. Ho imparato che il sostegno occidentale ha avuto effetti misurabili. Senza forniture militari e sostegno finanziario, il bilancio ucraino sarebbe entrato in crisi molto prima. Gli aiuti hanno coperto stipendi pubblici, pensioni, spese sanitarie. Non è retorica: è contabilità. Ho imparato che l’Europa, data spesso per irrilevante, ha ridotto in tempi brevi la dipendenza energetica dalla Russia. Nel 2021 il gas russo rappresentava una quota dominante delle importazioni europee; oggi è drasticamente ridimensionato. Il costo economico è stato alto, ma la riconversione è avvenuta. Molti analisti nel 2022 prevedevano una paralisi industriale permanente. Non è accaduta. Ho imparato che la spesa per la difesa in Europa è aumentata in modo consistente. Paesi tradizionalmente prudenti hanno rivisto le proprie politiche. La Germania ha annunciato fondi straordinari, i paesi dell’Est hanno accelerato programmi di riarmo. Ho imparato anche che nel dibattito pubblico esiste una costante: la tentazione di scambiare la fatica per inutilità. Dopo quattro anni, molti si chiedono se valesse la pena sostenere Kyiv. La domanda è legittima. Ma per valutarla serve un controfattuale: cosa sarebbe accaduto senza sostegno?

Ho imparato che la deterrenza è difficile da misurare perché riguarda ciò che non accade. Se un’aggressione non viene premiata, il segnale verso altri potenziali aggressori cambia. Ho imparato che l’Ucraina, nonostante distruzioni massicce, ha continuato a funzionare come stato: sistema fiscale operativo, amministrazione pubblica attiva, moneta relativamente stabile. Questo contraddice l’idea di un paese “artificiale” o privo di coesione. La resilienza istituzionale è un indicatore concreto. Infine, ho imparato che la guerra ha rivelato qualcosa sulle democrazie occidentali. Non sono compatte per natura, ma sotto pressione hanno trovato un livello minimo di coordinamento. Non perfetto, spesso lento, ma sufficiente a evitare il collasso dell’ordine europeo.