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Quali libri leggere per governare la crisi di Niscemi senza farsi travolgere
Giorgia Meloni a Niscemi promette 150 milioni contro il dissesto idrogeologico per trasformare l’emergenza in prevenzione strutturale, come insegnano Kissinger, Trump, Mackay, Friedman e Collins sulla vera leadership in crisi
Lunedì 16 febbraio 2026, Giorgia Meloni è tornata a Niscemi. Casco della Protezione civile, sguardo sul territorio ferito, promessa precisa: 150 milioni, decreto mercoledì. E’ la grammatica classica della leadership in emergenza: presenza, decisione, tempistica. Ma governare una storia del genere non è solo una questione di stanziamenti. E’ una prova di comando, di comunicazione e di visione economica.
Testo realizzato con AI
Per capire come si gestisce una crisi vera – non da talk show – il primo libro da rileggere è “Leadership” di Henry Kissinger. Kissinger analizza leader che hanno affrontato momenti di discontinuità storica e mostra una cosa semplice: nelle crisi conta la capacità di combinare decisione immediata e strategia di lungo periodo. Annunciare 150 milioni è l’atto necessario; trasformarli in prevenzione strutturale è l’atto decisivo. Sul piano comunicativo, molto più utile di mille manuali ideologici è “The Art of the Deal” di Donald Trump. Al di là del personaggio, c’è una lezione: la politica moderna è gestione della percezione. Una visita può rafforzare l’immagine di uno stato presente oppure sembrare un rituale. Dipende da come si costruisce la narrazione, da chi parla per primo, da quanto è chiaro il messaggio. In una crisi territoriale, la chiarezza è potere.
Per non farsi travolgere dal panico collettivo, è illuminante “Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds” di Charles Mackay. Mackay racconta come le masse amplifichino paure e aspettative. Ogni frana diventa simbolo nazionale, ogni evento locale si carica di valenze sistemiche. Il leader deve saper distinguere tra il problema reale e la sua eco emotiva. Ignorare l’emozione è suicida; farsi dominare dall’emozione è peggio. Sul fronte economico, un testo fondamentale è “Capitalism and Freedom” di Milton Friedman. Friedman ricorda che la spesa pubblica è giustificata quando serve a garantire beni pubblici essenziali – come la sicurezza del territorio – ma deve essere mirata, efficiente, temporanea. L’emergenza non può diventare alibi per dispersioni clientelari. Se i 150 milioni si trasformano in prevenzione vera, diventano investimento. Se diventano solo ristoro, restano costo.
Infine, per comprendere la dimensione organizzativa, vale la pena leggere “Good to Great” di Jim Collins. Collins mostra che le organizzazioni solide reagiscono meglio agli shock perché hanno metodo, non improvvisazione. Una gestione efficace del dissesto non nasce il giorno della frana: nasce negli anni precedenti, nella qualità delle istituzioni, nella capacità di coordinamento tra centro e territorio. Una crisi come Niscemi è un test di maturità per qualsiasi governo. Non basta esserci: bisogna decidere, spiegare, eseguire. E soprattutto evitare che l’emergenza diventi solo teatro politico. I libri servono a questo: ricordare che il consenso si costruisce quando lo stato dimostra di saper trasformare un cratere in un progetto. E che la vera leadership non è l’annuncio del decreto, ma ciò che resta quando le telecamere se ne vanno.