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Il Foglio Ai

La Russia non sta vincendo, si sta consumando

Mosca si sta logorando con 1,2 milioni di vittime (fino a 325 mila morti) dal 2022, per avanzare 15-70 metri al giorno e conquistare briciole di territorio (0,6-0,8 per cento dell’Ucraina l’anno). Mentre l’economia rallenta metà del bilancio va in guerra

C’è un modo semplice per capire se un esercito sta vincendo: chiedersi che cosa sta ottenendo, e a quale costo. Il rapporto del Csis pubblicato il 27 gennaio scorso applica proprio questa logica, e lo fa con numeri che tagliano la nebbia delle dichiarazioni. Partiamo dal costo umano. Secondo le stime del Csis, tra febbraio 2022 e dicembre 2025 la Russia ha accumulato quasi 1,2 milioni di vittime (morti, feriti e dispersi) e tra 275.000 e 325.000 morti. Nel solo 2025, sempre secondo il rapporto, le perdite russe arrivano a circa 415.000, cioè quasi 35.000 al mese. Nella guerra di logoramento si avanza poco, certo. Ma qui il “poco” è misurabile e diventa imbarazzante. Il Csis calcola il ritmo medio di avanzata in alcune offensive: verso Pokrovsk, dopo Avdiivka, la Russia sarebbe avanzata per mesi e mesi “a colpi di fanteria, artiglieria, droni e bombe plananti”, ma il risultato medio è circa 70 metri al giorno da fine febbraio 2024 a inizio gennaio 2026, per meno di 50 km complessivi. A Chasiv Yar: circa 15 metri al giorno nello stesso arco temporale. Verso Kupiansk: circa 23 metri al giorno. Sul territorio, i guadagni sono piccoli rispetto agli obiettivi politici dichiarati. Il rapporto ricorda che nel 2024 Mosca avrebbe conquistato circa 3.604 km² (circa 0,6 per cento dell’Ucraina) e nel 2025 circa 4.831 km² (circa 0,8 per cento), con anche il recupero di 473 km² nella regione russa di Kursk. Tradotto: due anni di “iniziativa” militare e migliaia di chilometri quadrati, sì, ma in proporzione una variazione minima, lontanissima dall’idea di “conquistare l’Ucraina”.

 


Testo realizzato con AI


 

“Ma controllano ancora circa il 20 per cento”. Vero: il Csis stima un controllo complessivo di circa 120.000 km² (includendo Crimea e Donbas presi prima del 2022) e circa 75.000 km² conquistati dal 2022. Però il punto non è negare che la Russia occupi territori: è notare che l’occupazione non coincide automaticamente con una traiettoria di vittoria. Se per consolidare e allargare quel controllo servono anni di assalti a ritmo da trincea, con perdite senza precedenti, la parola corretta non è “avanzata”: è “consumo”. La parte più interessante del rapporto è il collegamento del fronte all’economia. Il Csis descrive un sistema che “non è crollato”, ma mostra segni di pressione: manifattura in contrazione, domanda che si indebolisce, inflazione alta, crisi di manodopera, crescita scesa a 0,6 per cento nel 2025 e prevista ancora bassa nel 2026. E soprattutto: per finanziare la guerra, il Cremlino si affida a risorse interne, tasse e debito, e dedica “circa metà del bilancio” a forze armate, complesso militare-industriale, sicurezza interna e servizio del debito. E’ un’economia che produce munizioni, uniformi e fortificazioni: pil, sì; prosperità e produttività, no.

 

Morale: la Russia può anche “mantenere l’iniziativa” su alcuni segmenti del fronte, può devastare infrastrutture energetiche ucraine, può usare droni e guerra elettronica con adattabilità. Ma questi sono elementi compatibili con una realtà più grande: non una potenza in marcia trionfale, bensì una potenza che sceglie la strategia del logoramento perché non riesce a fare la manovra. E quando la vittoria viene definita come “non perdere” mentre consumi capitale umano, industriale e demografico, la propaganda ha già vinto sulla lingua.