Ansa
Il figlio
Ma come vorrei avere i loro occhi. Anche mentre ridono di me
“Mamma, ho chiuso con la letteratura. Tutta colpa della scuola che mi fa leggere la Vita Nova e non i libri che voglio io". Adesso stai a vedere che è colpa di Dante se mio figlio ha smesso di leggere. Le epifanie dell’adolescenza e altri inciampi
Come vorrei avere i loro occhi. Lo penso mentre i miei figli mi spiegano il risultato del referendum, raccontando le ragioni e le certezze, le ingenuità e l’ardore di un mondo di diciottenni alle prese con il voto, quindi con la prima vera possibilità di decidere le cose, quelle difficili. Lo penso mentre mi mostrano i dischi che si sono regalati l’un l’altro. Lo penso mentre li guardo, di nascosto, suonare e cantare insieme Strange Weather, e i gatti li ascoltano estasiati. Lo penso mentre litigano per chi deve sparecchiare, urlano così tanto che alla fine sparecchio io. Lo penso lo stesso, mentre si insultano per decidere chi deve parlare per primo. Lo penso perfino mentre raccolgo le carte di caramelle, la plastica dei dischi, e pure la cacca del cane da terra, perché stanno ancora discutendo su chi deve portarlo fuori, e intanto il cane ha dovuto sbrigarsela da solo.
Anche il tempo dipende da come lo guardi: un’ora dura dieci minuti e le due di notte è un orario qualunque per uscire di casa. Lo penso lo stesso, come vorrei avere i vostri occhi, anche se non sono riuscita a convincere mio figlio a lasciarsi scattare una foto mentre soffia sulle candeline dei suoi diciassette anni nuovi di zecca. Vorrei ricordarmi che stava seduto lì, con quella maglietta, che gli ho dato un bacio, ma lui dice: è il mio compleanno e decido io, tu non puoi fare l’offesa. Niente baci, niente foto, niente occhiate imploranti, niente pranzo al mare, niente di niente che piaccia a me. Vorrei comunque avere i loro occhi, penso un attimo prima di inciampare in tre scarpe in corridoio, tutte spaiate.
Basta, ritiro tutto: cercate un po’ anche voi di mettervi i miei occhi qualche volta, ma che vi costa? Sembra che guardiamo due mondi completamente diversi: a volte mi piace, a volte vorrei solo che mi facessero entrare nel loro, senza deridermi. A volte, vorrei che il mio mondo e i anche miei occhi gli piacessero un po’ di più. La cultura del piagnisteo: è da adulti o da adolescenti? Subito mi viene incontro mio figlio, sempre conciliante, sempre desideroso di farmi contenta: mamma, volevo dirti che ho chiuso con la letteratura. Lo dice mentre mi porge una pila di libri che avevo ordinato per lui e che ha deciso di restituirmi ancora impacchettati. Hai chiuso con la letteratura? Sì, tutta colpa della scuola che mi fa leggere la Vita Nova e non i libri che voglio leggere io (La capacità di colpevolizzare chiunque altro è una di quelle cose che ci portiamo dietro dall’adolescenza per tutta la vita, non migliora crescendo). Adesso stai a vedere che è colpa di Dante se hai smesso di leggere. Sì, è colpa sua che non ammette che è innamorato pazzo di Virgilio (Come vorrei avere i tuoi occhi, non ci avevo mai pensato).
E comunque: tu leggili lo stesso gli altri libri, leggili dopo che hai sparecchiato - gli grido con questa pila di libri in braccio, già fuori dalle epifanie dell’adolescenza - non sei in Iran: hai tutti questi libri, hai due occhi, due braccia, un divano, non porti fuori il cane, hai un sacco di tempo. Ma a diciassette anni si vive di assoluti. Lui ha chiuso con la letteratura e ora lotta per il record di film visti nel 2026, a fine marzo è arrivato a centocinque. Lo penso ancora, nonostante l’effetto raggelante sul sistema nervoso dei vestiti ammonticchiati per terra: come vorrei avere i loro occhi. Allora ci provo: se tu hai chiuso con la letteratura, io ho chiuso con la cucina. No, tu non puoi mamma, tu non hai tutto questo tempo davanti a te.