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Il Figlio

Ma perché tua figlia dovrebbe pensarti anche solo un minuto?

Annalena Benini

La parabola della settimana: la nonchalance dei ventenni e i nostri incubi notturni. Se mi sveglio alle tre del mattino e trovo un suo messaggio che dice: sono a casa, oppure: non torno, per quanto sia illusorio mi tranquillizzo

Come nelle parabole, la mia amica trova il messaggio e la morale in ogni cosa che le racconto. Nella sua rappresentazione del mondo io faccio sempre una figura da cretina: ma perché mai una diciannovenne dovrebbe ricordarsi di avvisarti di quello che fa? Tu la avvisi di quello che fai? Ma perché dovrebbe pensare a te anche solo un minuto? La mia banalissima risposta: finché vive in casa mia, deve avvisarmi. Che vergogna, ho pensato mentre inviavo. Ma mi tremavano ancora un po’ le mani e non ho avuto la prontezza di cancellare il messaggio. La parabola è questa, ma con una premessa: l’unica regola che mia figlia deve seguire è AVVERTI. Avverti se non torni a cena, avverti se decidi di non dormire a casa, avverti se fai tardi. Avverti, c’è forse qualcosa di male?

 

Se mi sveglio alle tre del mattino e trovo un suo messaggio che dice: sono a casa, oppure: non torno, per quanto sia illusorio mi tranquillizzo. Se non vedo niente, mi alzo, vado a controllare, non la trovo, le telefono, e se il telefono è spento la notte è persa. Quando sono io che non torno a casa, perché mi trovo nell’altra città (e io avverto sempre), provo un sollievo notturno che non ha nulla di razionale. Una di quelle mattine, comunque, mentre sto ancora quasi dormendo, mi telefona mio marito. E’ strano, a quest’ora, ma ingenuamente penso al bagno allagato, un’invasione di topi, un missile nucleare sul nostro palazzo, niente di tremendo. “Lei non è tornata a dormire, ha il telefono spento, le sue amiche non rispondono, io vado alla polizia”. Era sveglio dalle quattro, l’aveva aspettata, messaggiata, chiamata, adesso la stava cercando anche suo fratello, ma niente. L’ultimo accesso su whatsapp all’una e trentasette. L’ultimo messaggio alle dieci di sera quando ha chiesto nella chat di famiglia se qualcuno poteva portare fuori il cane al posto suo. Forse per la distanza, forse perché non ero sveglia dalle quattro davanti al letto vuoto, forse perché ormai interpreto anche i non messaggi e le parole non scritte tra un messaggio e l’altro, non sono impazzita. Ho detto: aspetta, vedrai che si è dimenticata di avvertire.

 

Però le ho scritto: dove sei con mille punti esclamativi, anzi ammetto di averle scritto dove cazzo sei, come se il rafforzativo potesse risvegliare il suo telefono, poi ho cercato sui social, ho visto una storia con un’amica che forse stava vomitando a San Lorenzo, Roma, alle due di notte, e mi è sembrata una storia molto rassicurante. Poi ho scorso tutti i messaggi da due anni a questa parte fino a ritrovare il numero non memorizzato di un’altra amica che abita vicino a casa nostra, e l’ho chiamata. Dopo una decina di squilli, l’amica ha risposto (santa) e io ho chiesto solo: Benedetta è da te? (In quell’istante ho pensato: se risponde “no” che faccio?), e lei con la voce impastata e spaventata ha detto: si è qui, ma non vi ha avvertito? Temo di avere urlato ma velocissimamente perché dovevo precipitarmi a rassicurare tutti. Mio figlio, che tutte le sere telefona a sua sorella prima di andare a dormire (non lo sapevo) e proprio quella sera non l’ha fatto, mi ha detto: ho pensato qualunque cosa. Mio marito intanto era diventato il migliore amico di una poliziotta gentilissima, e il suo telefono non prendeva. Gli ho mandato 40 messaggi con scritto: tutto ok, che gli sono arrivati tutti insieme, e si è molto imbarazzato e scusato con la polizia, che ha esultato con lui. Mia figlia ha detto: raga, mi sono dimenticata, ma non è che posso sempre pensare a voi.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.