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il figlio
Catarsi catastrofiche e tutti i buchi neri da Shakespeare in poi
Hamnet al cinema, sacchetti di rotelle di liquirizia, vita scolastica e tutti i pianeti allineati contro. Un movimentato pomeriggio tra il grande schermo e problemi universitari
Qualche settimana fa, al cinema, ho visto Hamnet insieme a mio figlio: lui era devastato all’idea che si parlasse di William Shakespeare, il buco nero della sua vita scolastica. Io ero devastata per altri buchi neri e gli ho detto: fidati di me. Non è una frase convincente, me ne sono resa conto dalla sua faccia, ma mi ha seguito lo stesso al cinema, e alla fine ha detto: che film stupendo. Intorno a noi, molti singhiozzi. Al liceo quando studiavamo le tragedie greche ci ripetevano sempre una parola: catarsi. Allora gli ho sibilato all’orecchio: è catartico? Lui mi ha guardato come io guarderei uno scarafaggio comparire sul tavolo della cucina. Ha rifiutato le rotelle di liquirizia che gli offrivo perché dice che sono fatte con la gelatina animale e quindi io sono un’irresponsabile senza cuore. Ma verso la fine del film, forse per la commozione, ha cambiato idea e mi ha chiesto una rotella di liquirizia. Troppo tardi figlio mio, le ho mangiate tutte. Un sacchetto intero. Sì, un sacchetto intero, e allora, vuoi forse dirmi tu quello che posso fare? Sono rotelle catartiche, servono a non piangere. Mamma, sei molto nervosa e stai facendo rumore, Sono nervosa, sì, perché ho fatto indigestione di rotelle di liquirizia e perché mio figlio non conosce il significato della parola “catarsi”. Ma adesso so che ci sono altri motivi: un nefasto allineamento, in cielo, di tutti i pianeti più agguerriti. Mercurio retrogrado, Saturno contro, Venere indispettita e almeno altri quattro che da lassù ci guardano con antipatia e si divertono a fare casino, a creare fraintendimenti, disturbi, a farmi scomparire le cose importanti dal computer. Lo so che non è vero, grazie mille della precisazione illuminista molto utile, ma c’è qualcosa in questo cielo di marzo che scombina la razionalità, un vento cattivo che si insinua nell’umore e nella mia capacità di accogliere le cose che succedono. Mio figlio ha commentato: anvedila.
Allora sono andata ad aspettare mia figlia in un bar, piuttosto lontano dall’università, perché aveva un esame scritto e volevo semplicemente stare lì, senza creare il mostruoso imbarazzo di incontrarmi davanti a gente della sua età. Le ho mandato la posizione e ho ordinato un tè, ho pensato a tutti i buchi neri. Dopo una decina di ore dalla fine dell’esame, mia figlia è arrivata, si è seduta, aveva molta fame e nessuna voglia di dirmi com’era andato l’esame. Stava in silenzio, mentre dal cielo Saturno e gli altri ridevano di noi. A un certo punto mi ha fatto una domanda: mamma, scusa, ma che cosa significa esattamente catartico? Dunque, beh, la catarsi ha a che fare con la purificazione dell’anima, attraverso qualcosa di doloroso, ma ci sono tante accezioni e ad esempio...Mi ha interrotto subito, non gliene importava niente delle accezioni e alzando un po’ la voce mi ha chiesto: quindi non è una cosa negativa? Sperava che rispondessi: sì, è totalmente negativa. Insomma, in questo esame scritto, in inglese, mia figlia in un piccolo saggio ha scritto “catartico” al posto di “catastrofico”: è stato un lapsus ma sperava giustamente di riuscire a spingere la catarsi verso la catastrofe. Ha detto: perché fai quella faccia? Non faccio nessuna faccia, te lo giuro. Ma poi chi sono io, in un momento così, per negare che la catarsi sia anche catastrofica? Ho detto: ma certo, hai ragione. E’ catartico, è catastrofico, e ci sono più cose in cielo e in terra, amore mio, di quante ne sogni la mia filosofia.