Foto di Gerrie van der Walt su Unsplash
Il Figlio
La regola della gita è: vai verso la vita e non scriverci mai
Misurare la valigia, e poi il silenzio. Ma la chat dei genitori non tace un secondo
Il patto non è un patto ma una decisone unilaterale che non cambia niente se io non la accetto. Non è nemmeno un annuncio, è una pratica coerente con il diritto di godersi la vita. Dalla gita scolastica non si mandano messaggi ai genitori. Ma poi, perché un sedicenne a Siviglia dovrebbe ricordarsi di sua madre e telefonarle per dirle ciao mamma, che monumenti interessanti. Quindi io so benissimo che, dopo la preparazione della valigia la sera prima, in cui nessuno dei miei consigli viene ascoltato (portati una maglietta in più così la usi per dormire: no mamma, io dormo con la maglietta della giornata. Ah, che idea meravigliosa), e dopo che la valigia viene misurata con il righello perché deve rientrare nelle misure Ryan Air, mio figlio sparirà per cinque giorni. Allora gli dico ciao, dammi un bacio, buon viaggio, e lui con un salto evita il bacio e finge di morire annegato nel suo vomito. Ecco amore, questa è l’ultima immagine che porto con me. Poi lui esce di casa e va verso la vita, come è giusto, e si dimentica varie cose fondamentali come lo spazzolino da denti ma non importa perché va verso la vita e la vita è piena di spazzolini nuovi. Lui esce, io resto, con la sua stanza esplosa di mutande e palline di carta e con nessuna notizia. Ma ho un alleato: la chat dei genitori che crea imbarazzo a tutti ma che al dunque è molto utile perché c’è sempre qualcuno che scrive che l’aereo è atterrato con 38 minuti di ritardo, o che chiede se la carta d’imbarco va stampata, o che dice che i ragazzi sono già in albergo e hanno fatto la doccia. Mio figlio non credo abbia fatto la doccia, però so che non brancolerò nel buio. Dopo un paio di giorni, forse la seconda sera, gli scrivo: dimmi solo tutto ok. Lui molto carinamente mi risponde il giorno dopo: solo tutto ok solo tutto ok solo tutto ok. Benissimo, sono appagata.
E comunque anche io ho una vita, un sacco di guai, qualche istinto omicida, e questo messaggio mi arriva come una carezza. Finché non scopro, sempre dalla chat dei genitori che nel frattempo avevo silenziato perché arrivavano troppe foto di previsioni del tempo a Siviglia, che la polizia è andata in albergo perché due ragazzi si sono menati. Cioè uno ne ha menato un altro, mentre altri lanciavano palle bagnate di cartigienica sulla tettoia del cortile. Mi sembra tutto fortemente esagerato, ma ovviamente voglio sapere chi sono questi due ragazzi. Niente nomi, per carità. Ma uno dei due sarà mio? Se è mio è sicuramente il menato, non ho dubbi, oppure è il lanciatore di cartigienica bagnata, arrestato per spreco di cartigienica. Gli scrivo un messaggio: ma davvero tutto ok? Risposta il giorno dopo: davvero tutto ok?, e intanto nella chat dei genitori fioccano le ipotesi più allarmanti, qualcuno chiede se si può chiedere il rimborso (di cosa?), poi si comincia a capire che non era la polizia ma la guardia giurata che si faceva un giro, forse non erano i ragazzi della nostra classe ma dei ragazzi di Siviglia nel bar accanto, forse non erano botte, l’unica certezza rimane la cartigienica bagnata. Perché devo saperlo, perché? Soprattutto: quanto vorrei adesso, fare un’enorme palla di cartigienica bagnata e lanciarla sulla tettoia di un cortile.
Finalmente arriva un messaggio audio di mio figlio, sono in riunione quindi lo trascrivo, ma niente: allora lo ascolto ma non faccio in tempo ad accostare il telefono all’orecchio, quindi lo sentono tutti: è un rutto molto ben modulato, in spagnolo, si capisce dall’accento finale.