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Il Figlio

Il dentifricio al radio e le bugie di un chimico ebreo, inventore per i nazisti 

Giacomo Giossi

Il poeta e scrittore gallese Joe Dunthorme racconta la storia del suo suo bisnonno, costretto, in virtù delle proprie competenze, a sviluppare prodotti chimici per conto del governo nazista. Prodotti che presumibilmente sarebbero stati utili per la soluzione finale nei campi di sterminio

Nulla è più indicato per un sorriso radioso dell’utilizzo del radio. Ovvero di quell’elemento chimico di natura metallica di cui si trova traccia nell’uranio e che fino agli anni Trenta e Quaranta era ampiamente utilizzato nella composizione di dentifrici. Il radio scoperto alla fine dell’Ottocento da Marie Curie aveva insite caratteristiche luminescenti che si consideravano ideali per la lucentezza dei denti e per rinforzare le gengive, salvo poi scoprire che la sua alta capacità di emettere radiazioni era tutto meno che salutare. Oggi il radio non viene più utilizzato in nessun prodotto ad alto consumo, ma fino agli anni Quaranta era fortemente diffuso oltre che nei dentifrici e nella cosmetica anche nelle vernici, nei quadranti degli orologi e nei vari strumenti di bordo.

 

Molto amato dai soldati del Terzo Reich in avanzamento verso l’est Europa, il dentifricio al radio era usato anche dalla nonna di Joe Dunthorme, poeta e scrittore gallese che racconta la storia della sua famiglia e in particolare di suo bisnonno in "Il dentifricio radioattivo e altre scorie di famiglia" (Einaudi, nella bella traduzione di Giulia Boringhieri). Il bisnonno - da parte materna - di Dunthorne era un chimico assunto presso i laboratori Auer di Oranienburg in Germania e inventore dell’efficace e luminescente dentifricio Doramad al radio che all’epoca aveva ottenuto un incredibile successo. Siegfried Merzbacher, questo il nome del bisnonno di Dunthorne, era un ebreo tedesco appartenente a una benestante famiglia borghese che sviluppava per conto dell’Auer prodotti chimici per uso domestico. Ma perché Dunthorne arriva a raccontare la storia del proprio bisnonno? Il punto di partenza è una vecchia memoria proprio a firma Siegfried Merzbacher che l’autore ritrova nella casa della nonna. Si tratta di una lunga e tragica confessione che cambia la storia fino a quel tempo narrata in famiglia, scampata al delirio nazista e rifugiata negli Stati Uniti al seguito di Eugen nonno di Dunthorne e figlio di Siegfried.

 

La vicenda narrata nel memoriale del nonno descrive infatti la mortificazione di un uomo, di un ebreo, costretto in virtù delle proprie competenze a sviluppare prodotti chimici per conto del governo nazista ora al potere. Prodotti che presumibilmente sarebbero stati utili per la soluzione finale nei campi di sterminio. A fronte di una leggenda privata che vede la famiglia fuggire dalla Germania alla Turchia, ecco che davanti ai documenti si dipana una storia molto diversa. La famiglia di Dunthorne ha sì viaggiato da Monaco a Istanbul, ma comodamente a bordo dell’Orient Express. E per diversi anni il bisnonno ha proseguito la sua collaborazione con i laboratori Auer che arrivarono a offrigli per i suoi meriti la spedizione in Turchia del pianoforte a coda rimasto in Germania nella casa di famiglia. Poi tutto accelerò fino alla revoca della cittadinanza da parte del governo nazista, ma resta la testimonianza di una collaborazione attiva di Siegfried Merzbacher con i carnefici del suo popolo. 

 

Le domande si affastellano nella mente di Dunthorne, in particolare, su come il bisnonno abbia potuto convivere con un senso di colpa così atroce. L’autore decide così di andare in Europa nei luoghi dei suoi avi. Il dentifricio radioattivo porta inevitabilmente il disincanto di una contemporaneità lontana dai fatti di allora, ma anche la sensazione di un legame inscindibile con un male assoluto che sembra risalire dagli abissi per infierire nuovamente. Dunthorne non manca di ironia nel suo movimento dinoccolato tra la provincia tedesca e una memoria lontana fatta di abbagli tremendi e ingenuità colpevoli. Un libro al tempo stesso dolce e atroce sulla memoria e sulla confusione del nostro tempo. 

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