Screenshot dall'account YouTube di Netflix
Il Figlio
Il gruppo sociale meno amato del pianeta: gli adolescenti
Il tradimento di Stranger Things, che per dieci anni è stato l’unico vero interlocutore: si è dimostrato pigro, non ha preso sul serio la loro attenzione, la loro ricerca di risposte. Non dirmi che è questa l’età adulta, Stranger Things
Gli adolescenti sono il gruppo sociale meno amato del pianeta. Colpevoli di tutto, ignorati per la maggior parte del tempo e poi presi di mira se si tratta di trovare una spiegazione e un parafulmine al male che fanno i telefoni, i social, togliamogli tutto, e poi chiaramente quanto sono ignoranti questi ragazzi, muti, fragili, violenti, incomprensibili, diversi, strani, che non combineranno mai niente, mentre noi invece. Ah sì, noi invece. Dovremmo ascoltarli, certo, e però non capisco cosa dici, come parli, non capisco che cosa stai guardando.
C’era una serie tivù, però, che questo gruppo sociale misterioso e bistrattato ha molto amato, di cui si è molto fidato. Stranger Things, che è cominciata su Netflix nel 2016, è durata dieci anni. Dieci anni sono un tempo considerevole: mia figlia aveva appena compiuto dieci anni quando ha cominciato a guardare Stranger Things, era una bambina che andava alle elementari, adesso ne ha diciannove e l’adolescenza è finita. E’ stata lei, allora, a ordinare a suo fratello di sette anni di guardare Stranger Things. Lui ha ubbidito, perché a lei ubbidisce sempre. Adesso mio figlio ha sedici anni, quindi era un bambino ed è diventato un adolescente con Stranger Things, stagione dopo stagione, puntata dopo puntata, lunghissime attese, anticipazioni, trailer, personaggi scomparsi, demogorgoni di cui abbiamo riproduzioni dappertutto. Tra una stagione e l’altra si cresceva in centimetri e in complicazioni. Stranger Things era il romanzo tutto loro, tra l’altro ambientato negli anni dei loro genitori, quindi c’era qualcosa che ci univa a queste adolescenze, oltre alle citazioni di Stephen King che trovavamo dappertutto e ci facevano urlare: eh però, se tu avessi visto Stand by me. Insomma, evviva Stranger Things, che ha fatto quello che per noi è impossibile fare: appassionarli. Evviva i fratelli Duffer, creatori, registi, sceneggiatori, produttori, interlocutori di questo mondo di cui non abbiamo e non cerchiamo le chiavi.
Gli adolescenti, poi, sono persone serie: se pensano che te lo meriti, sono capaci di consegnarti il cuore palpitante in mano e tornare a prenderlo fiduciosi che non lo avrai fatto cadere, che non lo avrai schiacciato sotto le tue adulte certezze. Mio figlio ha preso talmente seriamente la quinta stagione di Stranger Things che per prepararsi all’uscita ha rivisto tutte le stagioni precedenti: le ha consegnato il suo cuore palpitante. Netflix ha fatto uscire le ultime puntate il 24 dicembre (in Italia erano le due o le tre di notte) e il primo gennaio (le due di notte) e i miei figli e i loro amici, cugini, bambini diventati adolescenti insieme a Stranger Things erano lì, sveglissimi, puntuali come mai, con i loro cuori palpitanti offerti all’unico interlocutore che si è meritato la loro fiducia. Ma poiché gli adolescenti sono il gruppo sociale meno amato del pianeta, anche Stranger Things li ha traditi: si è dimostrato pigro, non ha preso sul serio la loro attenzione, la loro ricerca di risposte. Che fine ha fatto quel personaggio, perché lo fai sparire così? Perché non ci sono i demogorgoni nella battaglia finale? Ve li siete scordati? Perché i migliori amici totali, che si sono amati, salvati, tormentati, adesso si fanno solo un sorriso cretino? Perché i dialoghi sono un cliché, mentre ci avevate promesso che il cliché erano solo i miei genitori? Perché non c’è niente di davvero emozionante? Perché non ci credo più? Non dirmi che è questa l’età adulta, Stranger Things.