il figlio

L'uomo che ci ostiniamo a cercare nella parte più profonda di noi stessi

Sandra Petrignani

Paolo Di Paolo torna a Piero Gobetti in un corpo a corpo nel libro appena uscito per Solferino "Un mondo nuovo tutti i giorni. Piero Gobetti, una vita al presente"

Aveva trent’anni Paolo Di Paolo quando nel 2013 inserì fra i protagonisti di un suo romanzo, "Mandami tanta vita" (Feltrinelli) la figura sfuggente e leggendaria di Piero Gobetti, sfuggente forse perché morto troppo presto per potergli attribuire un destino nella sua interezza. Ora torna all’intellettuale torinese in quello che definirei un vero e proprio corpo a corpo, sì un confronto diretto, nel libro appena uscito per Solferino "Un mondo nuovo tutti i giorni. Piero Gobetti, una vita al presente".

“Al presente” perché Di Paolo mette continuamente in relazione Gobetti con i tempi che viviamo adesso, e non perché ci siano molte similitudini fra questi nostri anni Venti e quelli di un secolo fa, ma perché oggi più che mai avremmo bisogno di Maestri, di indicazioni di percorso, di intellettuali che antepongano la necessità di interrogarsi e capire allo scontro fra fazioni opposte, e Piero Gobetti pur nella sua eterna giovinezza, molto ha da insegnare, persino più di ieri probabilmente.

Si capisce, leggendo il libro, quanta fascinazione dovette esercitare sull’autore venticinquenne un viaggio a Parigi sulle tracce del suo personaggio che si trasformò nella triangolazione fortunata dell’incontro con un altro suo eroe letterario, Antonio Tabucchi. E, guarda un po’, è proprio Tabucchi a convincerlo a perseguire il suo progetto. Di diventare scrittore, e di scrivere su Gobetti.

Ma cos’ha da dire a un ragazzo di oggi un eroe di altri tempi? A Paolo Di Paolo piace la sua intransigenza e la voglia e capacità di rischiare in prima persona. Gli piace la sua caparbia volontà morale di “conquistare allo spirito il mondo esterno, la società”. Gli piace quel suo attribuire alla rivoluzione un “carattere religioso”. Gli piace che un “fondatore di riviste. Editore. Teorizzatore e organizzatore politico. Critico letterario e teatrale. Studioso d’arte”, vorrebbe essere soprattutto uno scrittore, “una vocazione che lui stesso prova a sabotare”. E così Di Paolo, che evidentemente è attratto dalle contraddizioni e si riflette nelle giovanili incertezze di una personalità persino troppo ricca, prova ad approfondire. E mette a fuoco la qualità di Gobetti di essere “un impareggiabile ritrattista, quando cerca negli altri qualcosa del proprio carattere”. Quando scrive di altri come parlasse di se stesso: “seppe trovare la sua strada magicamente, nonostante la notte”.

Effettivamente basta una frase così a caratterizzare il dna di un vero scrittore o a farne, come diceva l’amico Eugenio Montale: “l’uomo che fu cercato invano da una generazione perduta, l’uomo che ci ostiniamo ancora a cercare nella parte più profonda di noi stessi”. Anche Di Paolo scrive questo suo libro per cercare Gobetti nella parte più profonda di sé. È per questo che si scrivono testi narrativi ispirati a personaggi realmente esistiti: non per ripercorrerne la biografia, ma per afferrare una voce che risuona dentro di noi impellente eppure indecifrabile, finché non ne scriviamo. Dice l’autore di questa vita al presente: “È difficile – ed è difficile perché è misterioso – spiegare perché una figura storica, e proprio quella, pianti le tende nel nostro immaginario. È un’interlocuzione silenziosa e durevole, un parlarsi da epoca a epoca”.

E quel che riusciamo a scriverne è tanto più interessante e contagioso, quanto più avevamo vero bisogno di quel misterioso, silenzioso affondo. Perché, afferma ancora l’autore, “invenzione viene da invenire, che è un ‘trovare’ dissotterrando”.

E non poteva dirlo meglio, parlando certamente della breve, luminosa vita di Gobetti e del perché è giusto che resti fra noi; ma soprattutto rivelando le segrete, convincenti ragioni del suo fare letteratura. Suo, di Paolo Di Paolo, e di un’invidiabile, motivatissima determinazione.

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