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Il figlio

A tutte le chat: aboliamo il cerchietto con la media dei voti 

Annalena Benini

La app del registro elettronico ci ha cambiato il cervello. Storia di una dipendenza da conversazioni tra genitori, da colloqui e da regali di pensionamento

Cari genitori delle chat di classe, pensavo di esserne fuori, ma mi sbagliavo. Quando mia figlia ha cambiato scuola, a settembre, nessuno mi ha espulso dalla chat di classe e io non l’ho abbandonata perché mi sembrava antipatico (la scritta “ha abbandonato” è molto brutale e comunque avrebbe avuto senso solo nei primi giorni di settembre. “Annalena Benini ha abbandonato” in dicembre,  o in aprile, suonava troppo come ammissione di spionaggio, quindi ho preferito mimetizzarmi: se sto ferma sono come una lucertola immobile nell’erba, basta che non arrivi un gatto e andrà tutto bene. Il gatto non è arrivato, nessuno mi ha puntato il dito contro urlando: cosa ci fai qui, come ti permetti?, e io ho continuato a ubriacarmi di chat che non sono la mia e di professori che non incontrerò mai più. Invece di volare libera e leggera verso altre chat, o verso nessuna chat, ho visualizzato cose di nessuna rilevanza e mi sono perfino indignata per certe riunioni a cui non ho alcun dovere, né diritto, di partecipare. La sindrome dell’arto mancante? Non lo so, so che ho visualizzato messaggi sui provvedimenti disciplinari, sul ricevimento docenti, e ho pensato di fare il regalo di pensionamento alla professoressa di Matematica che non ho mai conosciuto (un bel centrotavola) o di recuperare l’indirizzo email del professor Strambelloni (nome di fantasia) che non si trova più. Nessuno sa di questa mia perversione che non sono in grado di spiegare, e giuro che non ho nessuna mania di controllo, anche se a volte ho la tentazione di intervenire e gridare che il sequestro dei cellulari a diciott’anni è ridicolo (anche perché tutti consegnano il cellulare vecchio, spento, rotto), ma poiché a questo punto dell’anno scolastico festeggio almeno dieci anni di intensa vita da lettrice di chat di classe diverse, sovrapposte, litigiose o idilliache (quelle in cui ci si ringrazia continuamente, provocando un ingorgo di 347 messaggi), devo ammetterlo: non potrò più farne a meno. Continuerò a leggerle per sempre, spero che qualcuno me lo concederà anche quando i miei figli saranno diplomati. Chiederò di inserire il mio numero in qualche chat di sconosciuti, promettendo di non disturbare e di versare una quota per i regali di pensionamento.

 

Dalle chat, ma anche dalla mia vita, ho capito una cosa molto semplice: le app del registro elettronico ci hanno cambiato il cervello. Parlo per me, quindi parlo per i genitori, non parlo per i ragazzi (mia figlia sogna di scrivere nel tema sul bullismo: ma i bulli siete voi. E consegnarlo così, senza altre parole). 

 

Nella app del registro elettronico, quella su cui bisogna firmare tutti gli avvisi, prenotare i colloqui, leggere i voti, qual è la prima cosa che si legge? La media dei voti. Dentro un cerchio che cambia colore a seconda della gravità dell’insufficienza o della meraviglia dell’eccellenza, c’è un numero decimale che è la media aritmetica dei voti di tutte le materie. La prima cosa che vedi, la prima  che guardi, la prima che pensi. Mio figlio oggi è 6.2. Domani è 4.8. Lunedì potrebbe essere 5.7, con un po’ di fortuna. O se lo lego alla sedia a studiare Storia. 

 

Mi chiedo, e lo chiedo a tutte le chat riunite: che senso ha quella media fra tutte le materie? I ragazzi non sono mai la media aritmetica tra Filosofia e Scienze, con un pizzico di Educazione civica. Non dovremmo abolire quel cerchietto malefico, ansiogeno, inutile? Se siete interessati, apro una chat.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.