(foto di Carlos Lindner)

Il Figlio - La lettera

L'aria condizionata per non pensare a tutto il resto, il limite della salute mentale

 Maura Lombardi

"Se queste cose succedessero a me, alla mia città, e ci fossero persone in un altro paese che non ci credono o che dicono: è la guerra, e con questo hanno fatto, con questo sono a posto, come mi sentirei?"

Cara Annalena Benini, leggere il tuo pezzo sull’orrore ucraino è stato un pugno nello stomaco, ma mi ha fatto bene perché ci sono molte cose che ignoro e che forse hai ragione, non voglio saperle perché sono stanca. Mi sembra di avere raggiunto una misura troppo piena, come se non potessi sopportare di più, e invece so che non sto sopportando un bel niente in confronto alla popolazione ucraina, a quelle madri che scappano oppure non scappano, e poi non si tratta soltanto di loro ma di tutti e mi dico, dico a mio marito che il nostro dovere minimo è sapere quello che succede come forma di rispetto, se non di aiuto. Se queste cose succedessero a me, alla mia città, e ci fossero persone in un altro paese che non ci credono o che dicono: è la guerra, e con questo hanno fatto, con questo sono a posto, come mi sentirei? Di certo ancora più disperata e più sola.

 

Però perfino mio marito dice che non possiamo fare niente e che c’è un limite alle informazioni che possiamo incamerare nelle nostre case, non siamo giornalisti di guerra, non siamo in guerra e dobbiamo proteggere anche la nostra salute mentale. E’ strano parlare con le mie amiche e rendermi conto che sanno poco e niente, che sono scettiche su tutto perché così possono stare più tranquille. Si tappano le orecchie o si concentrano su un solo particolare, l’aria condizionata e il riscaldamento. Un caro saluto

Di più su questi argomenti: